Cesena
L’ultimo saluto a Vittoria Rizzo, il fratello missionario: “Considerava la malattia un dono”
I funerali della dottoressa a Case Finali. La collega Cinzia Bagnoli: "Ha insegnato non in cattedra, ma con la vita"
In tanti questa mattina, nella chiesa parrocchiale di Case Finali a Cesena, per i funerali di Vittoria Rizzo, dottoressa in Pediatria all’ospedale Bufalini, morta a 55 anni a seguito di un male incurabile (vedi notizia al link sotto).
La concelebrazione eucaristica
A presiedere la celebrazione monsignor Dario Maggi di Bergamo, già vescovo missionario in Ecuador, dove don Francesco Rizzo, fratello di Vittoria, che ha letto l’omelia, è stato in missione prima di andare in Bangladesh. Con loro, all’altare diversi sacerdoti: don Marcello Palazzi, parroco di Case Finali, parrocchia che Vittoria frequentava fino a qualche settimana fa, don Enrico Venturi, direttore della Pastorale giovanile diocesana, che conosce Francesco, figlio grande di Vittoria per i diversi momenti in diocesi a cui partecipa, don Stefano Pasolini, docente di Federico, il figlio piccolo, insieme ai compagni di classe e agli insegnanti del liceo “Righi” che frequenta, don Giovanni Savini, già insegnate di Religione del figlio Francesco, e don Gilberto Gasperoni. Anche l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo si è reso presente spiritualmente assicurando la sua preghiera per Vittoria e la sua famiglia.
L’olio nella lampada
In chiesa è risuonato il Vangelo di Matteo con il brano delle vergini sagge e l’invito di Gesù a essere sempre pronti, con la lampada accesa, in vigilante attesa del suo ritorno. “Vittoria – le parole del fratello missionario – mi diceva che i malati oncologici, che come lei facevano terapie estenuanti e dolorose, erano spesso senza alcuna speranza. La prova della malattia trova molte persone senza fede. Allora mi spiegò la sua interpretazione della pagina del Vangelo che abbiamo appena ascoltato. Secondo lei l’olio delle lampade delle vergini sagge è il bagaglio della fede che uno mette da parte nel tempo, per grazia. Un patrimonio dal quale una persona può attingere proprio al momento del bisogno, proprio quando tutte le altre forze vengono meno. E Vittoria si riteneva fortunata per averla ricevuta sin dall’infanzia, nella nostra famiglia, nella parrocchia, con gli amici che il Signore le ha donato. Questa fede, lei l’ha vissuta e trasmessa nella sua famiglia insieme con il marito Massimiliano ai suoi ragazzi. L’ha testimoniata nel lavoro, con i colleghi, nel servizio ai malati, specialmente ai bambini neonati, e alle famiglie come medico. Ne ha dato testimonianza come malata lei stessa”.

Anche la malattia un “dono”
Don Francesco Rizzo ha anche ricordato una recente conversazione telefonica con la sorella: “Mi diceva che le dava un certo fastidio quando sentiva parlare della malattia come di un nemico contro cui combattere, perché anche la malattia è, in qualche modo, un dono. Come la morte che san Francesco chiama “nostra sorella morte corporale” così anche la malattia non è nostra nemica, ma porta in sé un significato buono”. Vittoria, ha ricordato il fratello, “era ricca di talenti: brillante nello studio e nella professione medica che svolgeva con passione. Era generosa, sincera, dotata di un grande senso dell’amicizia. Dedicata alla sua famiglia, a Massimiliano suo sposo e ai suoi ragazzi Francesco e Federico. Questi doni e queste virtù nel tempo hanno subìto una mutazione, un perfezionamento inimmaginabile. Sono diventati sapienza della vita. Specialmente attraverso la malattia, Vittoria ha potuto imparare e dare testimonianza di una capacità di distacco da sé stessa, di non-possesso, di offerta di sé. La vita è diventata per lei relazione sempre più profonda con Dio“.
Desideriamo affacciarci con Vittoria sul mistero della vita
“Tutto il viaggio terreno di nostra sorella – ha detto ancora il sacerdote – è stato ricco di tanti avvenimenti belli, di relazioni di affetto sincero, di opere buone… Persino nel letto della sofferenza nel suo sorriso era presente una bellezza che mostrava che tutto è stato buono, tutto. Una positività che si è lasciata riconoscere in ogni circostanza, anche nel dolore e nella morte. Ed è questo ciò che ci attratto, questa positività ultima. . Noi siamo qui oggi, infatti, più che per una umana pietà, perché desideriamo affacciarci con Vittoria sul mistero della vita, il cui volto lei adesso vede, Gesù il Signore”.
Il ricordo dei colleghi
Al termine della celebrazione il ricordo della collega, la dottoressa Cinzia Bagnoli, che l’ha salutata per l’ultima volta sabato scorso: “Vittoria – ha detto – ha insegnato non in cattedra, ma con il suo agire con grande professionalità, generosità e fedeltà. Ha contagiato positivamente tutti i colleghi e continuerà di certo con la sua presenza a supportarli nel loro delicato lavoro”.