Cesena
Casa Bufalini si interroga sul proprio futuro
Per sette anni ha affiancato persone in cerca di supporto digitale, incubato startup e garantito spazi di coworking. Ora però i fondi pubblici sono agli sgoccioli
Sette anni di accompagnamento digitale, al fianco di anziani in difficoltà con lo Spid, giovani desiderosi di avvicinarsi alla robotica, startup che muovono i primi passi o professionisti bisognosi di spazi di coworking.
Dal 2019 a oggi Casa Bufalini, luogo natale del celebre medico, a pochi passi dalla biblioteca Malatestiana di Cesena, è stata il palco di tante attività diverse. Ora però, con la concessione degli spazi che volge al termine e i fondi pubblici agli sgoccioli, la città e l’Amministrazione si interrogano sul suo futuro.
Il punto sul passato
Sin dai primi anni Duemila era lampante la necessità di ristrutturare Casa Bufalini, fatiscente sede di associazioni con un intero piano (l’ultimo) invaso dai piccioni e dal loro fetido guano. Il problema, come al solito, era quello di reperire risorse economiche per avviare i lavori. L’occasione per il Comune si è presentata nel 2014, con i fondi Por-Fesr asse 6: soldi europei, gestiti dalle Regioni, dedicati alle “Città attrattive e partecipate”.
«Quelle risorse erano destinate a laboratori per l’innovazione nei capoluoghi di Provincia e, per fortuna, la Regione considerò Cesena come tale, anche se sulla carta non lo era ancora formalmente – ha spiegato questa mattina in conferenza stampa l’assessore alla Cultura Camillo Acerbi – . Spazi dove legare cultura e nuove tecnologie, per superare il digital divide, avvicinare le persone alle innovazioni più recenti e favorire il co-working».
I fondi avevano regole e vincoli stringenti: una parte per il restauro degli immobili (1,6 milioni di euro), un’altra per le dotazioni tecnologiche (155mila euro), una parte per la gestione ordinaria (650mila euro, più ulteriori fondi per calmierare il canone di affitto e per la promozione), per un totale di tre milioni di euro circa nell’intero periodo. A questi si sono aggiunti poi “in corsa” i fondi Atuss (350mila euro), per attività di inclusione legate alla cosiddetta “fragilità digitale”.
I lavori di ristrutturazione dell’immobile si sono conclusi a fine 2018, mentre nel ’19 è stato individuato il concessionario, la società forlivese Romagna Tech, operativo dall’estate di quell’anno.
Le attività degli ultimi anni
«Abbiamo aperto subito prima della pandemia – ha ricordato in conferenza stampa il coordinatore Stefano Torelli – per questo, causa Covid, il lasso di tempo d’utilizzo dei fondi è stato esteso. Possiamo già fare, comunque, un bilancio di questi sette anni di attività».
Tra il 2019 e il 2025 Casa Bufalini ha coinvolto 7900 persone, con 328 azioni realizzate, 277 partnership attivate e 300 professionisti coinvolti. Ha organizzato una settantina di laboratori di alfabetizzazione digitale (specie per gli anziani), una cinquantina di laboratori di coding e robotica (rivolti a bambini e ragazzi di Elementari e Medie), 78 eventi divulgativi, 32 laboratori artistico digitali.
Ai laboratori e agli eventi si aggiungono poi le 12 postazioni di coworking, sempre piene dal 2021.
«Ci siamo posti, da subito, non come semplice spazio culturale – ha aggiunto Torelli – ma come luogo di vera inclusione digitale. Per questo, oltre all’incubazione di una decina di startup, con lo sportello di aiuto digitale abbiamo supportato oltre un centinaio di anziani, con più di 200 ore di assistenza gratuita».
Le incognite per il futuro
A fine dicembre si esauriranno gli ultimi fondi Atuss, mentre il prossimo anno scadrà l’assegnazione all’attuale gestore. Che cosa ne sarà di Casa Bufalini a quel punto? Resterà un luoco vocato al digitale e all’innovazione o, all’opposto, riscoprirà la sua vocazione storica di luogo che diede i natali a Maurizio Bufalini, come chiesto da diverse associazioni culturali cittadine?
Di fronte a queste incognite, l’assessore Acerbi non si è sbilanciato con risposte nette: «Premetto che l’assessorato alla Cultura c’entra solo fino a un certo punto, dato che lo Sportello digitale è in capo all’Unione dei Comuni e il coworking è materia dello Sviluppo economico. Bisogna rilevare come la città di Cesena abbia bisogno di uno spazio simile, specialmente per quanto riguarda il coworking dove le richieste sono continue. Ma anche per quel che l’affiancamento di cittadini in difficoltà con le competenze digitali non ci si può sottrarre: al giorno d’oggi tutto passa dalla Rete, dal pagamento delle multe all’iscrizione dei bambini a scuola. I giovanissimi, gli anziani e gli stranieri non possono essere esclusi da una fetta rilevante di vita pubblica. E Romagna Tech queste attività le ha svolte bene».
Il Comune è pronto, dunque, a farsi carico della gestione nel caso vengano meno i fondi regionali/europei? «Da soli non abbiamo disponibilità di bilancio per coprire tutte queste attività – ha chiarito Acerbi che, giova ricordarlo, è anche assessore al Bilancio – . Bisognerà capire dunque cosa intende fare la Regione, visto che fino a oggi ha coperto completamente le spese. Il Comune partecipò a suo tempo solo con una piccola quota di compartecipazione nella ristrutturazione dell’immobile, comunque di nostra proprietà».
Dal momento che le attività di Casa Bufalini sono state apprezzate, e in città c’è fame di spazi per professionisti e startup, queste potrebbero eventualmente proseguire anche altri luoghi: «Una parte degli spazi di palazzo Roverella, ormai al termine dei lavori di restauro, è vincolata al coworking. Vedremo se spostare lì l’esistente o prevedere nuovi spazi in aggiunta».
In città, ulteriori locali per il coworking potrebbero essere ricavati dagli spazi che la Facoltà di Psicologia libererà a breve in piazzale Karl Marx, accanto al nuovo Centro per l’impiego e alla nuova sede di Cesena Lab. Per questi è già uscito un bando pubblico, per associazioni ed enti del terzo settore, in scadenza la mattina del 28 settembre.




