Cesena
Morto Claudio Borghesi, figlio di Vittorio, compositore e maestro di liscio romagnolo
Ci lascia uno dei nostri più affezionati abbonati sostenitori. Era sempre il primo a rinnovare, già a ottobre
Lutto nel mondo della musica romagnola
Era il figlio di Vittorio Borghesi
È deceduto questa mattina Claudio Borghesi. Era il figlio di Vittorio, famoso maestro di liscio romagnolo, compositore e direttore d’orchestra, noto anche come “il Paganini della fisarmonica”.
Affezionatissimo abbonato
Claudio era un nostro affezionatissimo abbonato. Voleva essere sempre il primo a rinnovare il suo patto con il giornale. E lo faceva ogni anno, già a ottobre. In redazione restano mitiche le sue telefonate per fare gli auguri al direttore, per complimentarsi per come veniva realizzato il Corriere, per chiedere la copia di un libro, anzi due, di cui avevamo parlato sulle nostre colonne.
“Borghesi, il liscio che faceva sognare”. L’articolo pubblicato sul Corriere Cesenate
Pubblichiamo di seguito un articolo pubblicato sul Corriere Cesenate il 23 settembre 2021, a firma di Sabrina Lucchi, nel quale Claudio Borghesi ripercorreva la vita di suo babbo Vittorio, “il Paganini della fisarmonica”.
I ricordi volano veloci e precisi come note. E si pennellano di malinconia e di orgoglio. Quelli di un figlio che ripercorre la vita del proprio babbo a 100 anni dalla nascita. Vittorio Borghesi musicista, fisarmonicista, compositore e capo orchestra nasceva il 21 settembre 1921 nelle colline di Colonnata di Mercato Saraceno. Per la sua carriera e produzione artistica è tra i più noti esponenti del liscio romagnolo. Lo ha interpretato con brani come “Vecchia Romagna” composto nel 1965, e “Cesena mia” presentata alla Settimana Cesenate il 16 maggio 1967. Lo ha insegnato a giovani musicisti che a loro volta hanno fondato orchestre: Edmondo Comandini tra questi.
«Mio babbo è cresciuto a pane e musica – racconta Claudio, cesenate, unico figlio di Vittorio Borghesi –. In casa mio nonno suonava la fisarmonica e il clarinetto. Il babbo imparò da bambino a padroneggiare la fisarmonica». Nel primo dopoguerra la famiglia Borghesi si trasferì in Francia, per poi rientrare in Italia quando Vittorio ha 17 anni, nel 1938. Subito entra nelle orchestre come fisarmonicista. Lavora con Secondo Casadei e in compagnie di avanspettacolo. Chiamato alle armi, riesce a portare con sé l’amata fisarmonica. Rinchiuso in un campo di detenzione in Algeria, forma un quintetto con alcuni prigionieri. «In pochissimi giorni imparò a suonare il clarinetto in Si bemolle. Suonavano per le forze armate britanniche – continua il figlio – e quando tornò a casa dalla guerra disse: ‘La musica mi ha salvato’».
Nel secondo dopoguerra torna in Francia, si sposa con Rosa Baldi, compone e suona. È dei primi anni Cinquanta il ritorno in Italia e l’ingresso nell’orchestra Casadei. Pochi mesi e fonda una orchestra tutta sua: il debutto è il 1° maggio 1953 all’arena di Torre del Moro di Cesena.
Da lì di nuovo all’estero per dieci anni, dove suona nei locali da ballo assieme al clarinettista Orfeo Gulmanelli.
«In Romagna tutto ha avuto inizio, in Romagna è tornato – specifica Claudio -. E così nel settembre 1964 debutta l’orchestra Borghesi, affiatata e formata da professionisti come il tastierista Sergio Facchini e le cantanti Palma Calderoni e Roberta Cappelletti, che l’hanno portata a grandi successi e a partecipazioni a ‘Un disco per l’estate’ e a programmi come ‘Lui lei l’altro e il Liscio’ del secondo canale Rai». Di Borghesi è la firma del primo inno del Cesena calcio, nel 1968. Una carriera che al maestro è valso il soprannome “il Paganini della fisarmonica”.
“La mia valle” è tra i brani più famosi di Borghesi ed è dedicato all’Appennino romagnolo che lo ha visto nascere nel borgo di Sanzola di Colonnata. Quella stessa comunità che nel 2007 gli ha reso onore intitolandogli una via a Ca’ Antonello di Montecastello, vicino al casolare dove abitò per qualche anno. Il Comune di Cesena nel maggio 2015 gli ha intitolato una rotonda sulla via Cervese a Pioppa. «La proposta mi arrivò dal gruppo dei pasquaroli dla’ Piopa: avevo un suo busto in bronzo, opera dello scultore cesenate Tito Neri – dice Claudio –. Il busto è stato riprodotto da una fonderia di Ancona e sistemato nella rotonda. L’originale l’ho regalato al Comune e oggi è vicino alla sala degli Specchi, a Palazzo Albornoz”. Partecipate sono state le serate omaggio a Borghesi, deceduto nel 1982, con testimonianze di protagonisti del liscio: a Mercato Saraceno l’8 settembre nel giorno della festa patronale hanno ricordato come la musica popolare faceva ballare, sognare e divertire. E alla Settimana del Liscio a Gatteo Mare.
«La passione di mio babbo per il liscio continua a vivere grazie alla sua musica – conclude Borghesi -. I suoi brani, le sue polche e mazurche mantengono viva la memoria del babbo nelle piazze e nelle feste di paese, con la musica e l’intrattenimento delle orchestre di oggi. Come piaceva a lui: con la gente, tra la gente».

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Il funerale si svolgerà lunedì 23 febbraio alle 10 nella chiesa parrocchiale di San Bartolo. A seguire la tumulazione nel cimitero urbano di Cesena.