Domenica 15 febbraio – Sesta domenica Tempo Ordinario – Anno A
NECESSARIO GUARIRE IL CUORE PER GUARIRE LA VITA
Sir 15,15-20; Salmo 118; 1Cor 2,6-10; Mt 5,17-37
Noi cristiani siamo pellegrini su questa terra perché camminiamo verso una meta precisa: il regno dei cieli. Ogni passo compiuto ha un senso eterno. Da qui l’importanza del discernimento per fare scelte coerenti con questo obiettivo.
La persona umana, però, dotata del libero arbitrio e incline al male, non sempre compie scelte giuste. Se esercita la libertà di cui dispone, affidandosi unicamente alle proprie capacità, si ritrova a soddisfare i bisogni dei propri istinti egoistici, a essere guidata dall’orgoglio e dalla superbia di bastare a se stessa. Questo porta a una libertà solo apparente perché la persona diventa schiava dell’idolatria del denaro, del potere, dell’apparire, manipolata da una mentalità utilitaristica e narcisista.
La libertà veramente liberante è quella della persona che si affida a Dio e segue fedelmente l’insegnamento che Gesù ha trasmesso nel Vangelo perché «chi trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli».
Gesù non cancella i comandamenti, ma ne sposta il baricentro dalla norma esteriore all’intenzione del cuore, che è il laboratorio dove si forma ciò che poi uscirà fuori e prenderà figura di parola, gesto, atto. È necessario guarire il cuore per guarire la vita.
Il cuore è sinonimo di amore ed è proprio l’amore la novità che Gesù introduce nel vivere i comandamenti. Ecco allora che ogni precetto diventa un’esigenza d’amore: ama Dio con tutto il cuore e ama il prossimo come te stesso. Proprio perché l’amore è la pienezza della Legge (Rm 13,10) non è sufficiente ‘non uccidere’: anche adirarsi, offendere gli altri, non rispettarli, va contro il comandamento perché è un modo di sopprimerli nel cuore o nelle intenzioni intime.
In assenza dell’amore, si potrà anche non derubare il prossimo, ma lo si deruberà ugualmente avendo invidia di lui e delle sue risorse o mancando di rispetto alle cose che possiede. Si potrà anche non spergiurare, ma se si manca di schiettezza, rettitudine e di sincerità, si faranno giuramenti falsi nel proprio cuore. Non ci si può sentire sollevati se non si bestemmia perché ci sono bestemmie senza voce, cresciute nel rancore e alimentate da delusioni e frustrazioni verso un Dio percepito come proiezione di bisogni.
Non basta evitare l’atto fisico dell’adulterio perché questo si può compiere anche con uno sguardo concupiscente. Gesù ci dice che si pecca anche con le intenzioni, i desideri, i pensieri che abitano il cuore.
