Quarta catechesi di Quaresima. Il vescovo Caiazzo: “L’umanità si sta facendo guidare da tanti ciechi”

Il commento sul brano del cieco nato, in chiesa a San Vittore e in diretta sui nostri social, con migliaia di contatti in ogni occasione. "Il Signore apre sempre una strada". Il link per rivedere la serata

Nella foto il vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, ieri sera nella chiesa di San Vittore (Cesena) durante la quarta catechesi di Quaresima mentre commenta il brano del Vangelo sul cieco nato
Nella foto il vescovo di Cesena-Sarsina, l'arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, ieri sera nella chiesa di San Vittore (Cesena) durante la quarta catechesi di Quaresima mentre commenta il brano del Vangelo sul cieco nato

“Dobbiamo uscire dal perbenismo religioso”, aggiunge il presule

Gesù, passando, incontra

Ci sono una cecità fisica e una interiore. E c’è un incontro che si realizza. “Gesù, passando, incontra”. Lo dice il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, alla quarta catechesi di Quaresima tenuta ieri sera nella chiesa di San Vittore, piena di fedeli come nelle volte precedenti. Il presule, nel giorno del primo anniversario del suo arrivo in Diocesi, commenta il brano del Vangelo sul cieco nato letto in tutte le chiese il giorno precedente.

Gesù è la luce. Noi ci fermiamo all’esteriorità

“Per il cieco Gesù è la luce, è la presenza di Dio che passa. Ed è lui che lo riconosce: io credo, risponde alle sollecitazioni di Cristo che gli dice. Il Signore sono io che ti parlo. Tutti gli altri sono ciechi”, non lo vedono, non sanno riconoscerlo. “Siamo in tanti – dice il vescovo – uomini e donne religiosi che non hanno fede, che si fermano all’esteriorità”.

La divinità di Dio entra nella carne

Con il gesto di impastare un po’ di terra con la saliva, Gesù mostra che la terra stessa è abitata dalla presenza divina. “La divinità di Dio entra nella carne, ma noi non siamo capaci – nota monsignor Caiazzo – di vedere che Dio è con noi, che Dio abita nella mia vita”.

La Parola di Dio ha sempre valore

Il presule cita la Parola di Dio che, dice, “è ispirata e mantiene sempre il suo valore nel tempo. È il Signore che la ispira e nel tempo trova compimento. Il brano di questa sera (quello della domenica precedente, ndr) rimanda alla creazione, a quando il Signore separa la luce dalle tenebre”.

Ci facciamo guidare da tanti ciechi

Visto quello che accade nel mondo, in particolare in queste ultime settimane con lo scoppio della guerra in Medio Oriente, “l’umanità si sta facendo guidare da tanti ciechi – sottolinea l’arcivescovo -. Il Signore ci fa capire i nostri limiti e di cosa siamo capaci quando perdiamo la vista. Dobbiamo uscire dal perbenismo religioso”, di chi dice e non fa.

Tutti rischiamo la cecità

Tutti possiamo diventare ciechi da un momento all’altro. “Basta poco – ammonisce monsignor Caiazzo -. In chi abbiamo fede? In Gesù Cristo o nel prete? Basta poco per mollare tutto. Una mancata accoglienza, una malattia. Tutto diventa responsabilità di Dio, così come capita al cieco nato cui nessuno crede. Alla fine, lo buttano fuori, lui con il suo peccato”.

Crediamo quello che diciamo nel Credo?

Gesù, invece, lo va a cercare, a incontrare, e lo interroga, gli parla. “Tu credi?”, gli dice. “Io credo perché sei diventato la luce della mia vita”. Insiste il vescovo: “Crediamo a quello che diciamo nel Credo?”. Il dubbio viene al vescovo perché, insiste, “chi ha incontrato la luce, Gesù Cristo, diventa portatore di luce. È quello che vivremo nella notte di Pasqua, durante la liturgia della luce. Una luce che passa da uno all’altro, ma che viene da Cristo”.

Chiediamo la pace, ma non viviamo la pace in famiglia

Inondati di luce, “siamo diventati figli della luce”, ma viviamo di conseguenza? Chiediamo la pace, prosegue il vescovo, ma poi non viviamo in pace in famiglia, nel condominio, nei nostri gruppi ecclesiali. “Noi che facciamo?”, domanda il presule ai tanti che seguono anche da casa, a migliaia in ogni occasione (al link in basso si può rivedere e riascoltare la catechesi di ieri sera).

Siamo chiamati a dilatare il nostro cuore

Il Signore si serve di ognuno di noi, ma noi siamo capaci di vedere i bisogni di chi ci sta accanto, di chi ci passa vicino? “Colui che è sazio – sottolinea il vescovo – non crede a colui che non ha niente. Dobbiamo dilatare il nostro cuore. Il Signore ci ricompensa con il centuplo quaggiù e l’eternità”, come si legge nel Vangelo. “Questo mondo ha bisogno di amore e di affetto. Questa è la nuova creazione, è la Pasqua che ci attende, il passaggio: il Signore apre sempre una strada”.