Rubicone
Longiano, debito di droga non saldato. Confessa il presunto autore dell’omicidio di Maxhallaku
Tre colpi di pistola, la macchina bruciata e l'occultamento del cadavere. Fermato il longianese Daniele Sartini. I video della conferenza stampa al Comando Carabinieri di Forlì
Il procuratore di Forlì-Cesena Enrico Tito Cieri, questa mattina, presso la sede del Comando provinciale dei Carabinieri, a Forlì, ha tenuto una conferenza stampa a seguito del “fermo del presunto autore” dell’omicidio avvenuto nei giorni scorsi a Longiano, in località Felloniche (vedi notizia al link sotto). Il fermato è Daniele Sartini, longianese di 29 anni, disoccupato, che avrebbe ucciso il 31enne albanese Denaldo Maxhallaku, imbianchino, residente a Gatteo, per una questione di droga e di soldi.
Le indagini
Le indagini possono considerarsi “sostanzialmente concluse”, dopo una “ampia e circostanziata confessione” del presunto autore, ha detto Cieri, che ha ricostruito nei dettagli la vicenda. Accanto a Cieri, il colonnello Gianluigi di Pilato, comandante provinciale dei Carabinieri di Forlì-Cesena, che hanno svolto le indagini. Queste, ha spiegato il procuratore, “sono scattate a seguito di due elementi. Il primo è stato la denuncia di scomparsa presentata dalla moglie della vittima, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre presso la stazione dei Carabinieri di Savignano sul Rubicone, lamentando il mancato rientro in casa del marito. Il secondo è stato la mattina successiva, intorno alle 6,30, quando l’autovettura della persona scomparsa è stata trovata distrutta da un incendio, senza nessuno a bordo, a circa quattro chilometri di distanza dalla residenza di Sartini”. Gli accertamenti, coordinati dai Carabinieri di Forlì, si sono focalizzati sugli ultimi contatti e movimenti della vittima. L’esame della memoria dei telefoni cellulari e i dati di geolocalizzazione hanno smentito le dichiarazioni iniziali di Sartini, il quale aveva negato di aver incontrato la vittima la sera del delitto. I rilievi informatici hanno invece confermato sia lo svolgimento dell’appuntamento, alle 20,30 a casa di Sartini, a Felloniche, sia la presenza del fermato nelle vicinanze del luogo in cui il veicolo è stato dato alle fiamme.

La perquisizione e la confessione
Tutto questo ha portato alla giornata di ieri, quando, ha spiegato il procuratore, “gli investigatori hanno dato esecuzione a un decreto di perquisizione dell’abitazione della famiglia Sartini e delle pertinenze, rinvenendo, all’interno di un pozzo artesiano, a circa dieci metri di profondità, il cadavere di Maxhallaku”. A seguito della scoperta, Sartini ha reso una confessione molto articolata davanti agli inquirenti, spiegando che il movente sarebbe riconducibile a “debiti di droga, per poco più di mille euro, da lui accumulati nel tempo”, nei confronti del cittadino albanese che gli forniva la cocaina. Durante l’incontro a casa di Sartini, la sera del 7 ottobre, tra i due si sarebbe scatenata un’accesa lite, con la vittima che gli chiedeva i soldi e il longianese non in grado di fornirglieli. Prima che Maxhallaku se ne andasse, a bordo dell’auto, Sartini si sarebbe dapprima allontanato dicendo “Vado dentro a prendere i soldi”, per poi ripresentarsi armato della pistola, una Glock 40 legalmente detenuta dal padre con cui convive, al momento assente perché al bar. All’apice della lite, il longianese avrebbe esploso tre colpi di pistola contro la vittima, causandone il decesso immediato, con un bossolo trovato sul posto dagli investigatori. In seguito, Sartini si sarebbe sbarazzato del corpo di Maxhallaku, gettandolo nel pozzo artesiano, presso la propria abitazione, e avrebbe trasportato l’auto nel luogo del successivo incendio, a circa quattro chilometri di distanza. “Essendo un luogo abbastanza isolato, non vi sono testimoni diretti dell’accaduto”, hanno detto i Carabinieri.
Ulteriori indagini
“Dobbiamo svolgere altri accertamenti che sono in corso – ha specificato il procuratore – . Abbiamo sequestrato la pistola che è stata utilizzata per l’omicidio e alcuni capi di abbigliamento del fermato. Aspettiamo che le unità di Polizia scientifica svolgano i dovuti accertamenti. Dovremmo anche esaminare il cadavere per avere piena conferma medico-legale della dinamica dell’omicidio, anche se dalle informazioni che abbiamo presumiamo una conferma nello sviluppo successivo”. Per Cieri si tratta di “una vicenda che ha riguardato solo queste due persone e che purtroppo si è chiusa in modo tragico”.
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