Marco Perini (Avsi in Medio oriente): “C’è troppo odio, da una parte e dall’altra. Ricominciare dall’ultimo che ci crede”

Una serata per le tende di Natale, in parrocchia a San Rocco: "Devo tutto a quella signora che a Sarajevo rischiò la vita per dirci grazie"

Nella foto, da sinistra: Giovanni Taioli e Marco Perini. Parrocchia di San Rocco, venerdì 28 novembre 2025
Nella foto, da sinistra: Giovanni Taioli e Marco Perini. Parrocchia di San Rocco, venerdì 28 novembre 2025

Incontro con l’ex giornalista che diede una svolta impetuosa alla sua vita. “Dobbiamo partire da un destino che ci unisce, altrimenti non si troverà mai nulla per fare la pace”

La tregua non esiste. Ricominciare dall’ultimo che ci crede

Marco Perini, ex giornalista, da oltre 20 anni è impegnato con l’ong Avsi in Medio oriente. Venerdì scorso, durante una serata in parrocchia a San Rocco, ha raccontato la sua esperienza e quello che vede ogni giorno in quei luoghi tanto martoriati dalla guerra e dalle divisioni tra i popoli. Non le manda a dire a nessuno e non teme ripercussione. “La tregua proposta dal presidente Usa Trump non sta funzionando. Quella vera è un incontro autentico tra persone. Occorre ricominciare da quell’ultimo che anche in quei luoghi tanto martoriati ancora ci crede”.

La pace è una via umile

“La pace è una via umile. Coltiviamola insieme”, ricorda il tema 2025 il cesenate Giovanni Taioli che coordina e promuove, assieme a un gruppo di giovani famiglie, gli eventi per le “Tende di Natale” in favore di Avsi. E menziona i vari progetti in essere in giro per il mondo, tra cui quelli in Libano, a Gaza, in Siria e anche in Italia, in favore di minori non accompagnati. “Un modo – dice – per educarli alla bellezza”, quella bellezza che troppe volte viene nascosta sotto le guerre che insanguinano il mondo.

Un onore essere nella città in cui è nata Avsi

Perini, biellese d’origine, mai aveva incontrato prima dei cesenati, in una serata di dialogo. “Un onore per me essere qui stasera, nella città in cui Avsi è nata”, ammette. Ha un trascorso di oltre 20 anni con Avsi, di cui 18 in Libano. Prima era stato in Ruanda e in Congo. E prima ancora si occupava di notizie.

Quella signora delle more e il campo minato

Come quella volta che era a Sarajevo e si trovò a scaricare sacchi di farina per aiutare la popolazione locale. “Eravamo in quattro – racconta -. Una donna di cui non conosco il nome arrivò con un pezzo di polistirolo con sopra tre more grosse così. Ma noi eravamo in quattro a lavorare. Lasciò lì tutto e andò a cercare la quarta mora in un campo minato, solo per manifestarci il suo grazie. A quella signora dovevo qualcosa. Lei ha cambiato il corso della mia vita”.

Avsi cura tutti, senza guardare la fede professata

È così che Perini lascia tutto e si unisce ad Avsi, fino ad arrivare in Medio oriente. “La pace – tenta di spiegare – è una via umile. Ma umile non nel senso di voler tenere la testa bassa”. E spiega che in Siria ora è presidente uno che fino a un paio di anni fa era un terrorista. “Ma noi vogliamo credere che ci sia un futuro per il Paese – aggiunge Perini -. Lì abbiamo dato vita a un progetto da 17 milioni di euro con cui si sono curate 200 mila persone. Cerchiamo di creare punti di incontro”, di costruire ponti. “Vi dico anche che la stragrande maggioranza di quanti vengono da noi curati è musulmana”.

“Voglio solo la vostra amicizia”

In Libano, un certo Mohammad usava la nostra organizzazione come un jackpot, per spillare soldi. “Poi ha capito – dice Perini – che noi eravamo lì per condividere la vita con loro. Quello stesso Mohammad arrivò a dire in pubblico che non solo non ci avrebbe mai combattuti, ma che sarebbe venuto via con noi”. Oggi Israele gli ha distrutto tutto il suo patrimonio, nel sud del Paese dei cedri. Per questo chiede, riferisce Perini: “Non voglio null’altro. Vorrei solo la vostra amicizia”.

Non vedremo mai la pace in quella regione

Con amarezza Perini ammette. “Noi, in quella regione, finché vivremo non vedremo la pace. Occorre ripartire da persone come Mohammad, che fanno un percorso, o ci si continuerà a uccidere. Occorre ripartire da un destino che unisce”. Poi avverte: “Bisogna ripartire dall’ultimo palestinese che ci crede, altrimenti crescerà sempre solo odio”.

Spero che il Papa trasmetta il coraggio di fare scelte coraggiose

In merito al viaggio del Papa in questi giorni prima in Turchia e fino a domani in Libano, Perini aggiunge: “Mi aspetto che il Pontefice durante questa sua visita mandi un messaggio in grado di scuotere le coscienze che vedo molto agitate. Anche i cristiani sono molto agitati. Spero che Leone XIV sia in grado di trasmettere il coraggio di fare scelte coraggiose, altrimenti per altri 40 anni non avremo la pace”. Poi fa presente che in quel luogo oggi è molto più facile essere radicali. “O si sta da una parte o dall’altra – spiega -. Tutto ciò sta producendo odio. Lo vedo anche nei nostri colleghi locali di Avsi. C’è un odio pazzesco”.

Creare luoghi di condivisione. Non si può ripartire da chi ha più armi

Sulla questione palestinese Perini porta le sue ragioni. “C’è dal 1948. Nessuno se ne è mai interessato più di tanto. Diciamolo: oggi la tregua non funziona, come vediamo dalle notizie di bombardamenti e di morti che si susseguono tutti i giorni a Gaza. La tregua è un incontro tra persone. Allora, ripeto, occorre ripartire dall’ultimo che vuole dialogare. Anche in Israele la gente non sta bene. Vedo solo rabbia e angoscia. Si intravede di tutto meno che il futuro. Occorre creare luoghi di condivisione, altrimenti da dove si riparte? Da chi ha più armi?”.