Bombe sul mondo

Il mondo in fiamme. Con il Medio Oriente chiuso al traffico aereo, ci sentiamo tutti immersi in un clima di guerra.

Gli attacchi su Cipro e in Libano, nel Mediterraneo, gettano ombre oscure su tutta l’Europa. Usa e Israele hanno deciso, da soli, di abbattere il regime in essere in Iran (cfr pag. 13 edizione cartacea). A nulla sono valsi gli incontri bilaterali. Anzi, sono sembrati più una messa in scena. A chi cerca di capire e di commentare, senza avere tutte le fonti necessarie, è difficile districarsi su una materia tanto complessa.

Alza i toni papa Leone dalla finestra del suo studio, all’Angelus in piazza san Pietro, a Roma (cfr pag. 11 edizione cartacea). Dice che solo il dialogo può salvare tutti e che la guerra non porta nulla di buono, per nessuno. Ci prova, ancora una volta, ma la sua voce rimane un grido nel deserto. 

Chi ci crede davvero? Chi ha desiderio di mettersi a discutere, attorno a un tavolo, per cercare soluzioni praticabili? Le domande, a oggi, rimangono senza risposta. Si vede emergere solo la voglia di prevalere con l’uso della forza. Si sganciano bombe, missili di lunga gittata. Si fanno alzare in volo aerei da combattimento che colpiscono obiettivi strategici, ma anche ospedali e scuole. In guerra, spesso, non si fanno distinzioni, tanto morti e distruzioni sono a casa di altri. Si arrangiassero loro, è il pensiero di alcuni potenti del mondo.

Ad ascoltare i discorsi del presidente Usa Donald Trump e del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu c’è da rabbrividire. Loro, i signori che governano il mondo, assieme a qualche altro leader che pare su opposte fazioni, dicono che l’obiettivo è la sicurezza. E come lo fanno? Cercano di parlare, di ragionare, di confrontarsi? Niente di tutto questo. Sganciano ordigni.

Avvisano gli alleati, se alleati hanno? Neanche ci pensano. Li avvertono, si fa per dire, quando le bombe sono già cadute, hanno fatto disastri, hanno ucciso, hanno aperto un altro vastissimo fronte. La guerra questa volta è ancora più vicina e, se possibile, ci fa ancora più paura. Le ripercussioni ci fanno già male.

Decine di migliaia di nostri connazionali sono rimasti coinvolti dall’improvviso inizio delle ostilità e sono bloccati nei Paesi del Golfo. Poi ci sono i contraccolpi economici per il rialzo dei prezzi di petrolio e gas naturale, anche a causa della chiusura dello stretto di Hormuz.

Nulla è più come prima. Con la guerra tutto è perduto, diceva Giovanni Paolo II. Un grido ancora inascoltato.