L’ex ministro Elsa Fornero a un interclub Rotary: “L’Italia di domani si costruisce con il contributo di tutti”

L'economista si è immaginata di essere nel 2050 e ha proposto alcune parole-chiave per dare la svolta: consapevolezza civica, riforme e investimenti, responsabilità personale

Da sinistra, nella foto: Mario Deaglio, Mauro Ravaglia, Elsa Fornero, Maria Teresa Bonanni
Da sinistra, nella foto: Mario Deaglio, Mauro Ravaglia, Elsa Fornero, Maria Teresa Bonanni

Affollato serata con la nota docente cui è legata la riforma delle pensioni. “È vero ha detto – che abbiamo chiesto sacrifici agli italiani, ma abbiamo rimosso dei pesi dalle spalle dei giovani. Oggi, se non mettiamo le energie giuste, il declino sarà inevitabile”. Poi ha citato l’esempio di don Giovanni Bosco

Anche gli economisti sognano

Un sogno a occhi aperti. Perché a volte è bello anche sognare. È quello che ha condiviso l’ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ospite di un interclub svoltosi ieri, giovedì 8 ottobre, al teatro Verdi di Cesena. L’evento è stato organizzato dal Rotary Cesena e dal Rotary Cesena-Valle del Savio, guidati quest’anno rispettivamente da Mauro Ravaglia e da Maria Teresa Bonanni. Alla serata ha preso parte anche la presidente del Rotarcat Cesena, Elena Teodorani. Quasi 120 le presenze in sala, tra cui diversi soci di altri Rotary romagnoli.

Il Paese ideale del 2050

Nell’affrontare il tema dell’Italia di domani, demografia, economia e welfare proposto dal titolo dell’incontro, l’economista Fornero si è immaginata di essere nel 2050 e di trovarsi di fronte a un’altra Italia, molto diversa da quella di oggi. Un Paese nel quale non c’è più quell’astio che caratterizza da anni l’attuale stagione politica. “Un’Italia positiva, nella quale il lavoro è tutto cambiato grazie all’Intelligenza artificiale e i robot hanno sostituito numerosi lavori manuali e intellettuali. Gli immigrati sono ben integrati nella società, perché l’immigrazione va gestita e non demonizzata, e i bambini piccoli frequentano tutti gli asili nido”, ha detto la docente. L’Europa è unita ed è diventata una federazione in cui la solidarietà ha notevole importanza. In Italia è arrivata l’innovazione di ultima generazione, i giovani sono protagonisti e gli anziani disposti all’amicizia. Un Paese ideale, anche idealizzato, forse impossibile da realizzare.

Foto Andrea Rava

Le parole possono essere un faro. “Prima avevamo imbonitori. Le tasse sono da pagare”

Per poter realizzare questo sogno, ha insistito la Fornero, occorre mettere in atto atteggiamenti guidati da alcune parole-chiave. La prima è consapevolezza. “Abbiamo capito che i problemi sono tanti e difficili, ma anche che prima c’erano imbonitori” che proponevano soluzioni semplici, ma inapplicabili. “Abbiamo ridotto il tasso di populismo in politica. C’è stato un piano da 200 miliardi di euro (il Pnrr, ndr) che ci ha obbligati ad adottare un metodo: riforme e investimenti, altre parole-chiave. Un metodo di lavoro che ha influenzato la politica” che non ha più smontato, ad ogni cambio di maggioranza di governo, quello che altri avevano realizzato. Si è capito che le tasse sono da pagare. Abbiamo consapevolezza civica dopo il ritorno dei nazionalismi miopi. “Abbiamo gestito l’immigrazione e compreso che la religione non va usata come un’arma. Abbiamo dato fiato alla demografia e a un’Italia bella in cui i giovani ritornano, non se ne devono andare più all’estero per trovare risposte ai loro desideri. Sono pagati bene e viene riconosciuto il loro merito. L’industria è diventata più produttiva e i salari sono cresciuti di conseguenza e ci siamo riusciti investendo nel settore pubblico e in quello privato”.

Le risposte alle tante domande. “Nel 2011 il Paese era sull’orlo di una crisi finanziaria. Di fronte a certe chiamate non si può dire di no”

Come si può realizzare tutto questo, è stato chiesto dai rotariani che hanno rivolto alla docente numerose domande. “Quando il Paese chiama – ha detto la Fornero ricordando la telefonata di Mario Monti nel 2011 (mi chiamò per le mie competenze, ha chiosato) con cui le chiese di fare il ministro e le diede un’ora di tempo per pensarci – non si può dire di no. Ci sono momenti in cui va esercitata la responsabilità personale. Allora il Paese era sull’orlo di una crisi finanziaria, che di solito picchia di più sulle classi più bisognose. I mercati finanziari erano pronti a toglierci la fiducia”. Nel merito delle pensioni, ha aggiunto che “è vero che abbiamo chiesto sacrifici agli italiani, ma abbiamo rimosso dei pesi dalle spalle dei giovani. Certe decisioni difficili i politici non sono in grado di prenderle, ma io non avrei mai fatto parte di un governo politico”. Ha citato l’esempio di don Bosco che a Torino tolse i ragazzi dalla strada e diede loro le stesse opportunità di tutti. “Dove vogliamo mettere i soldi? – si è chiesta in conclusione l’ex ministro -. Abbiamo le energie per cambiare? Se non le abbiamo, il declino toccherà tutti”. Invece, ciascuno “può dare il suo piccolo contributo. Se ci aspettiamo che lo facciano sempre a Roma, non lo faremo mai”.

Foto Andrea Rava