Lettere
Il Lugaresi scrive al direttore: “Narrazione parziale”
La risposta: "Non abbiamo retropensieri. Venga a trovarci in redazione. Leggiamo la realtà alla luce dell'esperienza cristiana"
Don Antonio Teodoro Lucente, a Roma direttore generale Engim, invia una lettera dopo l’articolo apparso su questo sito a firma di Francesca Siroli
L’accusa: narrazione parziale
Caro direttore, in merito all’articolo apparso sul sito del Corriere Cesenate del 12 luglio 2025 (cfr il link qui sotto, ndr) a firma di Francesca Siroli, dal titolo “Si apre un nuovo capitolo per il gruppo scout Agesci”, sentiamo il dovere di prendere parola per contrastare una narrazione parziale, disinformata e ingenerosa nei confronti di una realtà educativa che da oltre ottant’anni è casa, presidio, comunità, campus formativo: l’Istituto Lugaresi.
Ancora una volta, come tristemente accade ogni qualvolta la vostra testata parla del Lugaresi, la ricostruzione proposta è priva di evidenze oggettive, fondata su interpretazioni distorte, su dichiarazioni unilaterali, e totalmente scollegata dal quadro reale. Vi riesce difficile fare bene il bene.
Comunicare non è atto neutro
Comunicare non è mai un atto neutro. Ogni parola pubblica – ogni titolo, ogni riga, ogni silenzio – educa o diseduca, costruisce o disgrega. Fare bene il bene nella comunicazione significa assumersi la responsabilità non solo di “parlare del bene”, ma di parlarne bene, cioè con verità, giustizia e rispetto.
Per questo: dire il vero non è solo non mentire. È avere il coraggio di cercare la verità intera, anche quando è scomoda, anche quando non fa notizia. Verificarlo è un dovere professionale e morale: ascoltare più fonti, confrontare i fatti, evitare le scorciatoie delle mezze frasi e delle comode semplificazioni. Sostanziarlo vuol dire radicare ogni parola in fatti, documenti, testimonianze. Perché la verità non si inventa, si accerta.
Ogni comunicazione che ignora questi passaggi non fa bene il bene: lo tradisce, lo banalizza, lo usa per altri fini. Chi racconta la realtà senza responsabilità, non informa: deforma. Chi usa la parola per colpire, non fa giornalismo: fa propaganda per qualcuno. Chi cancella la memoria viva di luoghi e persone non fa cronaca: fa oblio. Fare bene il bene è un atto di giustizia. E oggi più che mai è urgente una comunicazione capace di onorare le storie, non di manipolarle.
Siamo stanchi di un racconto che dissocia il presente dalla verità e che trasforma un cambio di sede legittimo, comprensibile e accompagnato pastoralmente in un atto di accusa contro una delle poche istituzioni educative radicate, inclusive e strutturate del nostro territorio.
La verità va detta: il Lugaresi non ha mai chiuso le porte allo scoutismo. Ha garantito spazi, accoglienza, ascolto. Ha accompagnato generazioni di capi, clan, noviziati, lupetti. Lo ha fatto senza clamore, ma con coerenza. Lo dimostrano le tracce lasciate, gli investimenti educativi, i progetti condivisi. Lo ha fatto con uno spirito di servizio che non meritava certo questa ingratitudine.
La stessa Agesci – a livello di Zona – ha smentito questa narrazione. Il trasferimento del gruppo scout Cesena 1 all’Osservanza non è stato un “abbandono forzato”, né tantomeno una fuga da una presunta ostilità. È una scelta nuova, maturata con serenità, frutto di una relazione pastorale tra il gruppo, la Zona, il vescovo e la parrocchia ospitante. Una scelta che se autentica e serena non ha bisogno di trovare un colpevole per legittimarsi.
Ne perdantur
Chi ha scritto l’articolo avrebbe fatto bene a verificare, ascoltare tutte le parti, e soprattutto usare prudenza e rispetto verso chi ha custodito lo scoutismo quando era più facile lasciarlo andare. Non ci stupisce questa deriva comunicativa: è la cifra abituale di chi racconta solo ciò che serve al proprio schema. Noi, invece, non abbiamo bisogno di ribattere con livore. Abbiamo un solo grido, oggi come ieri: ne perdantur. Non si perda la verità. Non si perda il rispetto. Non si perda l’educazione. Soprattutto, non si perdano quei luoghi che, per davvero, continuano a formare persone. Giovani lavoratori che valgono più di tutto l’oro della terra.
Istituto Lugaresi. Una comunità educativa. Una casa vera. Anche per chi oggi finge di dimenticarlo.
Don Antonio Teodoro Lucente csj
La risposta del direttore
Caro don Antonio, pubblico in maniera integrale la sua lettera. Tralascio, per carità cristiana, quanto mi ha scritto nell’email che la accompagnava. Per chi ci segue credo siano sufficienti le argomentazioni che lei porta in questo suo scritto con il quale ha deciso di impartirci una lezione su come si dovrebbe fare buon giornalismo.
I nostri migliori giudici sono i lettori
I lettori sono i migliori giudici del nostro lavoro. Ogni giorno ci mettiamo firma e faccia. In ogni momento della giornata, 24 ore su 24. Le facciamo tutte giuste? Impossibile anche per i migliori, quindi si figuri per noi. Di un fatto può stare certo. Lei mi tira fuori “ogni qualvolta la vostra testata parla del Lugaresi”, come se noi qui avessimo un dossier sull’Istituto, come se noi facessimo apposta a scrivere non so cosa e non so perché su tale argomento. Nulla di tutto questo accade qua. E, se vuole, può venire in redazione a chiedere. I più, quando vengono da noi, stagisti compresi, rimangono sbalorditi per la libertà con la quale lavoriamo, sia sull’edizione cartacea, sia su quella online.
Non abbiamo retropensieri
Come direttore sono responsabile di tutto quello che viene pubblicato sulle nostre tre edizioni di Cesena, Faenza e Ravenna. Responsabile di tutta la produzione: degli scritti, delle foto, dei video, in Rete e sul giornale di carta. Le assicuro che qui non abbiamo mai avuto retropensieri. Come non li abbiamo avuti in questo caso, né per favorire la Diocesi né gli scout. Abbiamo dato voce a un disagio diffuso e ora diamo voce a lei, come si fa quando si va in cerca della verità dei fatti e si tenta di mettere in campo buon giornalismo.
La comunione ecclesiale
Lavoriamo in autonomia, cercando di leggere la realtà, tutta la realtà, alla luce dell’esperienza cristiana, con un’attenzione particolare alle persone. Abbiamo la nostra linea editoriale che nessuno ci detta né ci impone. Ci sentiamo in comunione con la Chiesa della nostra Diocesi e con i vescovi che l’hanno guidata e la guidano. Per il sottoscritto significa da monsignor Lino Garavaglia fino all’arcivescovo Caiazzo, passando per il vescovo Antonio Lanfranchi e il suo successore Douglas Regattieri, fino ai presuli che mi hanno confermato alla guida di tre giornali diocesani assieme dal 2021. Oltre a monsignor Regattieri, l’arcivescovo Lorenzo Ghizzoni di Ravenna e il vescovo Mario Toso di Faenza.
Diamo voce a tutti
Per il resto, cerchiamo di parlare del territorio, di quanto vi accade, e delle nostre comunità, associazioni e movimenti cattolici compresi. E ogni volta cerchiamo di dare voce a tutti, come a lei in questo caso. Non censuriamo mai nulla e nessuno. Tentiamo di dare ragione di quel che facciamo. Ma mi creda, qui non ci sono scopi di altro genere o altri obiettivi da perseguire. Per rendersene conto, venga a trovarci in redazione. La aspettiamo.
Francesco Zanotti
zanotti@corrierecesenate.it