Mamme di oggi
«Ogni mamma è giusta per il suo bambino». Quella frase detta più di un anno fa da un neonatologo dell’ospedale di Ravenna, in un’intervista per la Giornata della prematurità, mi è rimasta nella testa.
Detta da lì, la Terapia intensiva neonatale, dove piccoli che pesano poco più di un chilo lottano per vivere, è stata una rivelazione. Perché in quel reparto, soprattutto se ci entri da mamma, e ancor più se da paziente, cogli il senso della grandezza e della fragilità del dono che hai tra le mani. Proprio lì è essenziale dire alle mamme che hanno tutto ciò che serve per prendersi cura di quel dono.
Essere mamme non dipende dalle “competenze”. In fin dei conti, è importante dirselo sempre. La vita affidata è sempre fragile e preziosa: questa la sensazione che ci portiamo dietro tutte. È utile ripetersi che «ogni mamma è giusta per il suo bambino». A volte ci si dimentica, strette come siamo tra modelli (un po’ finti) di mamme superoine, lavori più esigenti e un mondo complicato nel quale anche ai piccoli è chiesto sempre di più. Purtroppo la cronaca, nelle ultime settimane, ci ha raccontato storie di mamme che a questo peso – sommato ad altri – non hanno retto.
C’è un’attitudine, uno stile, che aiuta a essere “più giuste”, o meglio più mamme: l’ascolto. Anzitutto dei figli. Soprattutto a certe età, mica è semplice. Occorre cogliere l’attimo: quando ti parlano come i personaggi del videogioco Minecraft. Le “rivelazioni” avvengono, in genere, solo quando gli sguardi si incrociano nello specchietto retrovisore dell’auto, cinque minuti prima dell’allenamento. Mai, e dico mai, comodamente seduti di fronte a un succo di frutta.
Occorre poi ascoltare noi stesse, soprattutto quando il corpo e la mente gridano che dobbiamo farci aiutare. E magari anche le altre mamme, nonne, amiche – anche quelle che non ci sono più e parlano nei ricordi e nelle preghiere – con le quali costruire quel villaggio che educa e spesso salva.
C’è poi un altro ascolto, sul quale abbiamo un modello da copiare. Maria aveva le orecchie e il cuore aperti ancor prima di diventare mamma: verso l’angelo, suo figlio, e anche tutti coloro che le chiedevano servizio, cura, attenzione. Una donna rivoluzionaria – altro che i santini che ne abbiamo fatto nei secoli – tenace fin sotto la croce. Madre pure nostra che indica sempre una sequela, l’incontro che sogniamo anche per i nostri figli.
