Pace nei nostri cuori
Il tempo scorre, inesorabile. I giorni, le settimane e i mesi volano via veloci. E pure gli anni, uno sull’altro, come se quello appena trascorso fosse accaduto solo ieri. Invece siamo qui, ancora una volta con davanti a noi il tempo forte che la Chiesa ci propone, in uno scandire delle stagioni in cui si alternano i diversi momenti proposti dalla liturgia.
Un ritmare che si impasta con la nostra vita. Prima il carnevale, con le sue feste e le sue maschere, poi la Quaresima, con il mercoledì delle ceneri che in breve ci catapulta in un periodo di riflessione e di penitenza, termini ormai desueti, in una società non più cristiana.
Ha ancora senso, è bene chiederselo, richiamare questi periodi? Ha ancora un valore provare a sollecitare il silenzio, la meditazione, la conversione e persino la confessione, uno dei sacramenti che più hanno visto accentuarsi la crisi durante il periodo del Covid? Ha ancora senso che la Chiesa inviti a questi comportamenti, anche al digiuno, in un momento storico in cui prevale il mito del successo, della forza, della potenza, dei soldi e dell’apparenza?
Quello che accade è sotto gli occhi di tutti. Le guerre e le divisioni nel mondo si moltiplicano.
Non si riesce a giungere a una pace che possa essere accolta da Russia e Ucraina, in conflitto da ormai quattro anni. In Terra Santa la condizione del popolo palestinese, in specie nella Striscia di Gaza, rimane di diffusa sofferenza, mentre l’attenzione dei media si sposta su altri eventi, Olimpiadi e Sanremo anzitutto.
Pare di avvertire un certo mal celato desiderio di scontro, anche nel nostro Paese. Come se si volesse trovare la scusa per mettersi in difesa, per accusare gli avversari, per poter agire con durezza. Il clima che si respira a volte è pesante, con i notiziari stracolmi di news tragiche che alimentano lo sconforto.
La Chiesa, anche se ormai poco ascoltata, invita a rallentare i ritmi, a prendersi del tempo. Incoraggia i miti a mettersi al tavolo del dialogo. Invoca la pace tra le persone, tra vicini di casa, tra colleghi, nelle famiglie, nelle comunità. Per primi siamo invitati a essere operatori di pace, da realizzare dentro noi stessi e con chi ci ha chiamati a questo mondo. Nelle nostre coscienze e nei nostri cuori: riconciliati con Dio, con il prossimo, con il mondo.
