Cesena
Cesena. Pio VII, la vita di un pontefice per capire il nostro tempo
Stamane sabato 11 luglio, nell'Abbazia di Santa Maria del Monte, la relazione del professore Daniele Menozzi in occasione della presentazione dell'edizione italiana della biografia di Pio VII, di Jean-Marc Ticchi
Esiste un legame tra la stagione storica che vide protagonista papa Pio VII e alcune problematiche dei nostri giorni. La biografia di Jean Marc Ticchi apre interrogativi che consentono di comprendere meglio il passato e, attraverso di esso, il presente. Così si potrebbe sintetizzare – ma farlo è presunzione – l’analisi proposta stamane dal professore Daniele Menozzi in occasione della presentazione dell’edizione italiana della biografia di Jean-Marc Ticchi Pio VII. Per una biografia, edita dalla Società di Studi Romagnoli.
I protagonisti della mattinata
A introdurre e coordinare i lavori il professore Marino Mengozzi. Con lui al tavolo, il professor Menozzi, l’abate Mauro Maccarinelli e l’autore. Presenti in sala, oltre al pubblico – un centinaio di persone – il vescovo emerito Douglas Regattieri, don Walter Amaducci, don Marco Muratori, il vescovo di Alghero monsignor Mauro Maria Morfino, Alessia Morigi, presidente della Società Studi Romagnoli, il sindaco Enzo Lattuca, l’assessore alla Cultura Camillo Acerbi, Paolo Zanfini, già direttore scientifico della Biblioteca Malatestiana, lo storico Claudio Riva.
Nella festa di San Benedetto la presentazione della biografia nel monastero benedettino
«Oggi è la festa di San Benedetto (patrono d’Europa, ndr). Siamo in un monastero benedettino e presentiamo la biografia di un grande figlio di Cesena, Barnaba Gregorio Chiaramonti, che ha professato proprio in questa abbazia”. Così il professore Mengozzi ha ricordato in apertura di lavori il profondo legame tra Gregorio Luigi Barnaba Chiaramonti (Cesena 1742 – Roma 1823) e il monastero benedettino cesenate dove, entrato 16 enne, il religioso maturò la sua formazione religiosa. Un percorso che lo avrebbe portato, in una carriera folgorante, a diventare vescovo, cardinale e infine papa, attraversando uno dei periodi più complessi della storia europea.
Le parole del vescovo Antonio Giuseppe Caiazzo
Il professor Mengozzi ha letto anche il messaggio del vescovo di Cesena Sarsina Antonio Giuseppe Caiazzo, assente perché impegnato nelle Marche per gli esercizi spirituali. “Non c’è dubbio – ha scritto monsignor Caiazzo – che la figura di Pio VII, già monaco in questa abbazia, abbia avuto un impatto straordinario per la durata del pontificato, per lo spessore teologico, per la lungimiranza dell’azione pastorale e per le molteplici vicende che lo videro alle prese con Napoleone, con le controversie di Francia, con il declino dell’Ancien Régime e con i riverberi cui fu sottoposta la Chiesa. Chiaramonti seppe tenere testa a tutto questo, sostenuto da una forte devozione mariana che qui, al Monte, aveva le sue radici. Un affetto che nel 1814 si materializzò quando il pontefice, dopo la liberazione, incoronò personalmente la statua della Madonna che tuttora si venera nella basilica. L’opera che ci consegna Jean-Marc Ticchi è pari alla grandezza del biografato”.
Dom Maccarelli: l’humanitas di Pio VII
“Gregorio Chiaramonti è un ragazzo che diventa uomo di fede, uomo di pace e capace di un grande perdono – lo ha descritto nel suo intervento l’abate Mauro Maccarinelli portando poi l’attenzione sul capitolo IV della regola di San Benedetto -. Prima ancora che pontefice, Chiaramonti fu un monaco benedettino e proprio la Regola di san Benedetto ne plasmò il carattere. Il suo tratto di humanitas ha le radici nella regola. Custodiamo la sua eredità, almeno idealmente: un’eredità non solo per i monaci, ma per tutti. Uomo di pace e di mediazione: quanto mai questo messaggio è importante oggi».
Il sindaco Lattuca: “una figura da riscoprire”
Affascinato dalla figura di Papa Pio VII anche il sindaco Enzo Lattuca che ha sottolineato l’importanza della riscoperta della figura del papa cesenate, osservando come la sua vicenda non possa essere ridotta al solo confronto con Napoleone. Ricordandone “l’apertura alla vaccinazione, l’approccio nuovo sulla questione galileiana e, da vescovo di Imola, l’accoglienza delle nuove forme di governo che avanzavano”, il sindaco ha sottolineato come “le democrazie, che secondo alcuni mettevano in pericolo la cristianità, egli le riteneva invece compatibili con il cristianesimo” e osservato “con la dovuta cautela che il conflitto tra il papa e Napoleone, allora l’uomo più potente del mondo occidentale, presenta aspetti che sembrano avere ancora oggi una certa attualità”. Infine il ringraziamento del primo cittadino per la programmazione della diocesi di Cesena-Sarsina in questi mesi ha permesso di riscoprire questa figura e l’apprezzamento per una biografia “particolarmente interessante perché non indulge in ricostruzioni psicologiche”.
I libri sono oggetti rivoluzionari
Del resto “i libri – ha osservato nel suo intervento Alessia Morigi, presidente della Società Studi Romagnoli – sono oggetti rivoluzionari: portano rivoluzioni culturali e devono saper parlare a una comunità, missione che la Società di Studi Romagnoli persegue sin dal 1949”.
Il professor Menozzi: un passato che ci interroga e ci permette di conoscere il presente”
Il cuore della mattinata è stato però l’intervento di Daniele Menozzi, professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, membro dell’Accademia dei Lincei, oltre 400 titoli pubblicati. La biografia di Ticchi, ha spiegato, rappresenta il risultato di oltre vent’anni di ricerca e restituisce un profilo profondamente rinnovato del pontefice grazie all’utilizzo di nuove fonti e a un continuo confronto diretto con i documenti.
La formazione del giovane Chiaramonti, l’illuminismo
“L’opera offre spunti che permettono di cogliere questioni profonde, legate a una vicenda storica straordinaria che continua ancora oggi a interrogarci” ha sottolineato il professore secondo i quale uno degli aspetti più innovativi riguarda la formazione culturale del giovane Chiaramonti, di cui qualcosa traspare rispetto al suo rapporto con la cultura illuministica. La scelta di dedicare la tesi a Clemente XIV, l’acquisto dell’Encyclopédie in edizione francese, ovvero l’edizione originale, nella biblioteca del monastero di Parma e i rapporti con studiosi aperti al pensiero contemporaneo mostrano un ecclesiastico interessato a comprendere il mondo nuovo più che a condannarlo preventivamente.
L’omelia del Natale 1797
Particolarmente significativa appare, in questa prospettiva, l’omelia pronunciata a Imola nel Natale del 1797, durante l’occupazione francese. Mentre molti vescovi oscillavano tra la semplice obbedienza alle nuove autorità o la loro totale condanna, Chiaramonti individuava una terza via. Invitava certamente alla sottomissione per evitare ulteriori violenze, ma affermava anche un principio destinato a diventare decisivo: la Chiesa non ha bisogno di identificarsi con una particolare forma di governo. Ciò che conta è l’esistenza di un ethos pubblico. Il cristianesimo è la radice di quelle virtù collettive e individuali senza le quali il regime non si può reggere, di una base morale senza la quale nessun sistema politico, nemmeno la democrazia, può sopravvivere.
La crisi delle democrazie
È forse questo il passaggio nel quale la riflessione di Menozzi ha assunto il tono più attuale. Le difficoltà che attraversano oggi molte democrazie, ha osservato, non dipendono soltanto dalla crisi della partecipazione politica, ma anche dall’indebolimento di quel patrimonio etico condiviso che rende possibile la convivenza civile. Un’intuizione che Chiaramonti aveva già colto oltre due secoli fa.
Il segretario Consalvi e l’epoca dei concordati
La relazione si è poi soffermata sull’elezione di Pio VII e soprattutto sulla figura del cardinale Ercole Consalvi, scelto dal nuovo pontefice come segretario di Stato. Si trattava della più lucida mente politica esistente sulla scena europea e a Roma. Per Menozzi fu una decisione di enorme importanza storica.
Con Consalvi prende infatti forma la stagione dei concordati, interpretati non come una resa della Chiesa agli Stati moderni, ma come una strategia per garantire gli spazi essenziali della sua libertà. Se è vero che Napoleone pone condizioni di controllo politico sulla chiesa, che nell’immediato prevalgono, sul lungo periodo la violazione del diritto contribuirà alla dissoluzione del potere napoleonico. Consalvi sarà capace di preservare le riserve simboliche della chiesa, senza le quali il potere può funzionare solo sottoforma di oppressione. “Qui c’è l’essenza del Consalvismo e dell’età dei concordati – spiega estesamente il professore – come difesa dal potere oppressivo e predisposizione di condizioni per mettere in questione le deviazioni di quel potere dall’etica. C’è una riserva etica che il potere non ha e che la chiesa custodisce”.
Il confronto con Napoleone
L’analisi si è concentrata quindi sul confronto con Napoleone. La forza di Pio VII, ha spiegato Menozzi, non consiste tanto nella capacità di opporsi militarmente all’imperatore, quanto nella difesa del diritto contro l’arbitrio del potere. Il rifiuto di aderire al blocco continentale, la prigionia, la deportazione e la costante rivendicazione della libertà del ministero petrino contribuirono a delineare un nuovo modello di papato, fondato sull’indipendenza morale e spirituale.
Il conflitto con Napoleone vide Pio VII opporre all’imperatore il rifiuto di aderire al blocco navale contro l’Inghilterra. In tal modo il papa preservò la sua funzione di padre universale, portatore di un messaggio di pace che trascendeva le coalizioni militari. La vicenda di Pio VII, ha aggiunto il relatore, segnò la fine del gallicanesimo e aprì una fase di “romanizzazione” della Chiesa. La sua vita insegna che, di fronte all’oppressione del potere, la Chiesa custodisce una riserva etica indispensabile al potere stesso.
La sacralizzazione della politica, la politicizzazione della religione
Da questa esperienza nascerà una questione destinata ad attraversare tutta la storia contemporanea: come può il Papa esercitare una missione universale senza essere subordinato a un potere politico? Secondo Menozzi, Pio VII comprese con grande lucidità questo nodo storico, ovvero che l’indipendenza spirituale richiedeva anche una forma di sovranità, quindi uno Stato e un territorio, tema destinato a rimanere centrale fino alla soluzione della Questione romana.
La vicenda di Pio VII, osserva infine Daniele Menozzi, mostra la sacralizzazione del potere: Napoleone si autoimpone la corona, vuole il papa presente ma compie il gesto in prima persona. Nello stesso momento in cui la politica si sacralizza, la religione si politicizza. Nasce la festa di Maria Ausiliatrice che si celebra ogni 24 maggio, istituita da Papa Pio VII nel 1815, a ricordo del suo ritorno a Roma dopo la prigionia napoleonica celebrando la vittoria su un pericolo analogo a quello che per la chiesa avevano rappresentato i Turchi. “Elementi che drammaticamente ripercorrono il nostro tempo”.
Jean Marc Ticchi: “Cosa siamo chiamati a fare oggi”
A chiudere l’incontro è stato lo stesso Jean-Marc Ticchi, visibilmente commosso. Ha ricordato il lungo percorso di ricerca iniziato oltre vent’anni fa e il lavoro corale che ha reso possibile la traduzione italiana del volume, ringraziando i traduttori coordinati da Marino Mengozzi. «Ho scritto la biografia che avrei voluto leggere», ha affermato, spiegando di aver scelto di lasciare parlare soprattutto le fonti, affinché il lettore possa confrontarsi direttamente con i documenti e maturare un proprio giudizio.
“Come diceva Consalvi – ha concluso l’autore – Chiaramonti non guardava al passato, ma al futuro. Consalvi scriveva che la Rivoluzione aveva prodotto, dal punto di vista politico e morale, ciò che il Diluvio aveva prodotto per la terra. Noè, uscito dall’arca, iniziò una vita diversa da quella precedente. È un’immagine che invita anche noi a domandarci che cosa siamo chiamati a fare oggi, in un mondo profondamente cambiato.»
Di seguito alcune immagini della mattinata (foto Sandra&Urbano fotografi)









