Domenica 8 marzo – Terza domenica di Quaresima – Anno A
SOLO IN LUI L’ACQUA VIVA CHE DÀ SENSO ALLA VITA
Es 17,3-7; Salmo 94; Rm 5,1-2.5-8; Gv 4,5-42
Il Vangelo ci porta a Sicar dove un uomo e una donna si incontrano a un pozzo. Il pozzo nella Scrittura è fondamentale, essendo fonte di acqua e quindi di sopravvivenza. È luogo di incontro e scambio importante, simbolo delle relazioni fondamentali, senza le quali la vita è arida. Già nell’Antico Testamento il pozzo era considerato il luogo di incontri importanti: Il servo di Abramo incontra la futura sposa di Isacco, Rebecca, ma anche Giacobbe e Rachele, Mosè e Zippora.
Nel Cantico dei Cantici l’amata invita l’amato a dissetarsi alla sua fonte. E Gesù si siede al pozzo, a quello di Giacobbe. È lì per andare oltre la Torah, oltre la legge, superare i pregiudizi. Poco prima abbiamo letto “deve” andare in Samaria: non era tenuto ad andare al pozzo, ma quel luogo è significativo per riportare alle origini il popolo.
Gesù si reca in Samaria, terra diventata pagana. Al posto di ebrei del Regno del Nord (Israele) deportati dagli Assiri erano stati portati nel territorio altri popoli, creando una nuova popolazione e mescolando la fede non più ritenuta pura dai giudei. Gesù attende l’arrivo della samaritana: è Lui a fare il primo passo per venirci incontro.
La donna va al pozzo per le necessità della vita quotidiana. Va in un’ora insolita, l’ora sesta (equivale a mezzogiorno), l’ora più calda della giornata, per essere sicura di non trovare nessuno; invece Gesù è lì. La donna trova Colui che le rivela chi è veramente e nel momento in cui le rivela i suoi peccati, la donna non si sente umiliata, ma liberata, poiché si tratta di una rivelazione che viene dall’amore ed è offerta con amore, senza giudizio. Notiamo sesta ora e sei uomini.
Per la Bibbia i numeri sono importanti. Gesù è il settimo come settimo è il giorno del Signore. Lui è lo Sposo vero che disseta la sete di amore. Anche noi leggendo è come se ci trovassimo al pozzo di Sicar. Anche noi siamo “assetati” e abbiamo bisogno di acqua viva. Il rischio è quello di accontentarsi di assetarsi con cisterne screpolate.
Il Signore offre invece “l’acqua viva”. Solo da quella “fonte” troviamo il senso della nostra vita: chi siamo e sentiamo di essere accolti, amati così come si desidera. È questo il vero dono di Dio. Un dono che va condiviso.
