Avvenire lancia “Ci sto” per un’informazione più umana
In un tempo in cui l’informazione rischia di essere veloce ma superficiale, abbondante ma disordinata, nasce “Ci sto! Umani per scelta nell’era dell’IA”, il nuovo progetto promosso dal quotidiano Avvenire insieme allo Iusve, l’Istituto universitario salesiano di Venezia. L’iniziativa, ispirata al magistero di Leone XIV e al suo messaggio per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali di quest’anno, punta a una vera educazione all’informazione nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
“Ci sto!” non è soltanto un corso o una campagna d’informazione. È una proposta educativa che parte da una domanda decisiva: come restare umani in un mondo sempre più guidato da algoritmi, social network e AI? Per questo il progetto si rivolge non solo ai giovani, ma anche a insegnanti, genitori ed educatori, chiamati ogni giorno ad accompagnare le nuove generazioni nell’ambiente digitale.
L’idea centrale è semplice ma controcorrente: la tecnologia non basta, serve consapevolezza. Come spiega il giornalista Gigio Rancilio, coordinatore dell’iniziativa, “il problema non è la tecnologia, ma l’educazione”. In un tempo in cui molti delegano alle piattaforme la selezione delle notizie e persino la costruzione delle opinioni, “Ci sto!” invita invece a fermarsi, riflettere, verificare, sviluppare senso critico.
Il percorso è articolato in otto tappe multimediali, ciascuna associata simbolicamente a una parte del corpo umano: un modo per ricordare che l’informazione non riguarda solo le macchine o gli schermi, ma coinvolge integralmente la persona. Ogni settimana saranno pubblicati testi, podcast, video e infografiche per aiutare a comprendere le logiche dei media digitali e dell’intelligenza artificiale.
Alla base del progetto c’è anche una convinzione culturale e civile: un’informazione povera o manipolata impoverisce la democrazia, chiude le persone nelle “bolle” digitali e alimenta aggressività e disinteresse. Per questo “Ci sto!” vuole riscoprire “il senso e il gusto dell’informazione”, come sottolinea il direttore di Avvenire, Marco Girardo.
L’intelligenza artificiale, allora, non viene demonizzata, ma compresa e governata. La sfida non è rifiutare l’innovazione, bensì custodire ciò che rende umana la comunicazione: il pensiero critico, la responsabilità, la relazione, la ricerca della verità.
In fondo, il titolo stesso dell’iniziativa contiene un messaggio importante. “Ci sto!” significa: partecipo, mi coinvolgo, non resto spettatore passivo. Nell’era dell’IA, forse è proprio questa la scelta più necessaria e più umana.
