Meeting Rimini, Scholz lancia la sfida: “Costruire un mondo più riconciliato. Non la forza, ma l’amore”

Al via la 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli. Oltre 150 incontri, mostre e testimonianze affronteranno temi cruciali come pace, guerre, educazione, lavoro e intelligenza artificiale. Attesa la visita di Leone XIV di sabato 22 agosto. Intervista al presidente Bernhard Scholz

Foto Meeting
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Il presidente del Meeting, Bernhard Scholz, spiega il significato della proposta culturale di quest’anno: “Il principio che muove l’universo e investe le nostre esistenze è amore” e, proprio per questo,“non si impone, ma chiede di essere accolto; non ci costringe, ma cerca la nostra libertà”.

Il Meeting di quest’anno, aspettando papa Leone

Dal 21 al 26 agosto la Fiera di Rimini ospita la 47ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, che ha per titolo il verso conclusivo della Divina Commedia, “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. Al centro del programma, oltre 150 incontri, mostre e testimonianze dedicate ai grandi temi del nostro tempo: guerre, pace, dignità della persona, educazione, lavoro e intelligenza artificiale. Momento particolarmente atteso sarà la visita di Leone XIV di sabato 22 agosto, segno dell’attenzione della Chiesa per una manifestazione che da quasi mezzo secolo fa del dialogo il suo tratto distintivo.

Intervista al presidente della Fondazione Meeting Bernhard Scholz

“L’amor che move il sole e l’altre stelle” è uno dei versi più celebri della Divina Commedia: quale provocazione vuole offrire al mondo di oggi, segnato da guerre, tensioni sociali e crescente individualismo, e che cosa significa affermare che l’amore è la forza che muove il mondo e la storia?
In un momento storico che sembra travolgerci con le contraddizioni dello sviluppo tecnico-scientifico, con le frammentazioni sociali e culturali e con la prevaricazione agguerrita della forza sul diritto, il verso di Dante ci invita a prendere coscienza di noi e del nostro destino. Proprio perché il principio che muove l’universo e investe le nostre esistenze è “amore”, esso per sua natura non si impone, ma chiede di essere accolto; non ci costringe, ma cerca la nostra libertà. Vogliamo perciò incontrare e ascoltare persone dall’Ucraina, dalla Terra Santa, dall’Africa che ci testimoniano che è possibile vivere una vita buona e conciliata anche in condizioni avverse o addirittura ostili. Incontreremo anche testimoni che ci hanno preceduto e che ci hanno lasciato in eredità la loro umanità straordinaria: racconteremo sant’Agostino, Madeleine Delbrêl e suor Clare Crockett nelle mostre a loro dedicate.

Quali saranno i principali temi che verranno affrontati nel Meeting e come verranno declinati alla luce del titolo?
Nell’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, l’intenzione espressa nel titolo di questo Meeting ha trovato un approfondimento sorprendente. Tanti temi trattati in questo documento fondativo verranno ripresi nei convegni di questo Meeting: l’affermazione della dignità di ogni persona, la considerazione fondamentale che i nostri limiti non ci ostacolano ma ci proiettano in un dialogo con l’infinito, le riflessioni sul senso del lavoro e della ricerca, l’urgenza di una comunicazione che favorisca la dimensione relazionale della persona e una democrazia autentica. Renderemo presenti esperienze di lavoratori, imprenditori e professionisti che cercano di affrontare le sfide del nostro tempo con un criterio ideale. L’impatto culturale, economico e politico dell’intelligenza artificiale sarà al centro di diversi convegni dedicati, così come l’impatto dell’IA sulla nostra vita relazionale. Come ho già accennato, diversi incontri saranno dedicati ai conflitti che purtroppo segnano la vita di tanti popoli. Parleremo della libertà religiosa minacciata in molti Paesi del mondo.
Il titolo di questo Meeting e la prospettiva della Magnifica Humanitas daranno a tutti questi incontri un orizzonte che mette in luce la grandezza dell’uomo e la capacità a lui affidata di costruire — nel dialogo e nella pazienza, anche nelle circostanze difficili — un pezzo di mondo nuovo, più confacente alle vere esigenze dell’uomo. In questa ottica sarà un tema centrale l’educazione: comunicare ai giovani il fatto che la loro vita è un bene e che nasce e si compie in una vocazione personale per il bene di tutti fa fiorire la loro curiosità, la loro libertà e la loro responsabilità.

Il Meeting, per tradizione e scelta, è un luogo di incontro tra esperienze, culture, religioni, sensibilità diverse, e anche tra credenti e non credenti. Giunto alla sua 47ª edizione, la missione del Meeting è cambiata, si è rinnovata o è rimasta fedele alle origini?
Si è rinnovato rimanendo fedele alle sue origini. Il Meeting è stato fin dall’inizio, ed è diventato sempre di più, un luogo di incontro e di dialogo così come lei lo descrive. La sua origine è l’esperienza cristiana e la sua capacità di accogliere e di dialogare con tutte le persone che hanno a cuore la ricerca della bellezza, della verità e della giustizia. Questa è la sua linfa vitale, che ha in qualche modo dotato il Meeting di una curiosità e trasversalità uniche al mondo. Certamente sono cambiate negli anni le modalità degli incontri e delle mostre, grazie alle nuove tecnologie e agli strumenti di comunicazione. Si è ampliato il padiglione dello sport e il Villaggio Ragazzi, segno del grande interesse per l’educazione. Sono evidentemente cambiate le tematiche a seconda del momento storico, ma non è mai cambiato l’approccio: cercare di costruire e di valorizzare relazioni capaci di edificare la “civiltà dell’amore”, come ce l’ha chiesta san Giovanni Paolo II nella sua visita del 1982. Ed ogni anno si rinnova la presenza di più di 3.000 volontari che danno al Meeting il suo volto di gratuità, cordialità e amicizia.

La presenza di Leone XIV rappresenta uno dei momenti più attesi della manifestazione. Che significato assume questa visita per il Meeting e per il cammino di Comunione e Liberazione?
Certamente la visita del Pontefice è segno della sua vicinanza e del suo interesse per il Meeting come luogo di incontro e di dialogo che affronta le questioni più urgenti del nostro tempo, a partire dall’esperienza cristiana e come opera che nasce e rinasce sempre di nuovo dal carisma che sta all’origine di Comunione e Liberazione. Il Presidente della Fraternità di CL, Davide Prosperi, ha espresso in più occasioni la sua gratitudine al Santo Padre per il suo incoraggiamento al Movimento a procedere con fiducia sul cammino della sua maturazione. Penso che in questo senso la visita di Papa Leone XIV sia anche un segno di questo incoraggiamento.

Quale contributo intendono offrire il Meeting e CL alla Chiesa italiana e universale in questa fase storica? E più nello specifico, quale ritiene sia oggi la responsabilità dei cattolici nel costruire spazi di dialogo e di pace in una società sempre più frammentata?
Per rispondere a questa domanda dobbiamo chiederci quale sia l’origine delle frammentazioni e delle crescenti polarizzazioni nelle nostre società. Una delle cause principali è sicuramente la paura di non poter affrontare le sfide del nostro tempo, un senso di impotenza che sfocia nella rassegnazione, nell’indifferenza o in reazioni aggressive e violente. Per poter dialogare e mettersi insieme alla ricerca del vero e del giusto senza censurare nulla, abbiamo bisogno della certezza che questa ricerca possa avere una risposta; abbiamo bisogno della fiducia che possa avere un senso impegnarsi nella vita e nella costruzione del bene. Penso che l’esperienza che nasce dal carisma di don Giussani abbia la possibilità di trasmettere una tale certezza ragionevolmente fondata e una fiducia affettivamente coinvolgente. Siamo noi i primi a essere responsabili nel cogliere questo dono.

Anche quest’anno il Meeting ospita esponenti delle istituzioni italiane ed europee. Che cosa chiedete oggi alla politica?
Chiediamo alla politica di affrontare i temi urgenti con competenza, efficacia e senza sottacere i problemi o illuderci con promesse ingannevoli. Lo faremo rispetto all’Ue, che deve ritrovare una sua unità politica a partire dalle sue radici e rilanciare un’iniziativa forte e credibile a sostegno della pace. Per quanto riguarda l’Italia, metteremo in luce la priorità assoluta dell’educazione e della formazione professionale, nel riconoscimento della dignità della vita e della valorizzazione di ogni persona. Ci interessa che sui tanti temi — dal sociale alla casa, dalla famiglia alla sanità, dalla mobilità alle pensioni, dall’integrazione dignitosa degli immigrati a una politica estera dedicata alla riconciliazione — si tratti di politiche che coinvolgano i corpi intermedi e i cittadini con la loro responsabilità e la loro libertà.

Cosa si augura da questo Meeting per il Paese, per la Chiesa, e per il Movimento?
Mi auguro che questo Meeting possa testimoniare un’unità possibile fra storie e sensibilità diverse, così come avviene nei suoi tanti incontri. Spero vivamente che possa essere, anche attraverso i suoi oltre 3.000 volontari, un segno che le giovani generazioni sono desiderose e capaci di costruire un futuro, anche se le condizioni non sono facili. Sarei molto grato se potessimo essere un fermento, anche se piccolo, per un mondo più riconciliato e più fiducioso.

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