Don Gabriele Foschi nuovo parroco a Bagno di Romagna e a Verghereto. L’accoglienza di un intero territorio

Il corteo con la banda cittadina e le confraternite. Il saluto al Palazzo del Capitano e la celebrazione presieduta dal vescovo Caiazzo: "Grazie per la tua disponibilità"

Basilica di Santa Maria Assunta, domenica 18 ottobre: l'abbraccio tra il vescovo di Cesena-Sarsina Antonio Giuseppe Caiazzo e il nuovo parroco don Gabriele Foschi

Una comunità ha accolto il nuovo parroco. Bagno di Romagna e Verghereto ieri pomeriggio in festa per l’ingresso di don Foschi come nuovo parroco di Santa Maria Assunta a Bagno di Romagna e di San Michele arcangelo a Verghereto.

L’accoglienza del paese termale

Don Foschi nel pomeriggio di ieri domenica 18 ottobre è stato accolto all’oratorio del Carmine, all’ingresso della cittadina, dalle autorità civili e militari e da numerosi cittadini, alla presenza della Confraternita di Maria Santissima del Buonconsiglio di Città di Castello e delle consorelle confraternite di Lugo e Savignano di Romagna. Il sindaco di Bagno di Romagna Enrico Spighi ha accolto don Gabriele insieme al priore delle confraternite, Carlo Liverani Morini.

È seguito il corteo con la Banda Santa Cecilia del Comune di Bagno di Romagna in testa, seguita dai circa 90 rappresentanti delle Confraternite, dai sacerdoti, dai bambini di Bagno di Romagna e di Verghereto che hanno ricevuto la prima Comunione e la Cresima. A seguire, i sindaci di Verghereto Simone Mercatelli, Enrico Spighi di Bagno di Romagna, Enrico Cangini di Sarsina, unitamente all’onorevole Alice Buonguerrieri originaria di Bagno di Romagna.

Il corteo ha attraversato la via principale del paese termale tra una moltitudine di persone, raggiungendo poi il Palazzo del Capitano dove ad attendere il nuovo parroco c’era il Capitano della Val di Bagno. Don Gabriele è stato omaggiato di un’ampolla di acqua termale che ha sorseggiato.

Il corteo ha poi accompagnato don Foschi fino alla basilica di Santa Maria Assunta in Bagno, con la banda, il gruppo storico con il Capitano e corte del paese, le confraternite, i bambini. Circa 600 le persone presenti in basilica, tra cui gli ospiti della casa di riposo “Camilla Spighi”. Al termine, il momento conviviale presso il Padiglione delle Fonti di Bagno, possibile grazie al contributo degli alberghi, dei ristoranti, delle attività commerciali, della comunità locale e della pro loco di Bagno di Romagna.

La Messa è stata presieduta dal vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo.

Il messaggio di gratitudine delle comunità parrocchiali

Fabio Bussi, a nome delle parrocchie di Bagno di Romagna e di Verghereto, ha rivolto parole di saluto e di ringraziamento. Al vescovo Antonio Giuseppe per “la sua attenzione e la sua cura manifestate nel dono prezioso del nostro nuovo parroco don Gabriele. Accogliamo don Gabriele grati per il ricco bagaglio di bene, di fede e di zelo pastorale che porta con sé dall’esperienza vissuta nelle diverse parrocchie, dove ha camminato e guidato i fedeli per molti anni”.

Il messaggi è proseguito con il grazie a don Alfio Rossi, parroco a Bagno di Romagna dal 1988 e di Verghereto dal 2004. “In questo giorno di festa, il nostro pensiero colmo di gratitudine va anche a chi lo ha preceduto alla guida delle varie parrocchie e ai sacerdoti che si sono succeduti. Caro don Alfio in questo giorno in cui passi il testimone, vogliamo dirti grazie. Lo facciamo con la semplicità e la sincerità che ci hai insegnato in questi anni. Se la nostra basilica splende oggi di nuova luce, lo dobbiamo alla tua lungimiranza e alla tua tenacia nel volerne e guidarne la ristrutturazione. Non hai visto in queste mura solo delle pietre, ma la casa viva della nostra fede e della nostra storia. Hai capito fin da subito che la bellezza che ci circonda è uno strumento per elevare l’anima e un’eredità da custodire per le generazioni future”.

Parole grate anche per i padri del Preziosissimo Sangue, “che con generosità e spirito di servizio si sono alternati per non farci mai mancare la celebrazione dei sacramenti e il sostegno spirituale”.

Un grazie speciale a don Marco Muratori, “per la pazienza, la costante disponibilità e l’amorevole cura con cui ha custodito e guidato le nostre comunità in questi mesi di transizione”.
Oggi – prosegue il messaggio di inizio celebrazione – “apriamo le porte e il cuore a don Gabriele con immensa gioia e con la totale disponibilità a collaborare, pronti a camminare al suo fianco per fare delle nostre parrocchie una famiglia sempre più unita, accogliente e missionaria. Vogliamo affidare fin da ora il ministero di don Gabriele alla speciale intercessione delle nostre due sante: a sant’Agnese e alla beata Giovanna, già custode del Miracolo Eucaristico del Sacro Corporale. Poniamo il tuo cammino sotto la potente protezione della Madonna del Sangue, patrona della Valle del Savio, perché lo custodisca sempre come madre premurosa”.

Il vescovo Caiazzo: “Il tuo sguardo per una piccola comunità”

“Quando si celebra un momento solenne come questo, soprattutto nelle comunità parrocchiali che sono limitrofi e che fanno corona alla città, anche se lontani, viene coinvolto l’intero territorio e viene coinvolta un’intera comunità qual è quella di Bagno di Romagna e Verghereto – le parole dell’arcivescovo Caiazzo in apertura dell’omelia -. È come se si avvertisse ancora di più questo senso di festa, di gioia, di comunione. È stata un’attesa che ha preparato le comunità a questo momento”.

La riflessione del vescovo è proseguita citando i personaggi delle Letture: “Sono due i personaggi che vengono citati tra la prima lettura e il brano del Vangelo: uno è un grande re che tutti abbiamo studiato, Ciro, e un altro è il grande imperatore Cesare, che nella Romagna in modo particolare ha lasciato storicamente il segno. La Parola di Dio fa riferimento a Gesù. L’imperatore Cesare e Isaia non hanno conosciuto Dio, entrambi non sono uomini che diremmo oggi vanno in chiesa, ascoltano la parola, pregano. Ma ognuno dei due è stato chiamato”.

A volte “anche noi – vescovo, sacerdoti, diaconi, consacrati, consacrate – corriamo il rischio di perdere di vista Colui che ci ha chiamati, costituiti, inviati, colui che ci ha chiesto di essere presenza di Dio in mezzo al popolo. Un pastore cammina con il popolo, sposa la storia di un popolo. Essere servi significa condividere la vita di un uomo: nessuno come il sacerdote è presente nei momenti di gioia come nei momenti di dolore. E nessuno come il sacerdote conosce l’animo umano in profondità per tutte le cose che ascolta sia nella confessione, nei dialoghi e nei colloqui che quotidianamente vive. Il sacerdote, diversamente da Ciro e da Cesare, è colui che è mandato da Dio ed è cosciente che è Dio che lo ha scelto e lo ha mandato”.

Questa storia “durerà nel tempo. Stiamo diminuendo sempre di più come sacerdoti, siamo sempre di meno – ha proseguito Caiazzo – ‘Non so che pesci prendere’, pensai. E quando dissi questo ai sacerdoti, ecco, uno dei primi che effettivamente venne da me è stato don Gabriele: ‘Eccellenza, io sono disponibile. A 68 anni mi metto in discussione’, mi disse. È una cosa bella perché significa che lo sguardo che tu hai nel servire la Chiesa non è necessariamente rimanere in quella comunità di Sant’Egidio, una delle più grandi che abbiamo in Diocesi sotto tanti aspetti, una anche delle più vivaci, ma è per una piccola comunità: le piccole comunità hanno bisogno di quell’attenzione necessaria e indispensabile per sperimentare l’amore di Dio, la presenza del Signore. Dio che non abbandona. Date a Cesare quel che è di Cesare; date a Dio quello che è di Dio. Servire il Signore significa anche mettersi a disposizione. Ogni volta che ti metti a servizio dell’uomo e lo servi senza nessun interesse personale o particolare, stai servendo Dio, anche se non lo sai. Questo è un servizio di cui abbiamo bisogno, soprattutto in questo tempo storico in cui sembra che siamo tutti smarriti e sperimentiamo anche un senso di impotenza. Questo tempo in cui vediamo quello che succede nel mondo: le guerre, le ingiustizie, il sangue versato innocente per i tanti torti che l’uomo sta subendo. Il Signore l’ha detto a Ciro e lo dice oggi: Tu mi appartieni. E se mi appartieni io non ti abbandono. Non abbandono l’umanità alla sua sorte. Non abbandono la Chiesa al suo destino: io sono Dio e sto in mezzo a te”.

Il vescovo ha concluso rivolgendosi alle parrocchie ora guidate da don Foschi: “Carissimi fratelli e sorelle delle due comunità che don Gabriele viene a servire, mi raccomando, sostenetelo: un prete ha bisogno dell’aiuto e di sentirsi incoraggiato, di avere una parola amica. ‘Don Gabriele, sto pregando per te; sto offrendo questo sacrificio per il tuo ministero’. E perdonarlo, anche. Affidiamoci alla preghiera della Madonna e ai nostri santi protettori. Chiediamo al Signore che ci aiuti a vivere nella quotidianità bene il nostro ministero, il nostro compito di amministratori, il nostro compito di fedeli, di operatori nelle diverse realtà della vita. Così sia“.