Scout al Carisport, preghiera e solidarietà nella comunione dei santi

Santa Messa di inizio anno per tutti i gruppi della zona di Cesena. Le offerte raccolte sono andate alla mensa della Caritas diocesana

Il palazzetto dello sport di Cesena pochi minuti prima dell'inizio della Santa Messa del 1° novembre 2026

«In quanti dite che siamo? Mille e cinquecento? No, vi assicuro che oggi siamo molti di più. Lo vedete quello spazio vuoto al centro del palazzetto? In realtà è pieno. Pieno di angeli e di santi, proprio come avete sentito poco fa nella preghiera eucaristica: “insieme agli angeli e ai santi”. Sono davvero qui con noi». Le presenze, dicono i responsabili, sono state circa 1600.

Santa Messa d’inizio anno scout della zona Agesci di Cesena

Il desiderio della santità

Le parole del vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, sono risuonate questa mattina nel Pala Bcc Romagnolo, i cui spalti erano pieni dei gruppi scout della zona di Cesena, bambini, ragazzi, educatori e famiglie, riuniti per la Santa messa di inizio anno.

Parole che hanno ribadito, in un modo accessibile a tutte le età, l’importanza della comunione dei santi (che tiene unita la Chiesa pellegrina sulla terra, quella purgante e quella trionfante) nella solennità liturgica dedicata a tutti i santi.

«Oggi è domenica, giorno del Signore, e per una Dio-incidenza oggi celebriamo anche tutti i santi. Voi scout celebrate proprio in questo giorno, forse per il desiderio di essere santi e vivere nella dimensione della beatitudine» ha sottolineato il vescovo.

Memoria dei defunti e solidarietà

La mattinata si è aperta alle 9 con il ricordo, per canti e immagini, dei fratelli e sorelle scout tornati alla casa del Padre (defunti, Ndr).

Uno degli schermi usati per proiettare il ricordo degli scout defunti

A seguire, prima della Messa, ha preso la parola il direttore della Caritas diocesana William Tafani, che ha ringraziato per la scelta di destinare alla mensa Caritas le offerte raccolte in giornata.

L’intervento del direttore della Caritas diocesana, diacono William Tafani

La bellezza è legata all’amore

Nella sua omelia monsignor Caiazzo ha parlato della bellezza dell’essere cristiani: «Guardandovi stamattina sento di dire: voi siete la generazione che cerca il volto di Dio. E chi cerca il volto di Dio significa che cerca la bellezza di Dio. E chi cerca la bellezza, vuol dire che sfugge da tutto ciò che è brutto, da tutto ciò che non vi aiuta ad essere felici, ad essere contenti».

Un concetto di bellezza che trascende dall’aspetto fisico: «È soprattutto sentire che dentro tu possiedi qualcuno, non qualcosa. E possedere qualcuno significa che effettivamente tu stai sperimentando che c’è l’amore che ti abita dentro. Quando due persone si innamorano, ognuno dei due sente che l’altro lo porta dentro. Sono felice, sono contento e il mio volto diventa radioso, soprattutto nel momento in cui godo della presenza di colui o di colei che io amo».

Vale per gli innamorati, per i genitori nei confronti dei figli e dovrebbe valere anche per i figli nei confronti dei genitori: «anche se spesso succede che magari siete portati a dire “Papà e mamma, non capite niente perché siete arretrati”. Io dico sempre: beati voi, ragazzi che avete 12, 13, 14 anni e che avete già capito tutto! Eppure papà e mamma, per quanto ci possano rimanere male, continuano ad amarti, a volerti bene, perché tu sei l’espressione del loro amore, e non solo, ma anche di tutte le sofferenze, dei sacrifici, di tutte le rinunce per il tuo bene, perché ti vogliono rendere sempre più bello, più bella. E la bellezza è sentire che questo figlio o figlia sta crescendo con dei valori, con dei desideri che lo vogliono portare lontano, sempre più in alto».

L’esempio dei santi e le insidie del mondo

Il vescovo ha spiegato come la santità «non sono le aureole che ci mettiamo o che mettiamo noi addosso a tanti altri, nostri fratelli o sorelle. La santità è custodire la bellezza ed esprimere la bellezza. E chi cerca il volto di Dio è bello».

Al contrario, la bruttezza è «la cultura della morte che ci sta dominando in tutte le scelte di vita che il mondo sta facendo». Non soltanto la guerra. «Il mondo ci sta portando lontano dalla bellezza, al punto tale che le guerre ce le facciamo anche tra di noi, nelle nostre famiglie, nei nostri condomini, nei nostri gruppi. Ci facciamo a volte le guerre e ci mettiamo uno contro l’altro e non sappiamo perdonarci l’uno con l’altro».

L’esempio dei santi, per il presule, è un esempio di bellezza: «i santi sono esattamente le persone che, come voi, hanno capito che la vita è bella, è meravigliosa, è da amare; che nella vita non si è contenti e felici solamente perché le cose vanno bene, ma che la vita è bella perché sono capace anche di saper soffrire e sono capace anche di fare delle rinunce, e che sono capace anche di saper affrontare il momento di difficoltà, il momento anche triste della morte, il momento della sofferenza, della malattia, che io non mi piego. Beato è colui che rimane dritto. Beato è colui che tiene la testa alta. Beato è colui che non si lascia abbattere né dai droni, né dai missili, né dalle parole, né dalle ingiustizie, né da niente. Beato è colui che continua a tendere lo sguardo in alto, verso la bellezza che è il Signore, che è Gesù, il pastore bello».

Tornare a casa più belli di prima

Proprio il “Pastore bello” è il titolo della lettera del vescovo Antonio Giuseppe scritta per quest’anno pastorale: «spero che almeno i capi l’abbiano letta, e anche quelli che si sentono grandicelli: il pastore bello è Gesù. E allora noi saremo tutti belli e saremo tutti santi. Lo siamo già di per sé in potenza, perché abbiamo ricevuto il Battesimo, ma lo saremo ancora di più se la nostra vita, guardandola qua da sotto, diventa un canto. Un canto non per animare la Messa, ma per animare il mondo, l’umanità intera che ha bisogno di noi come cristiani».

L’augurio finale del vescovo agli scout è stato «che tutti possiate sentirvi davvero beati, beati, felici, contenti, pieni di gioia, di entusiasmo, di amore, di fraternità! Vogliamo rispondere al brutto con il bello. Alla guerra con la pace, alla divisione con la fraternità, all’ingiustizia con la giustizia. Vogliamo rispondere con l’amore che viene da Dio e che ci possiede. E allora, al termine di questa celebrazione, quando tornerete a casa, tornerete più belli di prima. Andate a guardarvi allo specchio, guardatevi in profondità e scoprirete che siete più belli di come vi siete alzati stamattina. Perché? Perché abbiamo incontrato la bellezza vera».

Verso il Jamboree

Al termine della celebrazione, sono stati presentati i ragazzi e i capi che nell’estate del prossimo anno prenderanno parte al Jamboree in Polonia (26° raduno mondiale dello scautismo), i quali hanno ricevuto una speciale benedizione da parte del vescovo.

La benedizione del vescovo ai ragazzi che andranno in Polonia la prossima estate

Gli incaricati di branca Esploratori e Guide hanno ricordato loro che in questo grande evento saranno «ambasciatori dello scautismo italiano e della nostra zona». Invitandoli ad «ascoltare, raccontare, costruire relazioni: ciò che porterete a casa diverrà ricchezza per tutti».

Anche la condivisione di ciò che è buono e bello aiuta nella strada verso la santità.

Qualche immagine della giornata