Polveriera mondo

«Peggio di Alcatraz». Così Mario Burlò ha descritto il carcere venezuelano in cui è stato rinchiuso per oltre un anno. Con lui è stato liberato, nella notte fra domenica e lunedì, il cooperante Alberto Trentini, anche lui detenuto senza motivo da 14 mesi. Sale così a quattro il numero dei nostri connazionali portati a casa dal governo italiano, con un lavoro di mediazione che ha visto coinvolta anche la Chiesa cattolica, come è stato confermato nei primi commenti dopo la scarcerazione.

La gioia per la liberazione di Trentini, Burlò, Gasparin e Pilieri non deve fare dimenticare gli altri italiani ancora nelle mani del Venezuela del dopo Maduro. Il vento pare cambiato, ma i ritorni alla libertà avvengono ancora con il contagocce. L’impressione è quella di vivere un mondo che è una polveriera.

Ovunque ci si giri, si vede un focolaio di guerra, di combattimenti, repressioni, cattiverie, minacce. Non bastava il fronte russo-ucraino a inquietare i sonni di tutti gli europei, con l’aumento degli attacchi dell’esercito di Putin su Kyev, ora torna in fiamme il vicino Medio Oriente, con la rivolta di piazza in Iran. Le nuove generazioni non ci stanno a vivere dietro a un velo e a stare senza Internet. Il mito dell’Occidente libero fa proseliti nel Paese degli ayatollah.

La repressione finora è stata durissima e, secondo alcune fonti, avrebbe procurato migliaia di morti e fatto almeno diecimila prigionieri. Di questi, tantissimi rischiano la forca, vista l’asprezza della risposta di chi guida l’Iran.

Alle nostre latitudini la protesta a Teheran e nelle altre città iraniane non ha avuto il seguito che avrebbe meritato. Ci sono volute immagini tremende per risvegliare dal torpore chi guardava altrove, mentre cresce la pressione internazionale sul regime.

Dagli Usa, il presidente Trump pare avere ogni giorno un nuovo bersaglio, generando insicurezza diffusa, mentre anche negli States dilaga la protesta per l’uccisione della 37enne Renee Nicole Good da parte di un agente Ice, la polizia antimmigrazione.

In questo contesto non è semplice per nessuno suggerire vie d’uscita. Ci prova la Chiesa cattolica con Leone XIV che non perde occasione per ribadire la necessità del dialogo, del perdono e di una pace giusta e duratura.

Non si tratta solo di pii desideri o buoni sentimenti. È la strada da percorrere se si vuole uscire dall’abisso nel quale rischiamo di precipitare.