Cesena
Srebrenica, 30 anni dopo: per non perdere la memoria. Dalla scuola all’educazione partecipata
Il racconto dell'esperienza vissuta da quattro classi quinte del Liceo "Monti" di Cesena. "Un viaggio nel viaggio"
Una novantina i ragazzi che hanno partecipato al progetto culminato in un viaggio in Bosnia Erzegovina
Sarajevo, Srebrenica e Mostar: città dalle cicatrici indelebili
Vivere il dramma dell’umanità, toccando con mano la forza della rinascita. È l’esperienza che hanno condiviso quattro classi quinte del liceo ‘Monti’ di Cesena con il progetto di educazione civica partecipata ‘Srebrenica, 30 anni dopo: per non perdere la memoria’, culminato in un viaggio in Bosnia Erzegovina sulle tracce del conflitto che tra il 1992 e il 1999 ha infiammato i Balcani. Sarajevo, Srebrenica e Mostar, città che portano cicatrici indelebili, dove passato e presente si intrecciano e dove si sta provando, passo dopo passo, a ricucire ciò che l’odio aveva spezzato.
Al Ridotto il racconto. Con ospite il giornalista e scrittore Gigi Riva
Studenti e studentesse delle sezioni Ds, As, Fs e Ae (in totale una novantina) hanno raccontato – attraverso riflessioni, immagini e video – la loro toccante avventura questa mattina in un incontro al Palazzo del Ridotto con ospite il giornalista, a lungo inviato di guerra, e scrittore Gigi Riva che fu testimone dell’assedio di Sarajevo.
Il progetto è stato curato dai docenti Stefano Maldini ed Emanuelle Caillat, supportato da un finanziamento regionale di 15mila euro e in sinergia con il Comune di Cesena, Centro per la Pace, Istituto storico per la Resistenza, associazione Benigno Zaccagnini, Arci Bolzano e Corriere Cesenate.
“Il nostro liceo ha iniziato a intraprendere i viaggi della memoria nei Balcani nel 2018, quest’anno siamo ripartiti ampliando l’iniziativa con conferenze e proiezioni di documentari che hanno coinvolto tutta la scuola – racconta Stefano Maldini -. Il tutto è partito una decina di anni fa da un’esperienza personale di una mia allieva, Giulia Rogai: era tornata da un viaggio in Bosnia con un tale entusiasmo che mi ha contagiato. Fu lei la scintilla che ha acceso questo fuoco che noi docenti abbiamo alimentato. E fin dall’inizio ci ha accompagnato Gigi Riva che, al contrario di altri giornalisti, non seguì l’assedio da un hotel ma condividendo il dramma con gli abitanti. Il suo nuovo libro racconta la pulsione di vita che si respirava a Sarajevo in quei giorni”.
“La memoria, parola ambigua. Può dare lezione, oppure far cadere nell’abisso”
Qualche mese fa è uscito l’ultimo libro di Riva, ‘C’era l’amore a Sarajevo’ edito da Mondadori, il quarto che ha dedicato al conflitto (il più noto è ‘L’ultimo rigore di Faruk’ che ripercorre la storia di Faruk Hadžibegi, capitano di quella che fu l’ultima nazionale della Jugoslavia unita e di come il suo penalty sbagliato nella partita ai mondiali con l’Argentina di Maradona ha decretato non solo la disfatta sportiva ma anche la disgregazione di un Paese intero sotto i colpi di lacerazioni, nazionalismi e violenze cieche). “Attenzione all’uso che si fa della ‘memoria’: è una parola ambigua, ti può dare una lezione straordinaria oppure far cadere nell’abisso – afferma Gigi Riva –. L’assedio di Sarajevo, durato 1.425 giorni con 11.500 morti di cui 1.500 bambini, è stata la guerra che più mi ha segnato. E’ molto diverso raccontare una guerra da un assedio: in quest’ultimo caso, infatti, si è direttamente coinvolti. In una situazione così estrema le persone cercano la normalità di gesti comuni”. Il suo nuovo libro è ispirato al volume ‘C’era l’amore nel ghetto’ di Marek Edelman, il leader della rivolta del ghetto di Varsavia. “In queste situazioni emerge il peggio ma anche il meglio delle persone e la morte attiva il senso di vita – prosegue Riva –. Durante l’assedio ci si amava di più, ci si voleva più bene, era un antidoto al male intorno a sé e per questo Sarajevo ha resistito. Come pure l’umorismo nero dei bosniaci era un modo per ritrovare il senso di mitezza insito in questo popolo”.
Per la dirigente del liceo ‘Monti’, Maria Silvia Arcuti “è stato un viaggio nel viaggio e una una scelta fatta con consapevolezza: non è scontato, infatti, che i ragazzi preferiscano questo tipo di esperienza anziché il classico viaggio di istruzione”.

