Valle Savio
Il cinema a scuola. Don Filippo Cappelli in Valle Savio. “Il cortometraggio educa alla lentezza dello sguardo e alla profondità dell’attenzione”
Due mattine negli istituti di Mercato Saraceno, Sarsina e Ranchio. “I ragazzi hanno scoperto come il cinema non sia soltanto intrattenimento, ma uno strumento potente per leggere la realtà e comprendere meglio se stessi"
Si è concluso nei giorni scorsi il progetto educativo dal titolo “Adolescenza e relazioni interpersonali”, promosso dal Circolo Acli Valle Savio Aps e rivolto alle classi prime dell’Istituto comprensivo Valle Savio (Mercato Saraceno, Sarsina e Ranchio). Il progetto si è sviluppato nelle mattinate del 12 febbraio e del 5 marzo.
Con don Cappelli “un’interpretazione dei significati simbolici, esistenziali e relazionali”
L’iniziativa si inserisce nel percorso scolastico di educazione alla crescita personale, alla consapevolezza emotiva e alla costruzione di relazioni sane e rispettose.
Il progetto ha visto la visione guidata di cortometraggi presentati da don Filippo Cappelli, parroco a Budrio di Longiano, laureato al Dams di Bologna in cinematografia e arti figurative, con competenze in filosofia, psicologia e teologia. “La sua formazione interdisciplinare ha permesso di offrire ai ragazzi non solo una lettura tecnica delle opere, ma anche un’interpretazione profonda dei loro significati simbolici, esistenziali e relazionali”, fanno sapere gli insegnanti.
Durante i due incontri, don Filippo ha introdotto gli studenti alla grammatica del cinema: inquadrature, montaggio, ritmo narrativo, uso del silenzio, colonna sonora e simbolismo visivo. È stato spiegato come il cortometraggio, per la sua brevità, richieda una grande densità espressiva: ogni immagine è essenziale, ogni dettaglio è carico di significato.
Desideri, paure e speranze. “La magia del cinema rende visibile l’invisibile”
“A differenza del lungometraggio che sviluppa trame complesse e articolate nel tempo – ha spiegato il parroco di Budrio di Longiano – il cortometraggio concentra in pochi minuti un’esperienza intensa, capace di suscitare domande, emozioni e riflessioni profonde”. Così, sottolineano gli insegnanti, “i ragazzi hanno scoperto come il cinema non sia soltanto intrattenimento, ma uno strumento potente per leggere la realtà e comprendere meglio se stessi. La ‘magia del cinema’ consiste proprio nella capacità di rendere visibile l’invisibile: emozioni non dette, solitudini nascoste, desideri inespressi, paure e speranze che abitano il cuore umano”.
Amicizia, curiosità, disabilità, accettazione di sé. I cortometraggi e i messaggi
Le opere proposte, cortometraggi pluripremiati e di grande respiro internazionale (Bottle di Kirsten Lepore, Uova e La Pagella di Alessandro Celli, World Builder di Bruce Banit, Balance dei fratelli Lauenstein, Smile di Matteo Pianezzi, Day and Night di Teddy Newton, Stella di Gabriele Salvatores, Due piedi sinistri di Isabella Salvetti, Doll Face di Andrew Huang) hanno acceso gli animi e scaldato il cuore per i messaggi veicolati: l’amicizia, la curiosità verso l’altro, la capacità di costruire ponti anche quando le differenze sembrano invalicabili, la disabilità vista con leggerezza, l’accettazione di sé, il perdersi nell’altro per scoprirne le ricchezze e farle proprie, il sentirsi amati, visti e degni di fiducia nonostante le nostre cadute. Temi che hanno catturato l’attenzione degli studenti utilizzando poco dialogo o nessuna parola. “Il linguaggio è stato affidato ai gesti, agli sguardi, ai movimenti, ai colori, alla musica. Il silenzio diventa uno spazio capace di amplificare le emozioni e favorire l’ascolto interiore”.
In una società dominata da parole veloci, notifiche e rumori continui, “il cortometraggio educa alla lentezza dello sguardo e alla profondità dell’attenzione. Invita a osservare i dettagli, a cogliere ciò che normalmente sfugge, a lasciarsi interrogare dalle immagini”.
Gli studenti non si sono limitati a guardare, ma hanno osservato
“Bravissimi gli studenti che si sono lasciati coinvolgere da un’arte come quella del cortometraggio, spesso silenziosa, essenziale e poetica. Hanno accolto il tempo dell’ascolto e della riflessione, dimostrando maturità e apertura interiore – è stato il commento dei professori. – Non si sono limitati a guardare, ma hanno osservato: non si sono accontentati di comprendere la trama, ma hanno cercato il significato più profondo delle immagini e dei simboli. Hanno saputo argomentare le proprie opinioni, dedurre collegamenti con la realtà quotidiana, formulare ipotesi interpretative e proporre conclusioni articolate, dando vita a un dialogo autentico e partecipato con il moderatore”.
L’ascolto e il rispetto, per costruire insieme un pensiero condiviso
In questo confronto “è emersa la capacità di ascoltarsi reciprocamente, di rispettare punti di vista differenti e di costruire insieme un pensiero condiviso – concludono gli insegnanti -. Un segnale importante di crescita, che testimonia come il linguaggio del cinema, se guidato e valorizzato, può diventare palestra di cittadinanza attiva, consapevolezza emotiva e responsabilità relazionale”.


