Scuole Medie e settimana corta, tra sostegno e critiche

Alcuni genitori avrebbero preferito un approccio più graduale con possibilità di scelta. Il dibattito

La scuola Media “Viale della Resistenza" (foto: Sandra e Urbano fotografi (Cesena)

Le famiglie di Cesena con i figli alle Medie non potranno più scegliere l’opzione oraria: tutte le scuole medie della città a partire da settembre 2026 passeranno alla cosiddetta settimana corta.

La nuova organizzazione

La nuova organizzazione didattica, frutto di un accordo tra le dirigenze scolastiche e il Comune, prevede lezioni dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 14, per un totale di sei ore al giorno e 30 ore settimanali, e nelle scuole in cui è previsto il tempo prolungato l’uscita sarà alle 17 e non alle 16. Un cambiamento che coinvolgerà studenti tra gli 11 e i 14 anni e che sta già facendo discutere.

Assenza di scelta

Pur essendo una decisione già nell’aria da diversi mesi, l’apertura delle iscrizioni e molti open day in cui le famiglie hanno compreso come sarebbe cambiata l’organizzazione oraria delle scuole, hanno determinato l’avvio un dibattito tra le mamme, soprattutto sui social. Nel gruppo Facebook “Da mamma a mamma Cesena e dintorni”, che conta 3.700 iscritte, si moltiplicano i commenti, tra sostegno e critiche. Uno dei nodi principali riguarda l’assenza di possibilità di scelta: alle famiglie non è concessa libertà di scelta educativa per i propri figli. Diverse mamme, pur essendo favorevoli ad aggiornamenti nella didattica e all’evoluzione dei modelli educativi, sottolineano come la settimana corta non venga proposta come un’opzione, ma come l’unica formula disponibile. Una scelta che, secondo alcuni genitori, non terrebbe conto della varietà delle situazioni familiari e lavorative, a differenza di quanto avviene in altri contesti scolastici fuori dal Comune di Cesena, dove coesistono più soluzioni orarie.

L’organizzazione della giornata

Le difficoltà più evidenziate riguardano l’organizzazione quotidiana, vista l’uscita da scuola alle 14. Per alcune famiglie questo potrebbe tradursi in un minore tempo condiviso o nella necessità di affidarsi anche per la fascia oraria del pranzo a nonni o a baby-sitter, tenuto conto che si tratta di ragazzi sotto i 14 anni. A ciò si aggiunge la questione dei trasporti: “Molti studenti si spostano con autobus di linea e non con servizi scolastici dedicati – spiega una delle mamme amministratrice del gruppo – viaggiando da soli nonostante la giovane età”.

Preoccupazioni legate alla didattica

Non mancano le preoccupazioni legate alla didattica. Alcuni genitori temono che sei ore consecutive di lezione possano incidere in negativo sull’attenzione e sulla capacità di apprendimento, soprattutto nelle ultime ore della mattinata. Secondo questa posizione, una distribuzione delle lezioni su sei giorni, con giornate più brevi, risulterebbe più equilibrata e meno faticosa per gli studenti.

Pareri favorevoli

Accanto alle critiche, emergono anche numerosi pareri favorevoli. C’è chi ricorda come la settimana corta sia già una realtà consolidata in molti Paesi europei e come l’Italia rappresenti ormai un’eccezione con il modello su sei giorni. Avere due giorni consecutivi di pausa viene visto come un vantaggio, utile per recuperare energie, dedicarsi ad attività sportive o extrascolastiche e trascorrere più tempo in famiglia. Viene citata anche l’esperienza di comuni vicini, come Gambettola, dove l’introduzione della settimana corta avrebbe avuto effetti positivi. Il confronto si alimenta ulteriormente osservando quanto accade in altri territori. A Bertinoro, ad esempio, la settimana corta è al vaglio degli organi collegiali e al momento è lasciata la possibilità di scelta alle famiglie. Un approccio che, secondo alcuni genitori cesenati, appare più graduale e attento alle diverse esigenze sociali, lavorative ed educative.