Chiesa e politica

La Chiesa annuncia il Vangelo, non fa politica. Si interessa delle vicende degli uomini e delle donne di questo tempo. Se questo è fare politica, allora sì, non si tira indietro. L’ha ribadito a chiare lettere Leone XIV durante l’intervista concessa lunedì scorso ai giornalisti a bordo dell’aereo che lo riportava in Italia, dopo il viaggio in Francia (cfr servizi a pag. 11 edizione cartacea).

La Chiesa tutta, con il Papa in primis, porta il Vangelo in ogni angolo della terra, come è successo nel Paese d’oltralpe. Se si parla di vita, come potrebbe il successore di Pietro non schierarsi in difesa di essa? Come potrebbe non dire che ogni persona mantiene sempre la propria dignità, in qualsiasi momento della sua esistenza e in qualunque condizione?

Perché, qualcuno si potrebbe chiedere. La risposta viene ancora dalla Francia che tutti abbiamo visto stringersi attorno a Prevost. Gli 800 mila di Place de la Concorde, gli 80 mila giovani allo Stade de France a Saint Denis, i 20 mila battesimi dell’ultimo anno nel Paese d’oltralpe dicono di un desiderio che abita il cuore di tante persone cui nessuno riesce a dare una risposta adeguata.

Cosa succede nella laicissima Francia? Come mai tanti si avvicinano alla fede cristiana? Sono interrogativi che emergono con forza dal viaggio di Leone XIV. Senza illusioni e facili ottimismi, alcuni segnali appaiono chiari. C’è una diffusa sete di infinito, di qualcosa che superi la contingenza, che sappia dare risposte alle domande più profonde che abitano l’animo umano.

Il Papa ci ha provato, con le parole del Vangelo, e ha ottenuto una risposta del tutto inattesa. Senza giudicare nessuno, ha affrontato i temi dell’eutanasia, degli abusi nella Chiesa, dell’Intelligenza artificiale, delle guerre, delle difficoltà di tante famiglie, dell’avanzata delle destre in Germania e in altri Paesi, della necessità del dialogo e della costruzione dell’Europa.

«La Chiesa continua ad alzare la voce. Non possiamo obbligare nessuno, a volte può sembrare inutile, ma continuiamo a parlare, a invitare, ad annunciare il Vangelo», ha risposto il Papa alla domanda di Manuela Tulli dell’Ansa, durante la conferenza stampa in volo, sulla necessità del dialogo tra le nazioni.

«Non è per essere politico o non politico, ma (serve) una voce», ha ribadito Prevost. Una voce, la sua, che si alza senza timori, con decisione e umiltà al tempo stesso. Con la forza disarmante di quel Vangelo che ha cambiato il corso della storia e ancora oggi può dare un senso al nostro vivere quotidiano.