Il vescovo Antonio Giuseppe ai politici: “La Chiesa stima degno di lode il vostro impegno”

Tanta gente ieri sera all'incontro proposto da monsignor Caiazzo a quanti sono impegnati nell'ambito sociale e politico. Il richiamo a porsi, sull'esempio di Tommaso Moro, a servizio dei più deboli, della famiglia e dei giovani

Nella foto, il colpo d'occhio della sala gremita ieri sera in seminario per l'incontro del vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, con quanti sono impegnati in ambito sociale e politico
Nella foto, il colpo d'occhio della sala gremita ieri sera in seminario per l'incontro del vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, con quanti sono impegnati in ambito sociale e politico

L’impegno preso è quello di trovarsi ancora, almeno due o tre volte l’anno, per ragionare assieme su questioni concrete

Tanti sindaci e amministratori ieri sera in seminario

Diverse decine di persone ieri sera in seminario, a Cesena, all’incontro promosso dall’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, vescovo di Cesena-Sarsina, a quanti sono impegnati in ambito sociale e politico. Tra le numerose presenze, quella del sindaco di Cesena Enzo Lattuca e dei colleghi primi cittadini Enrico Cangini (Sarsina) Enrico Spighi (Bagno di Romagna) Mauro Graziano (Longiano), degli ex sindaci di Cesenatico Damiano Zoffoli e Roberto Buda, degli assessori cesenati Carmelina Labruzzo, Camillo Acerbi ed Elena Baredi, del segretario generale della Cisl Romagna Francesco Marinelli, della vicesindaca di Cesenatico Lorena Fantozzi.

L’auspicio del vescovo un nuovo e forte patto sociale

Di seguito pubblichiamo il testo preparato dall’arcivescovo Caiazzo che nel suo intervento ha utilizzato diversi spunti dalla sua lettera pastorale dal titolo “L’amore di Cristo ci possiede”, pubblicata nel settembre scorso, in avvio dell’anno pastorale 2025-2026, il primo del suo vescovo di Cesena-Sarsina. Accanto al presule, Marco Castagnoli, direttore della Commissione diocesana Gaudium et spes che si occupa delle questioni sociali. Al termine della serata è stato preso l’impegno di ritrovarsi e di farlo almeno due o tre volte l’anno, affrontando temi concreti sui quali ricercare soluzioni comuni.

Di seguito il testo del vescovo nel quale invoca “un nuovo e forte patto sociale e il superamento di logiche di competizione”.

Degna di lode e considerazione l’opera di coloro che si dedicano al bene della cosa pubblica

«La Chiesa – dice il Concilio Vaticano II – stima degna di lode e di considerazione l’opera di coloro che, per servire gli uomini, si dedicano al bene della cosa pubblica e assumono il peso delle relative responsabilità» (GS 75). “Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto, e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore” (GS 1).

Tutti rischiamo di soccombere alla cultura dominante

Queste parole mi sono propizie per rivolgermi a voi, che, nel rispetto del ruolo che svolgete, agite per il bene del nostro territorio e della nostra gente. Risuonano molto attuali le parole di Benedetto XVI quando diceva nel 2010 che alla crisi di fede si accompagna una crisi morale. Tutti rischiamo di soccombere alla «pressione esercitata dalla cultura dominante, che presenta con insistenza uno stile di vita fondato sulla legge del più forte, sul guadagno facile e allettante».

Crisi generale del vecchio continente

Sintetizzo il pensiero di Benedetto XVI in questi termini: crisi di fede e di morale che dobbiamo inquadrarla in una crisi più generale che sta vivendo il vecchio Continente: è scristianizzato, frammentato, in balia di flussi d’immagini sempre nuove che impediscono la riflessione e la vera comunione fra le persone.

Il bene comune

La cultura dell’odio e individualista, condannata da papa Francesco è esattamente il contrario della cultura cristiana. Gesù, mentre si rivela nello spezzare il pane, chiama i discepoli ad essere carità: “Date loro voi stessi da mangiare”. Parla al plurale: il bene è comune, per tutti, nessuno escluso. Gesù non rimanda indietro nessuno. Questa è stata la tentazione dei discepoli: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta», dice: «Voi stessi date loro da mangiare».

Il vescovo Caiazzo parla ai politici (foto: Mv)

Uno dei momenti più drammatici della storia recente

Se allarghiamo lo sguardo oltre i ristretti confini, ci accorgiamo – noi e la maggior parte della nostra generazione – che stiamo vivendo uno dei momenti più drammatici e tristi della storia recente: dalla pandemia alle guerre che insanguinano il pianeta e che ogni giorno minano la pace, dalle invasioni di terre altrui e devastazione di interi territori alle deportazioni di migliaia di bambini, dalla desertificazione e alluvioni di intere nazioni alle dittature e lotte di religione. 

Chiamati ad allargare gli spazi. Siamo tutti sulla stessa barca

Siamo chiamati ad «allargare gli spazi delle nostre tende” per non correre l’uno contro l’altro. Tutti sappiamo che non si tratta solo di sanare le relazioni tra i diversi popoli che abitano la terra, ma anche di curare ferite ataviche del cuore umano che ostacolano la pace e la riconciliazione. Siamo chiamati a renderci conto, come sollecitava papa Francesco durante la pandemia, che «ci troviamo sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca ci siamo tutti». 

Camminiamo insieme

Siamo coscienti che, come Chiesa, camminiamo insieme a voi, in mezzo a queste divisioni, in un processo di discernimento sinodale, che sta mettendo in discussione quale sia la nostra missione oggi, inalterata nei suoi tratti distintivi che si sostanziano in spirito di comunione e di partecipazione. D’altronde, la missione della Chiesa, fin dal suo nascere, è realizzare la sua vocazione: essere sempre e dovunque un luogo fraterno di inclusione radicale, di appartenenza condivisa e di profonda ospitalità, alla luce di quanto dice il Signore attraverso il profeta Isaia: «Allarga lo spazio della tua tenda, stendi i teli della tua dimora senza risparmio» (cf. Is 54, 2).

Con la guerra tutto è perduto

In questo tempo ritorna il monito di san Giovanni Paolo II che gridava: “con la guerra tutto e perduto”! Ma che trovano nelle Parole di Papa Francesco la sconfitta dell’umanità: “nella guerra, anche i vincitori ne escono sconfitti”. Da qui, oggi nasce questo nostro comune impegno! Impegno che ci permette, per dirla con Don Tonino Bello, di fare percorsi di “convivialità delle differenze” per sviluppare, “in sinergia con gli altri attori sociali del territorio, dialogo e cooperazione con le istituzioni pubbliche per promuovere la riqualificazione degli spazi della vita pubblica e “organizzare” una solidarietà capace di incontrare le nuove povertà, di costruire reticoli di integrazione culturale, di trasformare le criticità in occasioni di promozione dell’uomo, ristabilendo il principio della partecipazione di tutti alla costruzione di una città aperta, dialogante ed educante”.

In tanti alla serata di ieri in seminario

Tenere insieme tre principi

Impegno che consentirà alle eccellenze presenti nel territorio provinciale e regionale di continuare a produrre economia guardando ai lavoratori e al contesto tutto, in un clima di collaborazione tra imprenditori, istituzioni e abitanti. La Chiesa insegna che bisogna tenere insieme i tre principi che stanno alla base di ogni ordine sociale: lo scambio di equivalenti; la redistribuzione; la reciprocità. In questo modo si potrà intervenire non solo sul piano culturale, ma anche su quello propriamente istituzionale. Sono prerogative indispensabili affinché il principio di fraternità trovi la sua giusta collocazione nell’ordinaria vita economica. Sappiamo che purtroppo non sempre è stato così. Risuonano attuali le parole di don Lorenzo Milani, l’indimenticabile parroco della piccola comunità di sant’Andrea di Barbiana, quando diceva: “Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.

Grazie per le politiche di inclusione

Grazie, carissimi, per la vostra presenza attiva e costante sul territorio; grazie per le politiche di inclusione nelle quali siete impegnati e per i ponti che state costruendo verso l’Europa e il mondo intero. Perché come dice lo scrittore Italo Calvino, nelle Città Invisibili, “il ponte è la linea dell’arco che le pietre formano”, ma “senza pietre non ci sarebbe arco”. Noi siamo le pietre chiamate a costruire e reggere l’arco affinché possa essere solido passaggio per l’umanità a noi affidata. Negli anni ’40, Jean Paul Sartre ironizzava che l’esistenzialismo era diventato una moda tra «la gente avida di scandali e di novità». L’uomo «non è altro che ciò che si fa […], l’insieme dei suoi atti», per cui Dio non esiste. L’uomo, di conseguenza, è radicalmente libero: sceglie e può diventare ciò che decide di essere.
Mi pare che la cultura moderna si stia muovendo esattamente su questi binari, frantumando l’armonia tra uomo e cosmo, tra terreno e divino. Un esistenzialismo per cui il mondo, ormai orfano di Dio, è, secondo Nietzsche, «un eterno precipitare […] attraverso un infinito nulla».

L’esigenza di un nuovo e forte patto sociale

Si avverte l’esigenza di un nuovo e forte patto sociale, di una nuova alleanza, inedita nei metodi e nei contenuti, fuori dagli schemi rigidi di appartenenza civile o politica, che sappia coinvolgere i tanti finora ai margini rendendoli protagonisti nella costruzione di quell’atteso “sogno di cambiamento”: ora o mai più. Occorre però superare logiche di competizione che usano il discredito come arma per prevalere ed avviare riflessioni dialettiche orientate a trovare convergenze per realizzare scelte buone e sane per le comunità. Non tutti i confronti devono portare ad un vincitore ed un vinto, si può vincere tutti o, ahimè, essere tutti sconfitti.

Mitezza, dialogo e studio

Riteniamo, come cristiani, di dover dare un contributo a questo sogno di cambiamento con una partecipazione attiva alla vita pubblica e con una presenza più visibile nella costruzione del bene comune, conservando la mitezza come metodo, il dialogo come linea guida del nostro agire e lo studio come ragione di ogni nostra proposta progettuale. In tutto questo un’attenzione particolare va rivolta al mondo giovanile, proprio mentre la democrazia viene calpestata, affinché ritornino ad essere protagonisti attraverso l’impegno nella vita pubblica innamorandosi di quella politica a servizio dell’uomo e del territorio che abita.

Si può dare di più

Carissimi, state facendo tanto e vi ringrazio, ma, come dice una canzone di qualche anno fa: “Si può dare di più”. Vi incoraggio! Non vi mancano le idee, le capacità, la voglia di operare per il bene di tutti. Bisogna puntare su un confronto più rispettoso, responsabile, per creare unione e vincere le ostilità che non ci aiutano a sostenervi, e tracciare strade nuove da percorrere e dare concretezza ai cambiamenti.

Creare itinerari culturali, storici e religiosi

Voi, carissimi sindaci, che avete un ruolo importantissimo, non solo nella città di Cesena, ma in tutti i centri, piccoli e grandi, soprattutto delle aeree interne, siete chiamati a garantire un futuro possibile. Creare rete, valorizzare itinerari culturali, storici, religiosi, che rendano attrattivo il nostro territorio dal punto di vista turistico. Penso anche a percorsi di formazione, di educazione al dialogo, alla integrazione culturale e religiosa, alla pace, con uno sguardo tutto particolare alla cura della casa comune, il Creato.

Il potere come responsabilità

Ci rendiamo conto che il ruolo di ognuno corrisponde ad un servizio per accompagnare e incoraggiare chi ha posto in noi la propria fiducia. In questo modo, ne siamo certi, il “potere” affidato a tutte le istituzioni sarà colto come dovere e responsabilità nel poter-essere, poter-fare e poter-cambiare. Nel suo discorso ai parlamentari di 68 Paesi, incontrati nell’Aula della benedizione per il Giubileo dei governanti, Leone XIV conclude il suo discorso ricordando che san Giovanni Paolo II, per il Giubileo del 2000, ha indicato “come testimone a cui guardare e intercessore sotto la cui protezione porre il loro impegno, san Tommaso Moro”. “Sir Thomas More fu uomo fedele alle sue responsabilità civili, perfetto servitore dello Stato proprio in forza della sua fede, che lo portò a interpretare la politica non come professione, ma come missione per la crescita della verità e del bene.”

A servizio dei più deboli, della famiglia e dei giovani

Come ricordava papa Wojtyla, il santo martire inglese “pose la propria attività pubblica al servizio della persona, specialmente se debole o povera; gestì le controversie sociali con squisito senso d’equità; tutelò la famiglia e la difese con strenuo impegno; promosse l’educazione integrale della gioventù”. E sacrificò la sua vita “pur di non tradire la verità”, cosa che ne fa ancora oggi “un martire della libertà e del primato della coscienza” e per i parlamentari “fonte di ispirazione e progettualità”.