Trump e la sua politica. L’Occidente non deve vergognarsi della propria storia

Posta in redazione, in risposta a una lettera del 4 dicembre scorso

Il presidente Trump presenta i dazi (Foto AFP/SIR)

Questa lettera è stata scritta prima dell’attacco di oggi al Venezuela da parte degli Usa

L’America e la percezione in Europa

Caro direttore, ho letto con un misto di noia e divertimento l’analisi di Tiziano Conti sull’amministrazione Trump (vedi lettera in pagina aperta sul numero del 4 dicembre, edizione cartacea, ndr). È il solito saggio di quella letteratura del “nonostante” tanto cara a certa stampa liberal: l’economia americana non va male, ci dicono, ma è solo una questione di “percezione”. Peccato che la realtà, quella dei numeri che muovono i capitali e non i pregiudizi, racconti una storia diametralmente opposta.

America come malato immaginario

C’è un vezzo tutto europeo, e un po’ provinciale, nel guardare all’America come a un malato immaginario. Mentre noi ci interroghiamo sulla stabilità del presidente, i mercati finanziari scommettono sul dinamismo americano. Il boom borsistico non è un’allucinazione: è il riflesso di un’America che ha trasformato lo shock dei dazi in uno stimolo alla reindustrializzazione. Se i listini corrono, è perché le aziende prevedono utili, non perché leggono i tweet della Casa Bianca.

L’America sta cambiando pelle

Sulla manifattura, Conti prende un abbaglio statistico: mentre l’Eurozona — con la Germania in testa — affoga sotto la soglia dell’espansione, l’America tiene botta perché sta cambiando pelle. Soprattutto, sta diventando l’infrastruttura del futuro. Il vero dramma che Conti non vede è che mentre l’America costruisce, l’Europa regolamenta. Nel 2025, gli Usa hanno investito oltre 120 miliardi di dollari in AI e data center; noi abbiamo risposto con l’AI Act, una foresta di vincoli che spinge i nostri capitali e i nostri cervelli oltreoceano. È la vittoria del timbro sull’algoritmo: noi regolamentiamo la decadenza, loro finanziano il primato.

Fallimento del modello Minnesota

Ma il vero punto di rottura è il fallimento del “modello Minnesota” e di quel welfare universalistico generoso che oggi si rivela un castello di carte. Non si può mantenere un sistema di protezione sociale degli anni ’70 in un mondo di confini aperti, dove troppe persone finiscono a carico di una base di lavoratori sempre più esigua. Lo scandalo dei fondi rubati in Minnesota legato alla comunità somala è il sintomo di un sistema che ha perso il controllo. È la matematica a condannare quel modello: il sussidio come diritto acquisito per chi non contribuisce è un cappio al collo per chi produce.

Il tema dell’identità

Infine, direttore, c’è il tema dell’identità. Trump, pur nel suo modo spesso sgrammaticato, ha avuto il merito di rompere il tabù del masochismo occidentale. L’Occidente non deve vergognarsi della propria storia, né chiedere scusa per il solo fatto di esistere. La difesa della propria identità — inclusa quella radice cattolica che resta l’architrave della nostra civiltà — non è un atto di chiusura, ma l’unico presupposto per una gestione seria dell’integrazione. Solo chi sa chi è può accogliere senza farsi annullare.

L’ideologia della penitenza, quella di Biden

Il “disastro” di Biden era un’America sussidiata e prigioniera di un’ideologia della penitenza. Quella di oggi ha deciso di tornare a essere il centro gravitazionale del mondo. Chi scommette contro questa economia, solitamente, finisce per perdere i propri soldi. O, peggio, la propria credibilità.

Con stima.
Andrea Rava – Faenza

Caro Rava, pubblico lo stesso la tua lettera anche se oggi c’è stato l’attacco degli Usa al Venezuela (cfr pezzo al link qui sotto) e la tua lettera era qui da qualche giorno. Credo che i lettori comprendano la differenza e che è solo il caso che fa abbinare le due vicende tanto diverse tra loro. Rimane il fatto che l’attacco di oggi ha colto tutti di sorpresa. Vedremo cosa accadrà nei prossimi giorni. Intanto grazie per l’intervento e per l’attenzione che riservi al giornale. Nel merito delle vicende entreremo con altri commenti, più avanti, con alcuni timori e tante incognite in più rispetto a quanto sta accadendo.

Francesco Zanotti

zanotti@corrierecesenate.it