Dall'Italia
Com’è cambiato il ruolo del padre. Pellai: “Serve un villaggio anche per fare un papà”
Lo psicanalista: "C'è il rischio di mettere da parte il ruolo degli adulti e finire come peluche, incapaci di dire i no che fanno crescere"
Alberto Pellai spiega come il ruolo del padre sia cambiato dagli anni ’70, passando dall’autorità al coinvolgimento affettivo e educativo. Al tema, raccogliendo anche alcune testimonianze sul territorio, dedichiamo il primo piano del Corriere Cesenate numero 10, in edicola e nelle case degli abbonati da oggi, giovedì 19 marzo, festa del papà.
“Occorre saper dire di no”
La paternità come scoperta e la maternità come paura. È un cambiamento epocale quello che ci fa intravedere Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva e autore di numerosi libri sul rapporto genitori-figli, parlando dell’evoluzione della genitorialità nel mondo di oggi. Per molti l’essere genitori è un desiderio. Tra questo e la realtà si sono innescati cambiamenti nei modelli sociali che Pellai ripercorre in questa intervista. «Un tempo il padre incarnava l’autorità. In una struttura educativa rigida era il garante delle norme, l’erogatore delle sanzioni – spiega –. Dagli anni ’70 in poi questo ruolo è cambiato. Gli è stata chiesta prima una condivisione dei compiti nella coppia e poi di coinvolgersi con i propri figli. All’inizio è stata un’obbedienza, ma poi hanno sentito la bellezza della paternità. Dall’essere padri si sono sentiti padri, non solo come responsabilità, ma con un coinvolgimento attivo nella vita dei figli».
Attenzione ai papà peluche
Questo li ha cambiati: hanno sviluppato una relazione di attaccamento impensabile fino a qualche decennio fa e oggi sono un sostegno nella vita dei figli. «Questo ha mostrato cosa può portare nella vita di un uomo un figlio: maggior complessità e grande completezza. Gli permette di diventare più maturo, più umano». C’è anche un rischio, identificato da Pellai come il fenomeno del “papà peluche”: perdere, dentro la rinnovata affettività, il ruolo di adulto e limitarsi a dire solo sì senza i no che aiutano a crescere. «Così un bambino rischia di perdere la struttura ed essere abbandonato a una grande fragilità, perché senza il ruolo di padre si perde anche il principio di realtà».
Un padre educativo e affettivo insieme
Secondo Pellai, è possibile mantenere entrambi gli aspetti: educativo e affettivo. Condividere storie e percorsi tra padri aiuta a crescere in questa “terra di mezzo” della paternità moderna. «Una volta, quando si presentava in pubblico, l’uomo faceva riferimento solo al lavoro, mentre oggi mette in gioco anche altre dimensioni. Figure come Barack Obama hanno contribuito a mostrare che un padre può essere coinvolto e pubblico al tempo stesso».
Importante essere “genitori insieme”
In Italia il cambiamento è più lento: pochi personaggi pubblici mostrano la paternità, mentre esiste una trasformazione silenziosa con padri che si mettono in gioco, chiedono consulenze educative e aziende che supportano i neopapà. L’allungamento del congedo parentale e la condivisione tra genitori possono rafforzare questa evoluzione. Pellai evidenzia anche il calo del desiderio di maternità per fattori socio-economici e sottolinea l’importanza di essere genitori insieme: «Testimonianze di padri e madri contenti aiutano a valorizzare la genitorialità e possono essere un antidoto alla violenza di genere». I gruppi di padri, come il progetto “Il cerchio dei papà”, insegnano a condividere esperienze, favorendo supporto reciproco e strumenti concreti per affrontare la genitorialità in modo consapevole. «Serve un villaggio anche per fare un papà».