Il giornalismo di prossimità di un settimanale interdiocesano

La riflessione del nostro direttore per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: "Tre (presto quattro) redazioni insieme come Chiesa in mezzo alla gente"

(foto archivio)

Ricorre domani, domenica 17 maggio, la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Per il Sir la riflessione del nostro direttore sull’esperienza condivisa di tre settimanali diocesani dell’Emilia-Romagna, presto quattro con l’ingresso della diocesi di Ferrara-Comacchio. Un lavoro in rete che punta su territorio e cura delle relazioni, tra crisi della carta stampata, informazione digitale e sfide dell’intelligenza artificiale.

Custodire voci e volti

L’invito di Leone XIV a chi svolge il mestiere del giornalista è chiaro. La comunicazione ci sovrasta, ci domina, ci avvolge. Nonostante questo, il Pontefice ci invita a guardare le persone che abbiamo davanti. Ci invita a scrutarne gli occhi, ad ascoltarne le storie, a raccoglierne le attese, le speranze, anche le fatiche.
Il monito non è per nulla semplice. Non lo è in particolare per chi ogni giorno è chiamato a tradurre in pagina, e online, quanto chiesto da Prevost. Il Papa si allinea con i moniti dei predecessori sulla necessità di avere a cuore uomini e donne che trattiamo con le notizie. Non lavoriamo con le parole. Abbiamo a che fare con i desideri e i destini della gente.

Tre giornali in uno (presto quattro)

Nelle nostre tre redazioni, cerchiamo di tradurre in pratica quotidiana questi principi guida. Da oltre cinque anni lo facciamo assieme, in un esperimento che con il tempo si è consolidato in realtà. Tre giornali in uno, senza svilire nessuno. Anzi, per valorizzare ciò che di prezioso è attivo da anni. Nessuna chiusura, nessun accentramento, nessuna conquista. Il presidio locale si è consolidato con l’innesto di personale nuovo. Le responsabilità non sono state tolte, ma sono state valorizzate a vantaggio di tutti. Anche le antiche testate, con le quali il legame resiste da più di un secolo, rimangono a testimonianza di un rapporto che dice un legame profondo con il territorio. Tre diocesi, Cesena-Sarsina, Faenza-Modigliana e Ravenna-Cervia, con i rispettivi vescovi, ci stanno credendo. Da settembre, come già è stato scritto, questa famiglia si allargherà alla diocesi di Ferrara-Comacchio, segno di un’esperienza espandibile anche ad altri (vedi notizia al link sotto).

Il sacro terrore di sbagliare

Il nostro non è un semplice risparmio di costi. In alcuni casi anche di questo si tratta. È soprattutto un lavoro insieme. Questo è il dato più bello e consolante. È quella raccomandazione del Papa che ci guida, ancora prima del suo messaggio. È quell’applicare a questa professione quell’attenzione e quella cura che dovremmo mettere in pratica in ogni istante, nostri tratti distintivi, anche nelle notizie all’apparenza più semplici. Inutile, altrimenti, definirci cattolici o di ispirazione cattolica, se il nostro fare non si concretizza nella realtà. L’approccio alla notizia, e di conseguenza alle persone, vorremmo che fosse sempre realizzato con grande rispetto, animato dal sacro terrore di sbagliare, come ci ripetiamo spesso nei confronti interni. Un timore che non ci limita, ma ci sprona a dare sempre il meglio di noi stessi.

Insieme è più bello

Oggi, insieme, in una redazione allargata e in rete, come quella tra le nostre tre sedi che a breve saranno quattro, si lavora meglio. Le difficoltà non mancano. Sarebbe sciocco non vederle e non ammetterle. Tutti facciamo i conti con la crisi della carta stampata e con lo strapotere dell’informazione digitale e dell’invadenza dell’IA. Ma ciò nulla toglie al nostro sguardo che si è allargato, si è aperto ad altre sensibilità, si è affinato e impastato con nuovi amici che condividono la stessa passione e la medesima vocazione. In uno slogan che spesso utilizziamo, possiamo dire che insieme è più bello. E ora lo sarà ancora di più. Da soli non si va da nessuna parte, ricordava spesso papa Francesco. Ogni giorno cerchiamo di tradurre l’affermazione di Bergoglio custodendo voci e volti nell’esperienza di un settimanale interdiocesano che vuole essere una presenza della Chiesa in mezzo alla gente. Come compagni di viaggio.

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