Questione opinabile
Il clima si sta surriscaldando. In vista dell’appuntamento referendario del 22 e 23 marzo gli animi più schierati, da un lato e dall’altro, alimentano paure e tranelli e fanno di tutto per cercare di trovare consensi.
La partita è sulla giustizia, con una consultazione confermativa. Non è in ballo il quorum del 50 per cento dei votanti per la validità del voto, è bene ricordarlo. Qualunque sia la partecipazione, alla fine si avrà un esito o di conferma o di rigetto della riforma.
Oltre la giustizia, si intuisce benissimo dagli scontri degli ultimi tempi, c’è anche una vicenda politica. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha tenuto a precisare più volte che la solidità del governo da lei presieduto non dipenderà dall’esito del voto, per non incappare nell’inciampo occorso a Matteo Renzi nel 2016, che si dimise dopo la sconfitta al referendum sulla riforma costituzionale da lui proposta.
In queste settimane più d’uno tira in ballo la Chiesa, come spesso accade nell’imminenza delle votazioni. È successo con l’introduzione che il cardinale Matteo Zuppi ha tenuto il 26 gennaio al Consiglio permanente della Cei, interpretata da molti come un orientamento di voto. La Cei stessa, per bocca del direttore dell’Ufficio nazionale per le Comunicazioni sociali, Vincenzo Corrado, è dovuta intervenire.
L’invito è stato alla partecipazione, ha scritto Corrado, abbinata a «una corretta informazione per una scelta consapevole e sempre nel segno del bene comune». Si tratta, comunque, di una “questione opinale”. E per temi opinabili, «non bisogna presentare la propria tesi come dottrina della Chiesa».
Occorre ribadirlo, sembra strano, ma bisogna farlo: l’opinione personale di qualcuno non coinvolge tutta la Chiesa. Questo vale anche per noi, per i nostri giornali e le nostre Chiese locali. Stiamo cercando in questo periodo, e continueremo a farlo, di informare i nostri lettori con approfondimenti su una materia per nulla semplice. Se un’obiezione si può fare, è quella della complessità.
Forse i cittadini avrebbero gradito non essere messi davanti a un sì e a un no su un tema così delicato.
Siamo ormai nell’imminenza delle urne. Ribadiamo, come ha fatto la Cei e come anche noi abbiamo scritto in ogni occasione, l’importanza di informarsi, di confrontarsi e, in particolare, di recarsi alle urne, superando il clima di disimpegno e astensionismo.
Come giornale cerchiamo di fare la nostra parte: fornire strumenti per formarsi un giudizio. Ogni voto ha valore.
