Cesena
Don Simone ai funerali di Mathias Tonti: “Met, ti amiamo. E questo rimane, sempre”
Tantissima gente in chiesa a San Paolo, oggi pomeriggio per il ragazzo morto martedì 7 aprile in seguito a un incidente sugli sci avvenuto in Trentino
Le parole della sorella Tilly e quelle del babbo Alberto e della mamma Tamara: “Se era il progetto di nostro Signore, lo dobbiamo accettare”. Dalla classe: “La tua presenza per noi è stato un dono speciale. Il dirigente della media di Viale della Resistenza, Donato Tinelli: “La mente rifiuta la morte di un dodicenne. Ora è toccato a te, un misterioso privilegio che la razionalità fatica a comprendere”.
I genitori: “Se era il progetto di Dio, lo dobbiamo accettare”
In chiesa tantissima gente. Fuori, il saluto della scuola media di Viale della Resistenza, in un manifesto giallo, con la scritta azzurra: “Mathias, ovunque sarai, ovunque saremo”. (foto qui sotto)

È difficile e doloroso il distacco da una persona cara, sempre. Diventa lacerante quando è un ragazzo di 12 anni a dovere lasciare questa vita. “Ma se era il progetto di nostro Signore – dicono insieme il babbo Alberto e la mamma Tamara, alla fine della Messa – lo dobbiamo accettare”. Anche se a lasciarti è un figlio speciale, come dicono i coniugi saliti insieme all’ambone per ricordare il figlio che se ne è andato troppo presto, in un incidente sugli sci, in Trentino. (cfr pezzo al link qui sotto)
La bara a terra, il cero pasquale, i fiori e il crocifisso
Attorno all’altare ci sono i compagni di classe. La bara viene deposta a terra. Sopra trovano posto un casco, una maglia con il numero 12 e un orsacchiotto. C’è una foto che lo ritrae in azione, mentre gioca a pallavolo, con il Volley club. Tra le centinaia di fedeli, molti indossano una divisa, chi di Cesena, chi di Ravenna, della Consar, squadra di pallavolo nella quale la mamma Tamara ricopre il ruolo di responsabile marketing. Ci sono tantissimi fiori bianchi. Il cero pasquale sta davanti a tutti, mentre dall’alto il crocifisso ricorda a tutti chi per primo ha donato la sua vita per i fratelli. Il coro, misto delle parrocchie di San Paolo e San Mauro in valle, intona il canto “Veniamo da te chiamati per nome”. Una chiamata che a volte, come in questo caso, è arduo comprendere.

Cristo è la speranza che non delude
In avvio di celebrazione, il parroco don Simone Farina che presiede l’Eucaristia (con lui concelebrano don Paolo Pasolini di San Rocco e don Dikson di Santa Maria della speranza), dice che “i perché urlano nel nostro cuore. L’umano conforto non basta. Affidiamoci al suo Amore (quello del Padre, ndr)”. Perché, dice la liturgia letta dal sacerdote, è “Cristo la speranza che non delude”. Lo conferma la prima lettura tratta dalla prima lettera di san Giovanni: “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre… Lo vedremo così come Egli è”. Come già lo vede Mathias che tocca con mano: il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”, si ripete con il salmo.
Don Simone: “L’attesa nell’amore è sempre spiazzante”
Il testo del Vangelo tratto da un brano di Marco ricorda a tutti di vegliare: “Non sapete quand’è il momento. Non sapete quando il ladro verrà”. Tocca con l’omelia a don Simone trovare le parole adeguate per dare ragione della speranza che in tanti cercano davanti a una morte che appare senza ragione. “Vegliare significa attendere – dice il don -. Significa essere pronti per qualcosa o qualcuno. E che cos’è questo se non amare? E l’attesa nell’amore è spiazzante, sempre”.
Dio dona tutto nel dolore e nell’amore
Nel brano di Vangelo appena ascoltato Dio parla di sé come di un ladro. “Una metafora spiazzante – prosegue don Simone – che viene in questo tempo delle nostre attese e delle nostre domande, nel tempo del dolore e dell’affidamento. Un ladro sì, ma tutto particolare questo nostro Dio. Un ladro che non ruba niente e che dona tutto nel dolore e nell’amore di questo giorno. Un ladro che ci obbliga a fare il vuoto in noi stessi di tutte le cose inutili perché altrimenti ciò che porta non ci sta. Un ladro che ci mette a soqquadro e ti cambia la vita facendola ricca di volti e di luce.
“Met, sei importante per tanti che oggi sono qui”
L’attesa è Amore. “Attendere qualcuno significa che quella persona è importante – aggiunge il sacerdote -. È un atto di fede, è un desiderio; Met, sei stato importante per tanti, tanti che sono qui per dirti il loro affetto e il loro amore. Amare come Scelta. È da scegliere l’Amore, non è solo un sentimento, ma una scelta attiva che dà ossigeno e vita; Met, il tuo sorriso sarà forza per molti. Amore come Coraggio: è forza che combatte sempre; Met, resti vita non solo per la tua famiglia e i tuoi amici, ma anche per coloro ai quali hai rinnovato la speranza col tuo dono”.
“Amare, verbo difficile da coniugare”
Certo che il verbo amare “è davvero difficile da coniugare sempre, in ogni giorno e soprattutto ora – dice ancora don Simone -. È un verbo che non regge l‘imperativo. Ci sono prove nella vita, è vero, lo sappiamo bene, non impongono ma suscitano la forza di esserci sempre, come le cadute in partita dove sempre pronto continuavi a rialzarti”. Il verbo amare non regge nemmeno il condizionale, si faccio ma a condizione che… “No, tu hai fatto sempre tutto in modo pieno e appassionato – prosegue il don -. Vedi la tua curiosità per tutto. Amare è un verbo difficile da gestire, oggi più che mai. Oggi ci dobbiamo fare bastare l’indicativo presente: ti amiamo e questo resta”.
È Cristo che cambia le persone, tiene insieme fango e oro
Nei tempi verbali entra la voce del Risorto, fa presente il sacerdote. Gesù che offre una coniugazione del verbo amare particolare. Perché, dice, “anziché cambiare i tempi e i modi come noi facciamo di solito, Cristo cambia la persona. Gesù ci cambia mostrandoci come dono gli uni agli altri e ci invita a metterci la vita dentro questo verbo amare, proprio come ha fatto Lui. Abbiamo qualcosa di prezioso che attira il Signore come la ricchezza attira il ladro: siamo noi, è questo fiume della ricchezza delle nostre vite che si mescola e che sempre tiene insieme fango e oro, cioè il nulla fragile e glorioso in ognuno di noi. Vieni allora Signore come un ladro, prendi quello che per Te è prezioso. Prendilo e poi ridaccelo armato di luce“. Prima della recita del Padre Nostro, don Simone riprende il concetto di amore e spiega: “Non è la vita a vincere la morte, ma è l’amore”.
La sorella Tilly: “Ti ho tenuto la mano e ho pregato per te”
Al termine della Messa, la sorella Tilly (foto qui sotto) ricorda il momento in cui ha dovuto decidere di tornare di corsa in Italia. “Ci ho messo 39 ore ad arrivare qua (vive in Australia, ndr) appena saputa la notizia del tuo incidente. Sono rimasta con te tenendoti la mano e pregando. Tu, Met, sei entrato nel cuore delle persone. Adesso volerò per te dall’altra parte del mondo. Continua a sciare, con davanti quella vista mozzafiato”, come quella che avrà trovato al suo arrivo, lasciata questa vita.

Gli amici di scuola: “Sei stato un dono speciale per noi”
“La tua presenza in classe – sono le parole degli amici di scuola – è stata per noi un dono speciale. Amavi stare con i tuoi amici. Adesso sentiamo che sarai sempre con noi”. Poi un saluto alla famiglia: “Vi siamo vicini con tutto il nostro affetto”. Per gli insegnanti della scuola media Viale della Resistenza porta un pensiero la professoressa Monica Giunchi: “Tienici con te, lì dove tu sei. E noi faremo altrettanto con te”. La maestra Cristina (foto qui sotto), delle scuole elementari “Don Milani”, fa memoria della sensibilità di Mathias della profondità del suo sorriso. “Era forte il tuo desiderio di conoscere. Vediamo ancora i tuoi occhi pieni di meraviglia”.

Il preside Tinelli: “Un misterioso privilegio”
Il dirigente scolastico Donato Tinelli (foto qui sotto) richiama la necessità di fare silenzio, ma non un silenzio vuoto. “La mente rifiuta la morte di un dodicenne. Ora è toccato a te, un misterioso privilegio che la razionalità fatica a comprendere”.

I genitori: “Dio sa sempre cosa è meglio”
Per ultimi intervengono i genitori (foto qui sotto) che sanno trovare i sentimenti di gratitudine per quanti sono stati loro vicini in questi giorni così colmi di dolore per la morte di Mathias. “Ringraziamo tutti per l’amore ricevuto – dice il babbo Alberto con la moglie Tamara accanto -. Ringraziamo chi l’ha soccorso, chi l’ha portato di corsa all’ospedale, chi l’ha operato. La generosità di tanti ci ha lasciato senza fiato”. Infine una considerazione che spiazza più di uno tra le centinaia di presenti: “Dio sa sempre cosa è meglio. Oggi siamo qui sereni a salutare Met. Oggi siamo qui insieme a salutarlo”.
