Rubicone
Cresime al “Don Ghinelli” di Gatteo. L’arcivescovo Caiazzo: “Qui impariamo cos’è l’amore”
Sei ragazzi e ragazze con disabilità hanno ricevuto il sacramento. Il presule: "Qui la logica della vita vince su quella della morte"
“Don Ghinelli” di Gatteo in festa questa mattina per le cresime di sei ragazzi e ragazze dell’Istituto.
Cerimonia all’aperto
La Messa, molto partecipata da tutta la comunità gatteese, si è svolta all’aperto, con il vento che è riuscito a mitigare le alte temperature. A presiedere la celebrazione, trasmessa anche in diretta su Teleromagna, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo. Con lui all’altare il parroco di Gatteo don Marco Muratori, quello di Sant’Egidio don Gabriele Foschi, i preti del “Don Ghinelli” don Gabriele Mortin e don Selva Antony Cruz e alcuni diaconi. Presenti alla cerimonia, assieme a famiglie, operatori, volontari e parrocchiani anche il sindaco Roberto Pari e la comandante della Polizia locale Elena Pieri.
Un luogo d’amore
Nell’omelia del presule, il riferimento al centenario del santuario del “Don Ghinelli”, festeggiato nei giorni scorsi con una Messa presieduta dal cardinale Mauro Gambetti (vedi notizia al link sotto).
“In questo luogo – ha detto monsignor Caiazzo – da cento anni in tanti veniamo ad attingere per imparare a capire cos’è l’amore e come l’amore realmente si manifesta e come l’amore porta frutto”.
Chiamati per nome
Poi il riferimento al Vangelo del giorno (Matteo 9,36-10,8): “Gesù vede la folla, la scruta, la guarda in profondità e prova una commozione enorme perché vede che questi fratelli e sorelle sono come un gregge senza pastore”. Anche noi, il passaggio all’attualità, “siamo qui portando il peso della nostra storia e della nostra vita. Ognuno di noi, anche la persona che sta meglio da tutti i punti di vista, sono convinto che è venuto qui con un qualcosa che lo sta facendo stare male, che può essere una preoccupazione per un figlio, una malattia, una tensione, un litigio. Gesù ci sta guardando in profondità e ci chiama per nome, come i Dodici e come i cresimandi, per inviarci nel mondo ed essere noi stessi segno e presenza di Cristo che agisce, che libera, che guarisce, che dona senso alla vita, che aiuta concretamente ad amare la nostra esistenza in un contesto globale dell’umanità dove sembra prevalere la cultura della morte, dove, chi può fare fuori l’altro, lo fa volentieri”.
Al “Don Ghinelli”, amore in circolo
Al “Don Ghinelli”, invece, “la logica della vita vince su quella della morte, la logica dell’inclusione su quella dell’esclusione, la logica dell‘amore che circola prevale e diventa contagiosa al punto tale che chi viene in questo luogo – e io che ogni tanto ho la fortuna di venire anche a condividere un pasto insieme – non se ne va, ma sente il bisogno di ritornare, perché la vera umanità noi la troviamo in quelli che sono i rapporti umani che si riescono a stabilire in questo luogo”, dove si respira “la voglia di essere veri e autentici“.

Il bisogno di punti di riferimento
Sull’invito di Gesù a pregare perché “la messe è molta, ma gli operai sono pochi”, per il presule non si tratta solo di leggere queste parole “a livello vocazionale, perché abbiamo bisogno di sacerdoti”. Oggi, ha spiegato, “di fronte a un’umanità così dispersa, c’è bisogno di punti di riferimento, di uomini, di donne, di giovani che sappiano annunciare con la loro vita che il Regno di Dio è vicino. Ed è vicino ogni volta che io mi faccio vicino all’altro, ogni volta che io divento persona che intende camminare con l’altro, perché l’altro è sempre e comunque persona che ha bisogno di me”.
Aprire il cuore alla sorpresa
Infine un aneddoto: “Qui c’è il papà di un ragazzo, che veniva a Messa da me, a Crotone, quando ero un giovane sacerdote. Io celebravo in uno scantinato e lui suonava. Dalla Calabria, è arrivato qui giovanissimo e oggi lo rivedo. Dio ci sorprende sempre in tutto. Apriamo il nostro cuore alla sorpresa che Dio sta facendo a ognuno di noi”.
“Pedagogia dell’essere e del fare”
A ricevere il sacramento della Confermazione dall’arcivescovo Caiazzo sono stati: Noemi Carlucci, Andrea Paglino, Simone Pasini, Letizia Raimondo, Francesco Ricci e Lorenzo Ricci. Le loro storie e il loro percorso sono raccolti nel libro curato da don Selva Antony Cruz “Pedagogia dell’essere e del fare”. Il volume, assieme ad altre pubblicazioni sul centenario del santuario e a una formella del “Don Ghinelli” sono stati donati al presule a fine Messa.
Di seguito, la fotogallery della celebrazione.
