Custodire voci e volti umani, tra frodi digitali e armi intelligenti

(immagine generata da Nano Banana)

Il prossimo 17 maggio si celebra la 60ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, sul tema scelto da Leone XIV: “Custodire voci e volti umani”. Nel suo messaggio, il Papa invita a una riflessione profonda e attualissima: la vera sfida posta dall’Intelligenza artificiale non è tecnica, ma antropologica. Quando algoritmi e sistemi intelligenti simulano linguaggi, emozioni, relazioni e persino creatività, il rischio è quello di offuscare la distinzione tra ciò che è umano e ciò che è artificiale, indebolendo il pensiero critico e la responsabilità personale.

L’Intelligenza artificiale, infatti, non crea solo contenuti: produce presenze simulate (volti, voci, relazioni). Grazie ai moderni strumenti generativi è possibile realizzare, in pochi secondi, video estremamente realistici, senza la necessità di possedere particolari competenze tecniche. Si stima che più del 50% dei contenuti digitali prodotti online nel 2025 includa una componente realizzata dall’IA, che siano testi, immagini, musica o video.

Fra questi artefatti digitali, sono letteralmente esplosi i cosiddetti “deepfake”, ovvero filmati e registrazioni prodotti artificialmente con l’intenzione di diffondere notizie false e compiere truffe, spesso difficilissimi da smascherare. Stando agli esperti, tra l’altro, le notizie false si diffondono fino a sei volte più velocemente di quelle vere. Bastano dai 3 ai 5 secondi di registrazione di una voce reale per creare un audio convincente, utilizzabile in chiamate o messaggi audio. Si calcola che, nel solo 2025, le truffe basate su tali contenuti abbiano causato oltre 1,1 miliardi di dollari di perdite a livello globale.

Altra notizia degna di nota è la lettera che centinaia di dipendenti di Google hanno inviato all’amministratore delegato Sundar Pinchai, chiedendogli di non coinvolgere il colosso informatico in qualsiasi accordo che metta i sistemi di Intelligenza artificiale dell’azienda a disposizione del Pentagono per azioni pericolose e disumane. “La coscienza dell’ingegnere”, titolava la notizia il quotidiano Avvenire. Chissà che anche nella Silicon Valley non arrivino le parole di Leone XIV.

Di fronte a questi rischi, il Papa non propone un rifiuto della tecnologia, ma una alleanza possibile, fondata su tre pilastri: responsabilità, cooperazione ed educazione. Serve una governance condivisa, una comunicazione trasparente e un’alfabetizzazione ai media e all’IA che aiuti tutti – soprattutto i giovani – a crescere in libertà e discernimento.