Diocesi
Il vescovo Caiazzo al Cesena Calcio: “Essere sempre pronti, in campo come nella vita”
Oggi la Messa nella nuova hospitality dell'Orogel Stadium con quattro preti tifosi, i dirigenti, i giocatori e i ragazzi del progetto "Per un calcio integrato". Le parole e le foto
Una Messa per il Cesena calcio.
Preti tifosi
L’ha presieduta oggi, nel tardo pomeriggio, il vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo nella nuova hospitality dell’Orogel Satdium Dino Manuzzi. A volerla sono stati i preti tifosi don Filippo Cappelli, don Paolo Foschi, don Maurizio Macini e don Giovanni Savini, che hanno concelebrato l’Eucarestia con il presule e che sperano presto in un Messa all’aperto con tutti i tifosi sugli spalti. Presenti oggi alcuni calciatori (Sphendi e Ciofi), la dirigenza della squadra e i ragazzi del progetto di inclusione sociale “Per un calcio integrato” con le loro famiglie.

“Eccomi”, in campo e nella vita
Prendendo spunto dalla prima lettura della liturgia odierna (la vocazione di Samuele), monsignor Caiazzo ha proposto un’analogia fra sport e vita. “Dire “eccomi” – ha evidenziato – significa “sono pronto”. È come quando si scende in campo. L’eccomi alla chiamata dell’allenatore diventa una presenza concreta. Il tuo eccomi si unisce all’eccomi di altre persone con cui fai squadra”, perché in campo, come nella vita, si scende insieme, mai da soli.

La passione del vescovo per il calcio
Il vescovo ha quindi rivelato la sua passione per il calcio: “Avevo 17 anni. Stavo giocando a Reggio Calabria. Fui notato da una squadra di Serie B che, vedendomi giocare, mi chiese se volevo fare il provino. Non accettai perché stavo sentendo un’altra chiamata. Il mio eccomi ha significato non tanto passare da una squadra all’altra, quanto piuttosto rendere un servizio alla Chiesa ovunque il Signore mi avesse chiamato”.

Allenamento continuo
Altra analogia proposta da monsignor Caiazzo, quella dell’allenamento. “Niente si ottiene senza essere allenati – ha sottolineato -. Non si arriva in serie A se non c’è un allenamento continuo e, allo stesso tempo, il desiderio di ascoltare il mister. Nella vita, noi abbiamo bisogno sempre di essere allenati e di allenarci. Abbiamo bisogno di punti di riferimento che ci aiutano a non fermarci all’apparenza delle cose, ma ad andare oltre”. Da qui “c’è un risultato ancora più grande di una promozione, che è la promozione nella vita. La Serie A è un traguardo che posso raggiungere ogni giorno”. Poi un esempio: “Maradona è stato grande come calciatore, ma non nella vita”.


Lo spirito della sconfitta
Venendo al momento difficile per la squadra, “dopo una doppia sconfitta e un pareggio, bisogna recuperare, però non lasciamoci demoralizzare, perché ogni sconfitta nella vita diventa insegnamento“. Infine l’invito a “camminare in questa direzione, sapendo che dobbiamo dire sempre: “eccomi, sono pronto”, e come credenti, pronti a fare la volontà del Signore“.

Doni, incontri e benedizioni
Al termine dell’Eucarestia, monsignor Caiazzo ha benedetto i locali dell’hospitality e il nuovo store del Cavalluccio. Ha abbracciato i ragazzi del progetto “Per un calcio integrato” e ha ricevuto in dono dai dirigenti bianconeri una maglia personalizzata “Caiazzo” con il numero uno e un pallone con le firme dei giocatori. Ha quindi assicurato di voler tornare allo stadio per festeggiare l’auspicata promozione in A.
