“Non si può morire per un dollaro”

Tre studenti della Bocconi, tra cui il cesenate Cesare Casali, hanno guidato le classi del "Righi" alla scoperta della vita del "banchiere galantuomo" Amadeo Peter Giannini

Cesare Casali e il manifesto della mostra

La mostra dedicata al fondatore della Bank of America, dal Meeting di Rimini, è approdata per tre giorni al liceo Righi.

Per tre giorni al liceo Righi

“Non si può morire per un dollaro”: la mostra dedicata al banchiere italoamericano Amadeo Peter Giannini è arrivata lunedì scorso al liceo scientifico “Augusto Righi” ed è stata visitabile fino a ieri, mercoledì 28 gennaio, nelle aule della zona polivalente. L’esposizione approdata a Cesena, curata da Francesco Cassese, Marco Castellaneta, Martino Marzegalli, Paolo Nardi e Simone Selva, è stata presentata per la prima volta lo scorso anno al Meeting di Rimini e da allora ha iniziato a viaggiare in tutta Italia. A guidare le classi alla scoperta del “banchiere galantuomo” sono tre studenti di economia della Bocconi, il cesenate Cesare Casali e i milanesi Pietro Tamagnone e Francesco Maddalena.

Assassinato di fronte al figlio

La mostra si apre con il racconto dell’arrivo in America dei genitori di Amadeo: Luigi Giannini e Virginia Demartini. I due coniugi iniziano a lavorare a San Francisco in una locanda che in seguito acquistano, trasformandola in hotel, divenuta in breve tempo punto di ritrovo per la comunità italiana della città. Dopo alcuni anni, riescono ad acquistare un appezzamento di terreno e diventano agricoltori. “Nel 1876 Luigi Giannini fu assassinato di fronte al figlio da un bracciante al quale aveva negato un dollaro (paga giornaliera del tempo, ndr), perché quel giorno non si era presentato al lavoro. Amadeo aveva solo 6 anni”, spiega Cesare Casali, mostrando poi come questa esperienza abbia segnato profondamente il futuro banchiere. Da qui nasce il pensiero che lo accompagnerà per tutta la vita: “Non si può morire per un dollaro”.

Gli anni della formazione

“Amadeo vuole lasciare la scuola a 14 anni, ma la madre, che nel frattempo si sposa con il commerciante Lorenzo Scatena, lo costringe a frequentare un corso di contabilità – continua Casali -. A 16 anni inizia poi a lavorare nell’azienda del patrigno, della quale diventa comproprietario a 19 anni. Scatena, per legare il figliastro all’impresa, non gliela vende direttamente, ma gli fa ripagare il debito con gli utili che verranno fatti”. Questa scelta lascerà un segno indelebile nel modo di operare di Giannini: infatti, tutti i prestiti da lui concessi dovranno essere restituiti con gli utili, puntando quindi sul successo e sulle potenzialità più che sulle garanzie materiali.

La nascita della Bank of Italy

Amadeo sposa Clorinda Flores Cuneo nel 1892 e nel 1901 vende la sua parte di società ai dipendenti, con lo stesso contratto usato dal patrigno con lui. Nel 1902, “alla morte del suocero, viene chiesto a Giannini di subentrargli nel consiglio di amministrazione della Columbus Saving and Loan”. È qui che Amadeo inizia a notare le discriminazioni: gli immigrati come lui e le persone comuni spesso non entrano nemmeno in banca, perché per chi non ha grandi garanzie i tassi di interesse erano svantaggiosi.
Matura così l’idea di aprire una propria banca, con l’obiettivo di offrire un servizio: non usare i soldi per fare altri soldi, ma per permettere alle persone di realizzare ciò che desiderano. “Nel 1904 nasce quindi la Bank of Italy, grazie all’azionariato popolare, che fa diventare azionisti anche la gente comune”, illustra ancora Casali. La Bank of Italy, nel tempo, cambierà nome in Bank of America, a seguito della sua enorme espansione sul territorio.

La faccia, la fede al dito e i calli sulle mani

“Giannini per concedere prestiti guarda tre cose: la faccia, la fede al dito e i calli sulle mani. Non investe in patrimonio, ma in possibilità. La sua scelta si rivela vincente: il 96 per cento degli investimenti fatti fino al 1930 vengono restituiti integralmente”, dice Casali. Tra gli investimenti più lungimiranti ci sono quelli a Walt Disney per Biancaneve e i sette nani, a Charlie Chaplin per Il monello, ma anche quelli a Hewlett e Packard, fondatori di HP.

L’impatto su San Francisco

Giannini è ricordato con affetto nella sua città, San Francisco, dove aiuta a ricostruire un intero quartiere dopo il terremoto del 1906, che causa tremila morti e duecentomila sfollati. Più avanti, nel 1933, finanzia la costruzione del Golden Gate Bridge, che collega la parte più ricca e quella più povera della città. Amadeo Peter Giannini muore il 3 giugno 1949: anche quel giorno le filiali della sua banca sono rimaste aperte, per portare avanti i suoi valori persino nel giorno dell’addio.

“Giannini ha capito il vero ruolo della finanza”

“Una cosa che mi colpisce di lui – racconta Casali – è che non ha rivoluzionato nulla, ma ha davvero capito il ruolo della finanza: l’incontro tra il bisogno di investire e il bisogno di avere soldi da parte delle aziende. Ha capito che le banche hanno il compito di dare servizi”.

I ragazzi del Righi che hanno visitato l’esibizione riferiscono di essere rimasti positivamente colpiti da questo personaggio poco conosciuto in Italia.

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