A Capannaguzzo il funerale di Glauco Prati. Una chiesa troppo piccola per un dolore così grande

Tantissima gente, questa mattina, alla Messa di esequie del ragazzo morto in moto martedì scorso. Padre Fulvio: "Credere significa ricordarci la nostra vera destinazione". Gli amici di sempre e i compagni di classe: "Era una persona speciale. Non lo dimenticheremo mai".

Padre Fulvio, missionario della Consolata, che ha presieduto l'Eucaristia, mentre incensa la salma di Glauco Prati, questa mattina, nella chiesa di Capannaguzzo
Padre Fulvio, missionario della Consolata, che ha presieduto l'Eucaristia, mentre incensa la salma di Glauco Prati, questa mattina, nella chiesa di Capannaguzzo

La domanda sul perché della tragedia è risuonata più volte, a partire dal cuore ferito della mamma Iara, del babbo Michele e delle sorelle Suami e Iasmin

A Capannaguzzo c’è una chiesa troppo piccola per il funerale di Glauco. La domanda è: perché?

Un dolore immenso e una chiesa troppo piccola. Quella di Capannaguzzo è troppo piccola per contenere quanti hanno deciso per un ultimo saluto a Glauco Prati deceduto martedì scorso, in un incidente stradale (cfr notizia al link poco più in basso). Ma lo è in particolare per poter accogliere il dolore e la sofferenza di chi si è dovuto staccare in maniera così repentina da un figlio, da un fratello, da un amico, da un compagno di scuola. La domanda, che la mamma ripete anche ad alta voce prima dell’inizio della celebrazione eucaristica di esequie, è tutto contenuto in una sola parola: perché. Perché questa morte, perché questa tragedia, perché in questo momento, a questo ragazzo, a questa famiglia, a questa comunità?

Chiesa gremitissima, questa mattina a Capannaguzzo, per i funerali di Glauco Prati. Tantissimi sono rimasti fuori

Se ieri non sapevo…

Le domande rimangono nell’aria. Scorrono sui volti rigati di lacrime dei tanti giovani che hanno deciso di esserci, per stare accanto ai familiari (in particolare il padre Michele, la mamma Iara, le sorelle Suami e Iasmin) in un momento così tremendo, così difficile da attraversare. Ci sono i familiari, i parenti, gli amici del paese, quelli della famiglia, i compagni di classe dell’Istituto tecnico per Geometri di Cesena, i professori. Sono tantissimi. Il canto di inizio, “Il Disegno”, eseguito dalla corale parrocchiale, cerca una spiegazione alle domande che inquietano tanti cuori. “Se ieri non sapevo, oggi ho incontrato te… tu mi salverai”.

Perché cercate tra i morti colui che è vivo

L’incontro con il Signore può fare intuire che una strada è possibile. Lo dice in avvio di celebrazione padre Fulvio Sala, superiore a Gambettola dei missionari della Consolata, che da anni nel paese fa le veci del parroco. “Ti accompagniamo in questo cammino – prova a trovare le parole il sacerdote – che stai percorrendo verso la patria celeste”. La prima lettura, dalla prima lettera di san Giovanni apostolo, parla di un grande amore dato dal Padre per essere chiamati figli di Dio. Il Salmo dice che se “il Signore è mia luce e mia salvezza” di chi si deve avere timore? neppure della morte, qualcuno pensa nell’assemblea dei fedeli, dentro e fuori la chiesa. Il brano del Vangelo secondo san Luca narra l’episodio della resurrezione di Cristo. “Perché cercate tra i morti colui che è vivo?”, sembra la stessa domanda rivolta anche oggi, dopo la tragica morte di Glauco.

Padre Fulvio: “Gesù c’è con la sua misteriosa presenza, qui con noi, nel dolore della madre, nel cuore spezzato del padre e delle sorelle”

Padre Fulvio dice che in certe occasioni “non è facile esprimere qualche pensiero. Qui ci troviamo come comunità parrocchiale e anche civile. Vedo tanti giovani presenti. Glauco ha terminato la sua Quaresima e sta andando verso la Pasqua”. Il sacerdote si rende conto che le parole rischiano di non arrivare al punto, “rischiano di essere come la mirra, che profuma il corpo, ma non cambia la sostanza della morte”. Il missionario si rende conto che è presente difficile da consolare. “Solo Dio può incassare un perché che rimane non risposto, non compiuto. Su Glauco si chiude la pietra del sepolcro, come si chiuse per Gesù. Dovremo tornare alla nostra vita di sempre”, con il carico di sofferenza per quanto accaduto. “Gesù Cristo ci apre uno spiraglio, anche se non ci spiega perché Glauco è morto, ma è qui accanto a Glauco, nel dolore della madre, nel cuore spezzato del padre e delle sorelle. Gesù c’è con la sua misteriosa presenza”.

Credere non significa consolarsi, ma ricordarci la nostra vera destinazione

Il sacerdote ricorda che il seme gettato a terra deve morire per portare frutto. “La fede ci spiega il destino, la vita eterna. Glauco ci precede, è andato avanti. Lo rivedremo. Credere non significa consolarsi, ma ricordarci la nostra vera destinazione. Cristo è risorto, nulla va perduto e l’amore non è mai sprecato. Siamo chiamati ad amare questi 20 anni trascorsi con Glauco. Tutti stiamo andando verso di lui. Andiamoci grati per il dono della sua breve vita”.

La sofferenza non si può trasformare in disperazione

Il brano del Vangelo, conclude il sacerdote, ci fa presente che anche Glauco risorgerà, come è risorto Cristo. Questo fatto “non toglie la sofferenza, che non si può trasformare nella nostra disperazione”.

I compagni di classe: “Ricordandoti, il peso del dolore di questi giorni è diventato più sopportabile”

Al termine della Messa, a nome dei compagni della V C Geometri è intervenuto Alessandro (foto qui sotto). “Ieri sera ci siamo trovati – dice, tra l’altro, un po’ leggendo e un po’ a braccio -. C’eravamo tutti. Ti abbiamo pensato come gigante buono. Passava nei nostri cuori il ricordo della tua bontà e disponibilità verso gli altri. Non litigavi mai con nessuno. Eri pacifico e sereno nelle relazioni fra compagni e amici. Abbiamo vissuto tante esperienze assieme e ti abbiamo voluto bene. Mentre ognuno di noi raccontava qualcosa, piano piano il peso del dolore che abbiamo provato in questi giorni è diventato più sopportabile. Eri con noi, ti abbiamo sentito, in un modo o in un altro. Non ti dimenticheremo mai e terremo viva la tua memoria”.

Un amico d’infanzia: “Abbiamo condiviso sogni e passioni. Un privilegio essere cresciuti assieme”

“Abbiamo perso una persona speciale – aggiunge un amico d’infanzia -. Glauco era sempre disponibile. È un privilegio essere cresciuti assieme a lui. Mi ricordo quando ci dicevamo spesso, nei nostri incontri: ancora dieci minuti… Abbiamo condiviso sogni e passioni. Era un’amicizia vera. Lui sapeva esserci nei momenti importanti. Tutto quello che abbiamo vissuto assieme rimane. Gli dobbiamo dire grazie. La sua famiglia non è sola. Noi ci siamo”. Poi, rivolto all’amico che non c’è più, conclude: “Ciao Glauco, non ti dimenticheremo mai”.