Dalla Francia a Cesena, una biografia moderna di Pio VII

Sabato 11 luglio il volume sarà presentato all'abbazia del Monte. Monsignor Caiazzo: "Il cesenate Barnaba Chiaramonti fu un grande Pontefice, mite ma deciso"

Da sinistra: dom Maccarinelli, monsignor Caiazzo, Acerbi e Mengozzi

La prima biografia moderna di Pio VII, a cura dello storico francese Jean-Marc Ticchi, è stata tradotta in italiano e sarà presentata all’abbazia del Monte, sabato 11 luglio alle 11.

Il volume della Società di Studi romagnoli

“L’ultima biografia del Papa cesenate – ha anticipato oggi, nel corso di una conferenza stampa in curia, a Cesena, Marino Mengozzi, direttore dei Beni culturali della diocesi – risale alla metà del Novecento ed è francese: “Jean Leflon, Pie VII. Des abbayes bénédictines à la papauté. La prima moderna proviene ancora dalla Francia: “Jean-Marc Ticchi, Pie VII. Le pape vainqueur de Napoléon? del 2022, così apprezzata che l’anno dopo l’Accademia di Francia le ha assegnato il prestigioso Premio Thiers”. Ora, quest’ultima è stata tradotta in italiano con il titolo “Pio VII – Per una biografia” grazie alla Società di Studi romagnoli, su commissione della diocesi di Cesena-Sarcina, che ha finanziato il volume assieme alla Fondazione Almerici-Montevecchio, a coronamento del bicentenario della morte di Chiaramonti (1823-2023).

Il rapporto con la comunità benedettina del Monte

“Un volume importante – ha detto l’abate di Santa Maria del Monte, dom Mauro Maccarinelli – che sarà presentato in abbazia sabato 11 luglio alle 11, nel giorno in cui la Chiesa ricorda san Benedetto, patrono d’Europa, e nel millenario del nostro monastero”. Papa Barnaba Chiaramonti, ha ricordato l’abate, “è stato un grande Pontefice, ma prima ancora, monaco benedettino a 16 anni“. Un rapporto con Cesena e il complesso benedettino rimasto saldo nel tempo, come testimonia la corona posta dallo stesso Pontefice sul capo della statua della Madonna del Monte, nel 1814, di ritorno dall’esilio di Fontainbleau.

Un Papa che piace oltralpe

“Perché tanta attenzione in Francia per il Papa cesenate?”, si è chiesto Mengozzi: “C’è una spiegazione. In realtà il popolo e molta parte degli ecclesiastici di Francia furono colpiti da papa Chiaramonti: dalla mansuetudine e dalla fermezza, dall’amabile presenza, dalla fede e dalla misericordia di un Pontefice che, dimentico delle angherie subìte, arrestato e in esilio dal 1809 al 1814, intercedette per il suo carceriere e la di lui famiglia esiliata e caduta in disgrazia. Nei lunghi viaggi in terra francese prima dell’arresto, durante la prigionia e dopo la liberazione, il Papa era ovunque acclamato, con grande concorso di popolo”. Mengozzi ha anche ricordato la presenza di Pio VII, a Parigi nel 1804, per l’incoronazione dell’imperatore Bonaparte, una presenza istituzionale, che non poteva non esserci, “ma alquanto passiva, come rappresentato dal quadro di Jacques-Louis David al Louvre“.

Jacques-Louis David, L’incoronazione di Napoleone (1805), Museo del Louvre

Modernità e democrazia

“Quella di Pio VII è una figura luminosa per la Chiesa, ma anche per la società civile e un vanto per la nostra città – ha evidenziato l’assessore alla Cultura Camillo Acerbi -. Il tema del Papa che ha affrontato Napoleone è solo parziale e rischia di mettere in secondo piano altri aspetti. Fra questi il grande lavoro di Chiaramonti a favore della cultura e della scienza, chiudendo ufficialmente la questione galileana e propagandando la vaccinazione, senza dimenticare le sue aperture alla democrazia“, come dimostra la sua nota omelia, nel Natale 1797, quando, vescovo di Imola, sosteneva la conciliabilità del Vangelo con la democrazia.

Papa in un’epoca burrascosa

A presentare il volume, sabato prossimo a Cesena, fra i tanti, ci sarà Daniele Menozzi, grande conoscitore della storia della Chiesa in epoca moderna, e lo stesso autore, Jean-Marc Ticchi, apprezzato storico parigino, molto stimato in Italia, di cui Mengozzi ne ha lodato il “grande lavoro di ricerca, dalle origini cesenati di Chiaramonti, al lungo papato, durato 23 anni, guidando la Chiesa in un’epoca burrascosa, eletto a seguito di un conclave durato oltre tre mesi”. Un Papa, per Mengozzi, di transizione, “realista sul presente, capace di abbracciare la novità, senza rinunciare al passato”.

Monsignor Caizzo: “Cesena si può fregiare di aver avuto quattro Papi”

Dal lavoro di Ticchi, ha rimarcato l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo, emerge il ritratto di un “grande Pontefice, umile, mite, ma deciso”, senza paura di patire le conseguenze del suo “Non possumus”, pronunciato in risposta alla richiesta di Napoleone di cedere all’Impero francese i territori dello Stato Pontificio. “Lo Spirito del Signore – ha sottolineato il presule – suscita sempre nella Chiesa la persona giusta al momento giusto come successore di Pietro, che non deve dare solo delle indicazioni chiare ai fedeli, ma anche sapere dialogare con il mondo del tempo, la politica, la cultura, la società”. Per monsignor Caiazzo, infine, dobbiamo “rendere grazie al Signore per il fatto che Cesena si può fregiare di avere avuto quattro Papi“, un aspetto che, per il presule, “purtroppo non è stato sottolineato a Roma in occasione della candidatura di Forlì e Cesena come capitale italiana della Cultura 2028“. Oltre a Pio VII (Barnaba Chiaramonti), la città malatestiana ha dato i natali al suo predecessore, Pio VI (Gianangelo Braschi), e ha avuto due vescovi, Benedetto XIII (Pietro Francesco Orsini) e Pio VIII (Francesco Saverio Castiglioni), poi saliti al Soglio di Pietro.

Un momento della conferenza stampa