L’analisi. L’era dei politici predatori e dei titani della tecnologia

Una riflessione di Domenico delle Foglie sulle dinamiche del potere contemporaneo a partire dal saggio di Giuliano da Empoli “L’ora dei predatori"

Un particolare della copertina del libro (Einaudi)

Un mondo in cui le democrazie sembrano perdere terreno di fronte a nuovi poteri autoritari e tecnologici. È questo lo scenario tratteggiato da Giuliano da Empoli nel suo ultimo saggio, “L’ora dei predatori” (Einaudi). Una riflessione dell’ex direttore di Agensir, che riprendiamo dal sito Politicainsieme.com.

Il saggio di Giuliano da Empoli. È il tempo dei titani della tecnologia e dei politici spregiudicati

Ci vorrebbe un fisico geniale, magari un Giorgio Parisi con la passione dello studio del caos nelle società complesse, per spiegare a noi miseri mortali, le leggi non scritte del nostro tempo. E magari vincesse il Nobel per essere riuscito a individuare, al di là della naturale brama di potere e groviglio di passioni che scuotono il mondo, almeno una briciola del futuro che ci aspetta. È con questa suggestione che termino la lettura di un saggio, “L’ora dei predatori” di Giuliano da Empoli, ex enfant prodige della politica, consigliere di Matteo Renzi prima e di Emmanuel Macron poi, ora docente a Sciences Po. In questo suo testo, assolutamente inquietante per chi abbia un minimo di conoscenza delle regole (scritte e non) che hanno guidato il mondo dal secondo dopoguerra in poi, la sconcertante rilevazione è una sola: nella pressoché indifferenza generale, la vecchia classe politica è stata spazzata via da un gruppo ristrettissimo di titani della tecnologia e di politici spregiudicati che da Est a Ovest come da Nord a Sud, e in combutta fra loro, hanno deciso di relegare la democrazia (delle istituzioni e del diritto) nel sottoscala della Storia.

Trump, Bin Salman, Putin Xi, Erdogan, Netanyahu, minimo comun denominatore: forza senza vincoli

Una tesi che il politologo disvela attraverso un viaggio nel viaggio. Cioè attraverso i suoi incontri nei luoghi ormai sconsacrati del potere (vedi le Nazioni Unite) o nelle riunioni diplomatiche e riservate. E così emerge, con maggiore virulenza ciò che unisce personaggi come il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il principe arabo Mohammad bin Salman, lo zar Vladimir Putin e il celeste Xi Jinping, il turco Recep Tayyip Erdogan e il salvadoregno Nayib Bukele, senza dimenticare l’israeliano Benjamin Netanyahu: l’utilizzo della forza senza vincoli. Comunque al di fuori delle regole internazionali e con l’intento di ridisegnare i confini nazionali e annettere nuovi territori, imporre (vedi i dazi) nuove condizioni geo economiche, sottrarsi a qualunque condizionamento da parte di organismi sovranazionali, costruire un futuro di imperi.

Il capitalismo della sorveglianza

In questo progetto di nuovo mondo, nel quale la democrazia appare quasi il vizio d’origine di élites decadenti e impotenti (ormai concentrate solo in Europa) che continuano ostinatamente a difenderla, i nuovi politici predatori hanno trovato formidabili alleati nei titani della tecnologia. “Asperger digitali – come li tratteggia da Empoli – con il loro maniacale desiderio di trasformare l’uomo in macchina”. Il patto ignobile sottoscritto dai titani tecnologici (miliardari in dollari) con i potenti di turno (all’inizio Obama e poi Biden e Trump) è chiaro: ricavi illimitati e azzeramento dei vincoli a fronte di un via libera al controllo dei popoli attraverso il cosiddetto “capitalismo della sorveglianza” che si fonda sul controllo pervasivo dei dati personali, di cui i benedetti/maledetti social sono i principali raccoglitori.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

Il tutto in attesa che il trionfo dell’IA (Intelligenza Artificiale) faccia il resto, cioè riduca i popoli a docili formicai i cui processi decisionali sono ridotti a semplici riflessi degli algoritmi. Ora sarebbe errato pensare che questi processi riguardino solo gli Stati Uniti, in quanto patria elettiva dei predatori tecnologici. La realtà è che tutto il mondo dei tre imperi (Usa, Russia e Cina) con i relativi satelliti sa di dover competere sull’Intelligenza artificiale, anche a costo di guerre senza limiti per le cosiddette terre rare, indispensabili per la pervasiva industria digitale. Uno scenario a dir poco terrificante che ruota attorno alla sconfitta delle democrazie sempre più deboli e accerchiate dai titani politici e tecnologici che già parlano indifferentemente di post-democrazia come di post-umano.

“È il caos a dominare”

In questo tempo di nuovi Borgia pronti a cogliere l’attimo vincente attraverso l’uso spropositato della forza, è il caos a dominare. E nel caos il redivivo principe di Machiavelli sguazza attraverso l’azione, tanto più incisiva se produce uno shock. Trump con i dazi l’assalto annunciato al Venezuela narco Stato, Putin con l’aggressione sanguinosa all’Ucraina, ne sono l’emblema. E non osiamo immaginare l’azione scioccante (la presa di Taiwan?) che potrebbe orchestrare Xi Jinping, la cui strenua difesa delle terre rare cinesi è certamente un indizio. Dunque, un mondo nel caos da piegare alle volontà dei predatori del nuovo secolo.

L’Europa, prossima preda

E l’Europa? Debole, malata, corrosa, senz’anima e indecisa a tutto può divenire la prossima preda da dilaniare e spartirsi. A meno che…