Domenica 12 luglio – 15esima Domenica Tempo ordinario – Anno A
DIO CI ASPETTA PAZIENTE PERCHÉ IL SEME GERMOGLI
Is 55,10-11; Salmo 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23
In questa 15esima domenica del Tempo Ordinario ascoltiamo un brano tratto dal Vangelo secondo Matteo: il racconto della parabola del seminatore.
«Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare». Il racconto inizia così: Gesù esce, si muove, si pone in un luogo di passaggio. Quel giorno, che per noi è oggi, il Signore si mette lì dove sa che prima o poi passeremo anche noi. Ci cerca, ma lo fa con pazienza: non forza, non invade, semplicemente aspetta. Si siede.
Gesù non è invadente: ci aspetta. E quando ci siamo, ci fa spazio. Sale su una barca, si allontana un poco dalla riva, perché tutti possano ascoltarlo meglio. E da lì parla alla folla radunata sulla spiaggia. Racconta di un seminatore.
Potremmo dire che questo seminatore non sembra esperto: getta il seme dappertutto, anche dove, secondo noi, non avrebbe senso: sulla strada, tra i sassi, in mezzo ai rovi. Diremmo che spreca il seme, perché pensiamo di sapere bene quale sia il terreno buono e quale no. Ma, come spesso accade nelle parabole, c’è sempre qualcosa che supera la nostra logica. C’è un gesto che appare esagerato, quasi sconsiderato, ma che in realtà rivela il cuore di Dio.
La vera domanda non è se quel seminatore sappia fare il suo mestiere, ma quale sia la sua motivazione. Lo fa perché vuole raggiungere tutti, ciascuno di noi, dovunque ci troviamo. Vuole parlare al nostro cuore in qualunque condizione esso sia: ferito, trascurato, chiuso, isolato, contento, amato, affaticato o in ricerca.
Gesù, spiegando la parabola ai discepoli, fa capire che il maligno, l’incostanza, le preoccupazioni e la seduzione delle ricchezze sono ostacoli che impediscono alla sua Parola di scendere in profondità nella nostra vita.
“Shemà Israel”, ascolta Israele: questo comandamento risuona nel seme gettato dal seminatore. Il punto decisivo è l’ascolto. Non un ascolto distratto, superficiale, ma capace di accogliere, custodire e far germogliare la Parola.
Ciò che ai nostri occhi può sembrare stoltezza – quel seme gettato con tanta abbondanza – diventa il segno della misericordia di Dio. Dio non semina solo dove tutto è già pronto, ma dove il terreno è duro, sassoso, soffocato, ferito. Perché non rinuncia a nessuno.
Il seminatore continua a uscire. Continua a cercarci.
Continua a seminare. A noi è chiesto di lasciarci raggiungere, di ascoltare e di permettere alla sua Parola di portare frutto.
