Dall'Italia
Romagna. Legambiente denuncia, stop al consumo del suolo
"L'acqua può essere trattenuta da un suolo vivo e non cementificato"
Romagna, gestione idrica: Legambiente denuncia i troppi interventi edilizi. “Privilegiare il cemento alla natura – si legge in una nota giunta in redazione – riduce la capacità del territorio di trattenere l’acqua. Il vero serbatoio resta il suolo”.
“Il suolo è la vera risorsa idrica”
“Sul tema dell’acqua, in Romagna, la politica spesso tende a convergere su soluzioni che privilegiano nuovi interventi edilizi o rinviano decisioni strutturali. Ma così la regione continua a inseguire emergenze senza mai affrontare la radice del problema.”
È la denuncia sulla gestione della risorsa idrica che viene da Legambiente regionale, tramite una nota stampa. “Nonostante 33 milioni di metri cubi di acqua per la Romagna siano giudicati insufficienti – si legge nel documento – nonostante il Canale Emiliano-Romagnolo venga dichiarato insufficiente e le acque di falda estratte dai pozzi non bastino più, le istituzioni continuano a ignorare la soluzione più semplice ed efficace: il suolo“.
“Un sistema naturale esistente ma trascurato”
“Le dighe annunciate non arriveranno mai a invasare l’acqua che può essere immagazzinata nel sottosuolo – si legge ancora nella nota di Legambiente -. È un dato scientifico: più un suolo è spesso e non impermeabilizzato, più aumenta la sua capacità di trattenere acqua. Nei primi 10 centimetri di suolo forestale si possono trattenere fino a 50 litri di acqua al metro quadrato. È acqua che infiltra, ricarica le falde e alimenta le sorgenti, garantendo disponibilità continua anche in estate.
Un sistema naturale, già esistente, eppure trascurato. Nel frattempo: non si investe nella ricarica controllata delle falde, non si valorizzano gli esempi positivi già presenti sul territorio, come il progetto pilota di Rimini, non si attivano politiche di riduzione della cementificazione e di tutela del suolo come principale serbatoio idrico naturale”.
“Meno cemento, più suolo vivo”
A rafforzare la denuncia arriva la dichiarazione di Francesco Occhipinti, direttore di Legambiente Emilia-Romagna: “La gestione dell’acqua non può più basarsi solo su grandi opere e infrastrutture rigide – sottolinea Occhipinti -. La vera infrastruttura strategica è il suolo, che stiamo consumando a ritmi insostenibili. Senza una politica seria di stop al consumo di suolo e di ricarica delle falde, la Romagna continuerà a vivere tra siccità e alluvioni. È tempo che la politica – tutta – riconosca che la resilienza idrica passa dalla natura, non dal cemento.”
“Serve una svolta radicale, meno cemento, più suolo vivo – conclude la nota -. La Romagna può tornare ad essere un territorio resiliente solo se considera il terreno non come spazio da edificare, ma come il suo principale e insostituibile serbatoio d’acqua per il futuro“.