Il vescovo a tu per tu con i giornalisti: “Per la Chiesa è finito il tempo di suonare le campane. Ora suonare i campanelli”

Monsignor Caizzo ha risposto a varie sollecitazioni. Sui preti social, "non lasciarsi travolgere dall'onda mediatica". Sull'accorpamento delle diocesi, "si faranno, ma non sappiamo quando". E sulla nuova mensa della Caritas dice: "sarà quella della fraternità, non dei poveri"

Il vescovo Caiazzo e i giornalisti (foto: Pier Giorgio Marini)

I preti sui social, l’accorpamento delle diocesi e la nuova mensa Caritas. Sono alcuni dei temi trattati dal vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, rispondendo alle domande dei giornalisti, durante l’incontro che si è tenuto nella tarda mattinata di oggi in curia, in occasione della festa di san Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (vedi notizia al link sotto).

Vescovo con il sorriso

Sono contento di essere prete e vescovo – ha risposto monsignor Caiazzo a chi gli ha chiesto se si divertisse svolgendo il suo ministero, spesso con il sorriso -. Se un prete o un vescovo è contento, allora riesce a comunicare anche agli altri che nella vita è necessario, al di là di quelli che sono i momenti difficili, mostrare un volto felice“. Poi il ricordo degli inizi da parroco, per oltre trent’anni, in periferia a Crotone: “All’inizio non avevo neanche una chiesa, ma lo scantinato di un palazzo. Per intercettare la gente ho iniziato a celebrare sui marciapiedi. Dopo cinque anni non avevo ancora nessuno al catechismo, poi piano piano, abbiamo costruito la chiesa e le opere parrocchiali. Quella zona è diventata la più popolosa della diocesi, una parrocchia di oltre 18mila abitanti, con oltre 800 ragazzi al catechismo. Per questo, anche oggi, mi piace parlare con i ragazzi. Quando li vedo a Messa mi rivolgo direttamente a loro perché ho imparato che se mi capiscono i ragazzi, mi capiscono anche gli adulti. Spesso, in base all’assemblea, cambio il registro“.

Preti e social, “c’è bisogno di un po’ di attenzione”

Altro tema affrontato, la Chiesa e i mezzi di comunicazione digitale con un focus sui preti attivi sui social. “Non ci sono delle linee guida – ha precisato il vescovo -. C’è l’insegnamento etico e morale della Chiesa che è valido anche in questo ambito”, caratterizzato da luci e ombre. Di positivo, “il periodo della pandemia ci ha costretti a scoprire la bellezza di comunicare servendoci dei mezzi digitali”. Anche le catechesi d’Avvento dello stesso presule dal santuario di Martorano “sono state seguite in presenza e in diretta streaming sul sito del Corriere Cesenate da migliaia di persone”. Poi il vescovo stesso ha ricordato che è solito mandare a molti, tra cui gli amministratori locali, una riflessione e una benedizione tramite Whatsapp per raggiungere tutti e “se non vedono il mio messaggio molti si preoccupano”. Però c’è modo e modo di utilizzare i social. “Ci sono alcuni preti che non li sanno usare e comunicano in un modo assurdo – ha rilevato monsignor Caiazzo -. Bisogna saper comunicare bene sui social. Ho ripreso più volte alcuni sacerdoti che sono intervenuti sui social in modo inopportuno. C’è bisogno di un po’ di attenzione perché anche noi possiamo correre il rischio di lasciarci travolgere dall’onda mediatica che non sappiamo poi dove va a sfociare”.

Nel mondo, “molta religiosità ma poca fede”. L’invito a “smettere di contarci”

Si è poi parlato di post-cristianesimo, o meglio di “post-scristianizzazione”. “I vescovi – ha confermato monsignor Caiazzo – sono i primi a esserne consapevoli. Nel mondo c’è molta religiosità ma poca fede. Essere religiosi non significa avere fede. San Giovanni Paolo II ci ha aiutato in questa discussione, soprattutto attraverso l’enciclica Fides et Ratio, ricordandoci che fede e ragione sono le due ali attraverso le quali bisogna prendere il volo. Una fede staccata dalla ragione sfocia nel fideismo. È finito il tempo di suonare le campane. Questo è il tempo di suonare i campanelli. Con una pastorale di conservazione ci accontentiamo di celebrare la Messa e i Sacramenti, ma questo non aiuta”. Per il vescovo allora è importante l’incontro con le persone: “Invito sempre i cresimati a venire a cena nel Palazzo vescovile – ha rivelato – e lì mi metto a disposizione e rispondo a ogni loro curiosità”. Bisogna prendere coscienza della necessità di una “nuova evangelizzazione”, perché “l’Europa cristiana non esiste più”. Anzi, “da quando esiste il Cristianesimo, non ci sono mai stati tanti cristiani perseguitati come oggi, circa 500 milioni”. Per esempio, anche i grandi media non ne parlano, “in Nigeria ci sono migliaia di persone deportate. I bambini vengono rapiti dalle scuole, costretti a rinunciare alla loro fede e indottrinati in un altro modo”. Per il vescovo “sul sangue dei martiri la Chiesa è sempre risuscitata“, quindi il tempo attuale “è fecondo per il rinnovamento”. Da qui l’invito a “smettere di contarci”, di fronte ad assemblee sempre più anziane e a “generazioni che si vedono solo in occasioni dei sacramenti dei figli”. La soluzione non è nell’essere più o meno tradizionalisti o progressisti: “Ci sono preti che danno la vita. L’importante è non tradire il Vangelo“.

“La Cattedrale è già del vescovo”

Sulla più stretta attualità a livello locale, il vescovo è stato interpellato in merito alla Cattedrale di Cesena che non sarà più parrocchia e al ventilato accorpamento della diocesi di Forlì-Bertinoro con quella di Cesena-Sarsina. “La Cattedrale – ha sottolineato monsignor Caiazzo – non diventa ora del vescovo, ma è già del vescovo. Indipendentemente se è il parrocchia o meno, è la chiesa madre di tutta la diocesi e lì si svolgono le funzioni più importanti”. In merito alla decisione, presa dal predecessore Douglas Regattieri, bisogna tenere conto che “la Cattedrale non dispone di opere parrocchiale, mentre a 200 metri c’è la grande chiesa dei Servi con spazi già utilizzati in questo modo e che saranno valorizzati ulteriormente”.

Diocesi insieme, “non si torna indietro”. Faenza cartina al tornasole

Sugli accorpamenti, “papa Leone, incontrando i vescovi ad Assisi (il 20 novembre scorso, ndr) è stato chiaro: a 75 si danno le dimissioni e sulle unioni di diocesi non si torna indietro“. In Romagna, ha proseguito monsignor Caiazzo, la collaborazione già non manca: “Sono stati avviati degli incontri a livello interdiocesano, coordinati dall’arcivescovo metropolita di Ravenna che coinvolgono le cinque diocesi del territorio (Imola, Faenza, Ravenna, Forlì-Bertinoro e Cesena-Sarsina, ndr) e gli uffici di curia di tutte le diocesi coinvolte si stanno incontrando a Faenza”. Un accorpamento quindi “ci sarà, ma non sappiamo quando”. La cartina al tornasole sarà il nuovo vescovo che succederà a Faenza: “Se sarà nominato il vescovo di Imola, sarà così anche per Forlì con Cesena. Se questo non avverrà, vorrà dire che il passaggio sarà rimandato”.

“Buttare un pugno di farina è facile, poi raccoglierla è più difficile”

Monsignor Caiazzo è stato interpellato anche in merito alle presunte ingerenze del cardinale Matteo Zuppi sul referendum sulla Giustizia, occasione per tornare a parlare di sano giornalismo. Per il presule, il presidente Cei “riceve spesso attacchi su questioni nelle quali non c’entra, o su affermazione che lui non ha detto nei termini in cui sono state riportate. Buttare un pugno di farina è facile, poi raccoglierla è più difficile“. Da qui un invito ad “attingere sempre alle fonti”.

La mensa della carità

Ultimo tema, la nuova mensa della Caritas diocesana nei locali della parrocchia di San Bartolo, che il vescovo vorrebbe “bella” come quella inaugurata alla presenza di papa Francesco a Matera, nella sua precedente diocesi. “Non sarà solo una mensa – ha precisato – ma avremo anche la dispensa a uso delle parrocchie, al momento a Diegaro, gli uffici, le docce, il vestiario e tutto quello che serve”. Il “progetto di massima” è già pronto. Ora “i locali parrocchiali devono passare alla diocesi per poter accedere ai contributi e preparare un progetto esecutivo”. Il percorso è appena partito, ma la direzione è già stata tracciata: “Sarà la mensa della fraternità, non dei poveri”.

Il vescovo in posa con i giornalisti (foto: Sandra e Urbano fotografi, Cesena)