Dall'Italia
In Emilia-Romagna è legge il suicidio medicalmente assistito. I vescovi: “Procurare la morte contrasta con il valore della persona”
La "grave preoccupazione" della Ceer: "Non c'è un diritto di morire. Aperta la strada alla cultura dell'inutilità della persona ammalata"
Approvata in Emilia-Romagna la legge sul suicidio medicalmente assistito.
Voto favorevole della maggioranza di centrosinistra
La proposta di legge della maggioranza di centrosinistra, a prima firma Paolo Trande (Avs), è passata giovedì 23 luglio in Assemblea regionale, nel giorno della festa del patrono della Regione, sant’Apollinare. Hanno votato compatti a favore Pd, Avs, Civici e Movimento 5 Stelle. Hanno votato contro Fratelli d’Italia, Forza Italia, Rete civica e Lega.
Cosa prevede la legge
La legge approvata dall’Assemblea legislativa regolamenta l’accesso al suicidio medicalmente assistito per i pazienti affetti da “malattie irreversibili, fonte di sofferenze fisiche o psichiche ritenute intollerabili”. La legge prevede che la persona deve essere capace di prendere decisioni libere e consapevoli e deve aver ricevuto informazioni appropriate e complete sulle alternative disponibili, comprese le cure palliative. La decisione in merito all’autorizzazione o meno al suicidio medicalmente assistito è affidato a una Commissione di valutazione multidisciplinare (CoVam). La CoVam si avvale del parere, non vincolante, del Comitato regionale per l’etica clinica (Corec). La legge non fissa tempi rigidi entro cui la Commissione deve dare il proprio parere alla richiesta del paziente, compatibili con la condizione clinica del paziente, senza ingiustificati ritardi. Tutta la procedura è a carico del Servizio sanitario pubblico. Le attività connesse all’espletamento del suicidio assistito saranno svolte solo da personale su base volontaria.
La “grave preoccupazione” dei vescovi
La Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna, presieduta da monsignor Giacomo Morandi, presidente Ceer e vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, interviene sul tema con “grave preoccupazione”.
Di seguito, pubblichiamo il testo integrale.
L’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna ha approvato il 23 luglio 2026 il progetto di legge che disciplina l’accesso al suicidio medicalmente assistito (Sma). La nostra Regione diventa così la terza in Italia, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una normativa specifica sul tema in assenza di una legge nazionale. Già il 29 febbraio del 2024, come vescovi dell’Emilia-Romagna avevamo espresso la nostra grave preoccupazione per la proposta della Regione che, attraverso un decreto amministrativo, intendeva introdurre il Sma. La proposta è diventata progetto di legge ora approvato dall’Assemblea regionale. In questo contesto vogliamo ribadire ciò che a suo tempo affermammo in quella nota del febbraio 2024: “Il valore della vita umana si impone da sé in ogni sua fase, specialmente nella fragilità della vecchiaia e della malattia. Proprio lì la società è chiamata ad esprimersi al meglio, nel curare, nel sostenere le famiglie e chi è prossimo ai malati, nell’operare scelte di politiche sanitarie che salvaguardino le persone fragili e indifese, e attuando quanto già è normato circa le cure palliative. Impegno, questo, che qualifica come giusta e democratica la società. Procurare la morte, in forma diretta o tramite il suicidio medicalmente assistito, contrasta radicalmente con il valore della persona, con le finalità dello Stato e con la stessa professione medica”.
Il progetto di legge approvato ora, pur riconoscendo la possibilità di un’obiezione di coscienza degli operatori sanitari, che dovrebbe essere estesa anche ai farmacisti, e l’importanza delle cure palliative – che in realtà dovrebbero essere una pre-condizione e non una semplice informazione data al paziente – non è la risposta al vero problema che la malattia e la sofferenza pongono all’essere umano. Al contrario, in questi momenti la persona ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta da coloro che sappiano condividere questa fase della vita e i suoi interrogativi e anche da quelle cure palliative che, se fossero assicurate a tutti, garantirebbero sollievo e sostenibilità nella malattia e nel dolore. La legge regionale apre, inoltre, la strada a prevedibili allargamenti e favorisce una cultura della “inutilità” della vita della persona sofferente e gravemente inabile. Il principio di autodeterminazione reso assoluto finisce per snaturare l’esistenza in una dimensione privata, isolata, che provoca solitudine e che priva la persona della relazione con gli altri, in un individualismo che rinnega il valore della vita come bene comune da difendere e custodire insieme.
Esprimiamo vicinanza, amore e preghiera per le persone in condizioni di fragilità, per tutti coloro, e i familiari, che stanno soffrendo per le drammatiche condizioni di salute. In comunione con i nostri confratelli vescovi della Regione Toscana ribadiamo che “la vita umana è un valore assoluto, tutelato anche dalla Costituzione: non c’è un “diritto di morire” ma il diritto di essere curati e il Sistema sanitario esiste per migliorare le condizioni della vita e non per dare la morte” (Nota dell’Episcopato Toscano del 28 gennaio 2025). Non possiamo, infine, non notare che la legge regionale è stata approvata il giorno della festa del patrono della nostra regione, sant’Apollinare, che ha dato la vita per la fede e per il popolo emiliano-romagnolo. Mentre celebriamo la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, affidiamo a lui la fatica di vivere e la volontà di costruire un mondo in cui nessuno sia messo nelle condizioni di chiedere di interrompere la propria vita.
Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna