Leone XIV alle esequie del cardinale Ruini: “La Chiesa in Italia gli deve moltissimo”

L'esempio chiaro del porporato "in un tempo in cui siamo disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell’uomo"

Dalla diretta Vatican Media

“Moltissimo gli deve la Chiesa in Italia, che ha servito per circa diciassette anni come presidente della Conferenza episcopale; come pure la Diocesi di Roma, in cui per altrettanto tempo ha svolto il ministero di vicario del Santo Padre. Ha saputo guidare il Popolo di Dio e i fratelli nell’episcopato in momenti importanti e delicati, affrontando con entusiasmo, discernimento e coraggio molteplici sfide”.

L’impegno dei cattolici

Leone XIV, nell’omelia delle esequie del cardinale Camillo Ruini, celebrate oggi pomeriggio all’altare della Cattedra della Basilica di San Pietro, ha ricordato così il porporato, morto nei giorni scorsi a 95 anni (vedi notizia al link sotto). Il Papa ha evocato, in particolare, le “intuizioni e iniziative che hanno lasciato un segno profondo nel cammino della Comunità ecclesiale e anche di quella civile”: dal “Progetto culturale” al grande lavoro del Sinodo diocesano di Roma, all’impegno nel promuovere l’apporto del mondo cattolico “nei più diversi ambiti della vita religiosa, civile e politica italiana”. Il Papa ha citato il Testamento spirituale del cardinale, in cui Ruini scriveva delle persone che lo avevano aiutato: “Da loro ho ricevuto non meno di quello che ho cercato di dare”. Leone XIV ha commentato: “Penso siano parole che possono aiutare anche noi a vivere le nostre responsabilità e i nostri diversi servizi con la stessa umiltà e con la medesima fiducia in Dio”.

Il rapporto con Giovanni Paolo II

Prevost ha poi ricordato che “il cardinale Camillo Ruini ha avuto la grazia di conoscere personalmente e di lavorare con alcuni grandi Santi dei tempi recenti, quali san Paolo VI e san Giovanni Paolo II. In particolare, del suo rapporto con Papa Wojtyla, del quale per tanti anni è stato collaboratore, ha scritto: «In Giovanni Paolo II ho sperimentato la tua presenza, Signore, ho potuto toccare con mano l’unione nella preghiera, l’inseparabilità di preghiera, vita e apostolato, il coraggio della fede che guida la storia, la capacità di amare e di perdonare». Ritengo che dall’esempio di unità di vita del grande Pontefice il cardinale abbia saputo trarre tanto, perché possiamo ritrovare anche in lui molti dei tratti con cui descrive il Santo Papa e penso che tale consonanza di sentimenti possa animare anche noi nel nostro cammino”.

La verità ci renderà liberi

Il Pontefice ha sottolineato come il motto dell’episcopato di Ruini, dal Vangelo di Giovanni (Veritas liberabit nos: “La verità ci renderà liberi”), riassume “la profonda concezione di persona e di libertà che Cristo ci ha rivelato e che la Chiesa insegna: siamo fatti per la verità e per il bene, e solo in questo troviamo unità, pace e piena realizzazione, nella vita terrena e per l’eternità. Esse ci ricordano con chiarezza un messaggio particolarmente significativo per il nostro tempo, in cui si può essere disorientati da derive relativistiche e da visioni totalmente fluide della realtà e dell’uomo. Guardando alla vita del cardinale Ruini, a come è vissuto e a come ha lasciato questo mondo, possiamo cogliere un segno della forza e della solidità con cui l’uomo cresce e matura quando trova nella Verità che viene da Dio il centro e il perno della propria esistenza“.