Domenica 18 gennaio – Seconda domenica Tempo Ordinario – Anno A

GESÙ NON È UN INVIATO MA COLUI CHE VIENE DA DIO

Is 49,3,5-6; Salmo 39; 1Cor 1,1-3; Gv 1,29-34

In questa seconda domenica del Tempo Ordinario, la liturgia della Parola ci mette davanti quattro figure diverse tra loro ma profondamente unite da un’esperienza comune: l’incontro con un Dio che chiama, parla e invia. Incontriamo il profeta Isaia, il salmista, san Paolo e Giovanni Battista.

Ognuno di loro ha accolto Dio nella propria vita e ne è diventato testimone attraverso l’annuncio. Ciò che colpisce è che l’incontro con Dio non rimane mai confinato nella sfera privata: chi fa esperienza della sua presenza viene sempre spinto verso la missione, verso la comunicazione agli altri.

Domenica scorsa abbiamo ascoltato il racconto del battesimo di Gesù al Giordano secondo l’evangelista Matteo. Ora la liturgia invita a tornare su quello stesso evento, ma con uno sguardo differente: è la prospettiva dell’evangelista Giovanni che racconta la testimonianza del Battista, chiamato a riconoscere e indicare Gesù come l’Agnello di Dio.

Questa espressione è carica di significati: da un lato richiama l’agnello del sacrificio, il linguaggio pasquale, l’offerta che ristabilisce l’alleanza. Dall’altro, rimanda al Servo del Signore (prima lettura) che porta la salvezza a tutta l’umanità.

San Giovanni parla poi della preesistenza di Gesù: «Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me». Non si tratta di una questione cronologica, né solo del possibile richiamo al ritorno di Elia. È una professione di fede: Gesù non è soltanto un inviato tra gli altri, ma colui che viene da Dio, che condivide la sua stessa vita ed è da sempre parte del suo progetto di salvezza, perché è Dio.

Noi siamo capaci di riconoscere l’Agnello di Dio che viene incontro alla nostra vita? Sappiamo accorgerci della sua presenza umile, discreta, spesso lontana dalle immagini di potenza che ci aspetteremmo? Dio continua a chiamarci all’annuncio del Vangelo, e lo fa donandoci suo Figlio, colui che è permanentemente abitato dallo Spirito Santo.

Questo richiamo diventa particolarmente eloquente nell’Eucaristia: lì lo Spirito scende e trasforma il pane nel Corpo di Cristo, rendendo attuale e vivo quel dono totale che Giovanni Battista ha indicato sulle rive del Giordano.

Ogni volta che partecipiamo all’Eucaristia, siamo chiamati non solo a riconoscere l’Agnello, ma anche a diventare, come Isaia, il salmista, Paolo e Giovanni Battista, testimoni credibili di ciò che abbiamo visto e ascoltato.