Rubicone
Gatteo, il cardinale Gambetti al “Don Ghinelli”: “Qui è possibile quantificare l’inquantificabile amore di Dio”
Il porporato ha presieduto oggi una Messa nel centenario della consacrazione della chiesa dell'Istituto
Cento anni per il santuario del “Don Ghinelli” di Gatteo, intitolato a Nostra Signora del Sacro Cuore.
Un secolo di fede e carità
Il centenario della consacrazione della chiesa dell’istituto che si è preso cura di tanti ragazzi svantaggiati e poi di disabili fisici e psichici, è stato celebrato questa mattina con una Messa, molto partecipata nonostante il grande caldo, nel cortile dell’istituto. A presiederla il cardinale Mauro Gambetti, già guardiano dei frati minori conventuali della vicina Longiano. Con lui all’altare vari sacerdoti e diaconi, tra cui il parroco di Gatteo don Marco Muratori, don Silvano Ridolfi, omaggiato nel 75esimo di sacerdozio, i preti del “Don Ghinelli” don Gabriele Mortin e don Selva Antony Cruz e il cerimoniere don Luca Baiardi. In prima fila il sindaco Roberto Pari e la comandante della Polizia locale Elena Pieri con altri agenti.

Manifestazioni concrete dell’amore di Dio
Nella sua omelia, il porporato ha ricordato “la testimonianza di don Luigi Ghinelli, detto “il buon prete di Romagna”, questo santuario che è stato fin dagli inizi centro di intensa vita spirituale e sorgente di numerosissime grazie, e l’Opera “don Guanella”, portata avanti attraverso l’Istituto”. Tutte realtà, ha aggiunto il cardinale, che “ci ricordano che, in qualche modo, è possibile quantificare l’inquantificabile amore di Dio per noi. Sono tutti segni reali, manifestazioni concrete dell’amore di Dio nel mondo e per il mondo, per ogni creatura, per ognuno di noi, perché chiunque crede abbia la vita eterna”.


No all’apparenza, sì all’essenziale
Per Gambetti “il punto nevralgico di questo luogo è questo: occorre smetterla con una teologia del peccato da cui derivano soltanto frustrazione, moralismo, rigidità, giudizi, e occorre smetterla con un’antropologia e una sociologia dell’immanenza, dell’estetica, dell’apparenza, da cui derivano il narcisismo, il perfezionismo, il salutismo, l’individualismo. Occorre rovesciare la mentalità, andando oltre e in profondità a ciò che è essenziale alla vita”. Da qui l’invito a ricercare “tempi, luoghi, volti, persone in cui possiamo incontrare Dio“, come nell’istituto “Don Ghinelli”: “Non una semplice opera assistenziale, ma uno spazio di condivisione, di vita familiare, di attività educative, di socialità, di fraternità cristiana. Un luogo dove la comunione ecclesiale si realizza intorno a quel motto che è stato centrale nella spiritualità di don Ghinelli: “Gesù solo”, un vero programma di vita, cioè appartenere interamente a Cristo e vivere ogni cosa per lui, perché vale la pena impegnarsi, crescere, lavorare, dedicarsi agli altri solo se si cerca il di più della salvezza, della pienezza di vita“.

Una mostra e un libro
Al termine della Celebrazione eucaristica, il cardinale Gambetti ha inaugurato una mostra che ha per titolo proprio il motto “Gesù solo”, con alcuni pannelli sulla vita di don Luigi Ghinelli (1848-1909) e sulla storia dell’Istituto. Nell’occasione, è stato presentato anche il libro sul centenario “Il futuro nel passato”. L’esposizione sarà visitabile fino al 14 giugno prossimo, data della celebrazioni delle cresime, alle 11, di alcuni ragazzi del “Don Ghinelli” con il vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo.

