Carolina Silvi, a 17 anni oltreoceano per realizzare il suo sogno negli States

Rientrata in Italia da pochi giorni, la studentessa del liceo scientifico Righi racconta la sua esperienza

Carolina con la famiglia americana ili giorno dell'arrivo a Kokomo

Una prima tappa del sogno americano l’ha completata Carolina Silvi, giovane studentessa del liceo scientifico “Righi” di Cesena, nell’indirizzo tradizionale. La 17enne cesenate ha infatti terminato da pochi giorni un importante soggiorno studio negli Stati Uniti a Kokomo nell’Indiana, iniziato lo scorso 30 luglio e terminato il 28 dicembre, cui è seguito il rientro a casa, a Ribano di Savignano sul Rubicone.

Il sogno americano

Come è andata questa esperienza?

Rappresenta il sogno americano. Da quando sono piccola, gli Stati Uniti me li immaginavo come nei film: la high school, le partite di football molto sentite, i fast food. Gli Usa li vedevo un mondo lontano e me li ero sempre sognati così. Non ero mai stata prima d’ora oltreoceano. È un Paese che può sembrare vicino al nostro,  occidentale, ma in realtà molto diverso.

Da chi sei stata ospitata?

Mi ha accolta una famiglia con due sorelle, una di 18 anni e l’altra di 15. A me piace viaggiare, conoscere nuove culture e ne ho approfittato per imparare la lingua.

La tua giornata tipo?

Erano scandite da sette ore di scuola, con inizio alle 7,30 e 5 minuti di stacco nel cambio tra ogni lezione. Non esiste il concetto di pranzo condiviso: in famiglia solitamente si cena insieme, anche se troppo presto, a volte alle 17. Il pomeriggio lo dedicavo allo sport.

Il rapporto con gli insegnanti come è stato?

Sono più amichevoli e ti chiedono come vuoi essere chiamato. Cambiando classe ogni ora, non hai gli stessi compagni e nel complesso la scuola è più leggera rispetto a quella italiana. Le uniche materie obbligatorie sono storia, matematica e inglese, le altre poi possono essere scelte da ogni studente.

Nella foto Carolina (a destra) con le amiche al ballo di gala (prom) organizzato dalla scuola

Sport, amicizia e diversità

Tanta importanza è data allo sport.

Fino metà ottobre ho giocato a pallavolo nella prima squadra della scuola. Finivo le lezioni alle 14,20, poi dalle 15,30 alle 17,30 tutti i giorni mi allenavo, mentre al sabato si svolgevano tornei ogni tanto con squadre di altre scuole, in giro per l’Indiana. Lo sport è stato molto utile per trovare nuove amiche.

Il tempo libero come lo impiegavi?

Terminata la pallavolo, ho frequentato una palestra e avendo maggior tempo per me, uscivo con le amiche e guardavo anche il football.

Con l’amica tedesca Jara ad una partita di football

A scuola tanti stranieri.

In tutto c’erano sei italiani, ma la high school è piena di studenti stranieri. Questo rappresenta sia un vantaggio che uno svantaggio.

Quali?

La presenza di studenti stranieri ti permette di conoscere nuove culture, confrontarti con persone diverse, oltre che di sentirti meno solo in quanto exchange student e fare nuove amicizie. Viceversa con tanti studenti stranieri, tu sei quasi un numero tra gli altri. Per stringere amicizia con i ragazzi americani devi faticare, non puoi contare solo sull’eccezionalità della tua provenienza perché è un fatto comune.

Hai avuto modo di visitare qualche altra città?

Con la mia famiglia ospitante, abbiamo trascorso le vacanze autunnali in Florida, a Pensacola. A dicembre invece con altri studenti siamo stati cinque giorni a New York.

Tra rose e spine un’esperienza indimenticabile

Che bilancio puoi fare di questa esperienza?

È stata un’esperienza indimenticabile che porterò sempre nel mio cuore. Mi ha fatto cambiare e crescere. Ho incontrato tante persone. Sono stata accolta da una famiglia e ho creato un legame oltreoceano. So che se avessi bisogno ci son persone che sarebbero disposte ad accogliermi.  Ora prendo l’aereo da sola, ero un po’ una maniaca del controllo, mentre adesso ho imparato ad adattarmi e scegliere le priorità.

Rimorsi?

Non mi pento di aver scelto il semestre, anche se vivere un anno pieno sarebbe stato diverso. Son venuta via appena mi ero ambientata con le amicizie. Se fossi stata più tempo mi sarei goduta di più i legami creati. Ciò non toglie che ne abbia fatti di meravigliosi e sono molto soddisfatta. Ho capito che non vorrei stare in un paesino in Italia, vorrei viaggiare molto e studiare fuori casa. Al contempo gli Stati Uniti non fanno per me: lo stile di vita ha un’altra concezione, noi italiani viviamo in maniera diversa. Tutto ciò mi ha aiutato ad apprezzare quello che ho qui in Italia.

Non sono mancate le difficoltà.

L’esperienza non è stata facile. Io sono espansiva, amichevole e mi son trovata a dovermi creare degli amici e a interagire con altre persone in una realtà già formata, oltretutto con lo scoglio della lingua diversa. È stato frustrante non riuscire ad esprimersi come in Italia e non è stato semplice integrarsi.

Italia batte America in stile di vita e cucina… ma non nel Natale

Lo stile di vita americano in cosa si differenzia da quello italiano?

Là c’è una visione più individualista e lo stile di vita è diverso. Noi usciamo di più durante la settimana e anche al sabato, come per andare al ristorante o in discoteca. Negli Stati Uniti il massimo che si può fare è andare allo Starbucks, inizialmente son andata in paranoia.

Com’è stato il Natale negli States?

Il Natale mi è piaciuto molto perché la “mia” famiglia americana è grande, ci sono molti parenti, nonni, zii, cugini. Abbiamo trascorso molto tempo insieme, nel modo tradizionale. Abbiamo fatto i biscotti, gli addobbi. È stato un vero Natale in famiglia, come lo vediamo nei film, sotto l’albero, con tanti regali. Me lo sono goduto tantissimo.

Un altro scoglio può essere rappresentato da una diversa valorizzazione della cucina.

Sono stata fortunata perché il padre ospitante ha origini messicane: amava cucinare tanto i piatti tipici, come tacos e burritos.

Ora si guarda al futuro

Progetti per il futuro?

“Vorrei studiare in Spagna, magari a Barcellona, all’università insieme alla mia amica tedesca Jara, che abita a un’ora da Monaco di Baviera. Un giorno, in futuro, sicuramente vorrò tornare in Indiana ma prima dovrò scoprire il mondo, attraverso viaggi studio magari proprio all’università. Di sicuro non voglio chiudermi in Italia.