Il messaggio di Pasqua dell’arcivescovo Caiazzo: “La risurrezione di Cristo ci conferma che la speranza non muore”

"Troppi i conflitti che insanguinano tanti territori e interi Stati", scrive il presule

Nella foto d'archivio, il vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo
L'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo (foto: Sandra e Urbano fotografi, Cesena)

Pubblichiamo di seguito il messaggio che il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, ha scritto per la solennità di Pasqua, domenica 5 aprile prossimo. Il testo sarà pubblicato anche sull’edizione cartacea del nostro giornale, in edicola da giovedì 2 aprile.

Ecco il testo.

Carissimi, nella quinta Domenica di Quaresima abbiamo sentito il grido forte e prodigioso di Gesù di fronte alla tomba dell’amico: «Lazzaro! Vieni fuori», che ci rimanda alla sua risurrezione che celebreremo la notte di Pasqua.

È un grido, quello di Gesù, che risuona da un confine all’altro della terra davanti alle tante, troppe tombe erette a causa di ingiustizie, conflitti, determinati a sacrificare la vita di persone (dai piccoli agli anziani), nell’abominevole certezza di risolvere il problema della convivenza umana attraverso lo sterminio di altri popoli.

Troppi sono i conflitti che oggi, e non da oggi, insanguinano vasti territori, interi stati.

A quelli ormai di collaudata memoria, si sono aggiunte nelle ultime settimane le devastazioni di centri abitati e le inevitabili morti di civili in Iran e in Libano. Situazione tragica che potrebbe coinvolgere anche noi europei, minaccia già avanzata da uno dei contendenti.

Respiriamo un clima di violenza e di sopraffazione. Milioni di morti su tutta la terra a causa delle guerre! Milioni di mamme, papà, fratelli e sorelle che piangono per la morte dei loro congiunti. Ma nessuno presta orecchio e cuore al loro grido disperato, nessuno si prodiga per asciugare le lacrime, per sanare le ferite.

Insieme a Papa Leone XIV, ai Vescovi italiani, continuiamo ad unirci in un unico abbraccio, trovando rifugio e speranza nella comune preghiera, ma anche in iniziative e riflessioni capaci di smuovere le coscienze di tutti e in particolare di quanti hanno l’arroganza di decidere in modo arbitrario e inumano sul destino dell’umanità.

In questo clima celebriamo la Pasqua di Gesù! Il grido rivolto a Lazzaro è rivolto a quanti sono chiusi nelle loro certezze e sicurezze economiche, nella loro presunzione di onnipotenza, ma anche a noi tutti: “Vieni fuori!”.

Come ci ricorda Leone XIV, «Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone, vittime inermi di questi conflitti… ciò che li ferisce, ferisce l’intera umanità… la morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio».

La Pasqua di Gesù ci conferma che la speranza non muore.

Ma questa certezza non proviene né dalla Chiesa né dalle prediche o dai bei discorsi: viene sempre e solo da Dio. Quindi è Dio che ci chiede di essere testimoni, presenti e coinvolti in un impegno comune che, attraverso gesti di aiuto e prossimità, generi solidarietà, generosità che dilaghi a cerchi concentrici.

Il grido di Gesù a Lazzaro, di venire fuori dalla tomba, è il grido della vittoria della vita sulla morte. È quanto celebreremo la notte di Pasqua attraverso la solenne Veglia che, anche nel rito e nei gesti, ci dice che in Cristo morto e risorto passiamo dalle tenebre alla luce, dalla schiavitù alla liberazione, dalla morte alla vita.

La Pasqua di Gesù ci dice che questo è il tempo in cui dobbiamo imparare a respirare libertà e verità da donare agli altri. È questo il senso di una fede adulta che ci fa ritornare bambini per sentirci figli del Padre, bisognosi di essere guidati e sostenuti, lasciandoci correggere. È esattamente il volto del Padre che Gesù ci ha rivelato.

Nell’anno giubilare francescano (celebriamo gli 800 anni della Pasqua di Francesco), il cardinale Dominique Mathieu, Arcivescovo di Teheran-Ispahan dei Latini (Iran), nella celebrazione presieduta in Basilica ad Assisi, in occasione della venerazione delle spoglie mortali di san Francesco, ha detto di lui: «L’uomo di pace per eccellenza, la cui vita ci insegna che questa pace non è solo una promessa dell’aldilà, ma è una realtà da vivere, da donare e da ritrovare quaggiù, fino alla soglia della morte, vista come una sorella amatissima. Fratelli e sorelle, esploriamo insieme questa pace nel cuore della nostra fede. L’espressione riposare in pace affonda le sue radici nella liturgia cristiana per i defunti… San Francesco ci rivela che la pace è vissuta nella povertà evangelica, donata nella missione riconciliatrice, ritrovata nella risurrezione promessa dal Figlio che lavora con il Padre. Le sue reliquie ad Assisi, luogo di memoria vivente, ci proiettino verso quel Regno. Andiamo dunque, portatori di pace, ad annunciare: Pace a questa casa».

Carissimi, per noi credenti in particolare, la Pasqua è veramente l’unica luce nel buio della vita, nella paura che a volte diventa irrazionalmente contagiosa. È la sola certezza in cui la nostra gioia di vita trova la sua fonte e il suo vertice. Davanti alla sofferenza del momento presente, la Pasqua ci ricorda che siamo immersi nel mistero della vita che è pienezza di amore per cui è generativa. È una sorgente d’acqua zampillante, alimentata continuamente, senza alcuna possibilità che si prosciughi. Anche quando sperimentiamo l’impotenza e veniamo assaliti, a causa dei fallimenti, dal dubbio che ci fa precipitare nel buio più profondo, sentiamo i profumi della primavera vicina, rigogliosa nella bellezza dei suoi colori. Non è un caso che la risurrezione di Gesù venga celebrata proprio nel cuore di questa stagione che si riveste di vita.

Auguro a tutti voi, carissimi, e all’umanità intera, che ancora una volta la Pasqua di Cristo, attraverso la sua risurrezione, diventi occasione propizia per sentirci salvati dagli orrori da noi stessi compiuti. Questo è per noi il seme di speranza che ci fa guardare con positività al futuro. Vi abbraccio e benedico tutti. Santa Pasqua.

don Pino, arcivescovo – vescovo di Cesena-Sarsina