Gli “Artifici” tecnologici spiegati da don Davide

Dall’inizio di dicembre, tra le rubriche di “Avvenire” c’è un nuovo appuntamento fisso: “Artifici”, brevi puntate che si leggono in due minuti dedicate alle sfide etiche ed educative dell’intelligenza artificiale. Si tratta di “un viaggio settimanale – così la presentazione ufficiale – per indagare i meccanismi della tecnologia e contribuire a costruire un nuovo umanesimo digitale”.

A firmare gli articoli è don Davide Imeneo, prete della diocesi di Reggio Calabria, dove dirige l’ufficio diocesano per le comunicazioni sociali e il settimanale “Avvenire di Calabria”, la prima testata della Fisc a integrare l’intelligenza artificiale nel proprio lavoro quotidiano. Un’esperienza di cui venne a parlare anche a Cesena, alla fine del 2024, guidando un corso intensivo per i giornalisti del Corriere Cesenate e delle sue edizioni gemelle.

Don Davide non parla solo da esperto sull’argomento, ma come educatore ed evangelizzatore. Vuole capire come annunciare il Vangelo in un mondo sarà sempre più condizionato dall’IA.

Per questo, in vista del Giubileo dei giovani dell’estate scorsa fece nascere in parrocchia il laboratorio “Aula G”, per educare i ragazzi all’uso eticamente corretto dell’intelligenza artificiale. La sfida – spiegava – “è aiutarli a riconoscere l’IA come strumento e non come fine”. E per far questo serve competenza critica, per non delegare ad altri il giudizio, attenzione alla dignità della persona, “perché la macchina non conosce gratuità né amore”, e serve consapevolezza sui dati. I frutti sono stati incoraggianti: sono nati diversi progetti concreti ma soprattutto si è formata una piccola comunità in cui competenza tecnica e sensibilità spirituale si sostengono a vicenda.

Gli articoli di don Imeneo sono facilmente reperibili su avvenire.it. Fra i primi temi affrontati: perché gli adolescenti scelgono l’IA al posto degli amici; l’invasione dei giocattoli potenziati dall’IA e i dubbi sulla sicurezza dei bambini; il nuovo metodo di OpenAi: “ChatGpt confesserà i propri errori”. Se lo dice un prete, bisognerà credergli.