Sport
Walter Zenga nel segno di Azeglio Vicini
Assegnato all'ex portiere dell'Inter e della Nazionale il premio del Panathlon: "Con il ct giocavamo a briscola e a tresette"
Una serata di sport, memoria e amicizia al Grand Hotel Da Vinci di Cesenatico.
Il tavolo della presidenza
Il Panathlon Club Cesena ha consegnato ieri sera all’ex portiere Walter Zenga la nona edizione del premio intitolato ad Azeglio Vicini. Al tavolo presidenziale il presidente Dionigio Dionigi, il giornalista Giorgio Martino, amico del club dal 1986, l’ex calciatore e commentatore Sky Lorenzo Minotti, l’ex ct Alberto Zaccheroni, il sindaco di Cesena Enzo Lattuca, il vicepresidente e patron della Sidermec Pino Buda e Gianluca Vicini, figlio del compianto commissario tecnico.

Il ricordo di Vicini
Dionigi ha aperto la serata congratulandosi con il socio Bruno Piraccini, nominato cavaliere del Lavoro. «Il Panathlon era stato profetico – ha esordito compiaciuto Dionigi -. Tre anni fa gli avevamo consegnato il premio Fair Play alla carriera». Il presidente ha poi ricordato l’albo d’oro del riconoscimento, assegnato prima di Zenga a Marco Tardelli, Fabio Capello, Franco Baresi, Paolo Maldini, Beppe Bergomi, Roberto Donadoni, Giancarlo Antognoni e Antonio Cabrini. «Con questo premio vogliamo ricordare una persona unica, come uomo e come sportivo». Spazio quindi ai ricordi personali di Dionigi, legati a una profonda amicizia: «Con Azeglio facevamo lunghe camminate sulla spiaggia di Cesenatico. Il giorno in cui mi comunicò l’incarico con la Nazionale, parlando e camminando, ci ritrovammo senza accorgercene a Gatteo. Amava le tagliatelle e il sangiovese. Discutevamo di tutto, anche di quel senso di appartenenza che caratterizza noi romagnoli».
Il premiato
Poi il riferimento all’ospite d’onore: «Qui stasera c’è uno dei ragazzi che Vicini ha amato di più: un campione con 473 presenze nell’Inter e 58 in Nazionale». Zenga ha ricambiato con un ricordo semplice e autentico: «Con lui avevo un rapporto particolare. Alla vigilia delle partite, per allentare la tensione, giocavamo a briscola e a tresette». Un legame fatto di fiducia e cordialità, lontano da ogni formalità. «Mi piace pensare che non fosse qualcosa di costruito, perché sono proprio i rapporti spontanei a essere i più belli», ha sottolineato Dionigi. Zenga, 66 anni e residente a Dubai dal 2007, ha infine rivolto lo sguardo al presente: «Oggi il calcio italiano è formato da tanti stranieri, spesso con poca qualità, e da pochi italiani con una base calcistica davvero importante».
