Romagna
La Giornata del Creato 2026 a Sant’Alberto (Ravenna): sulle orme di san Romualdo
L'11 settembre nel paese immerso nelle Valli di Comacchio l'appuntamento interdiocesano che per la prima volta coinvolgerà le Diocesi della Romagna. Prima la liturgia della Parola con il priore di Fonte Avellana e poi una "passeggiata contemplativa", attraverso il paese dove sono presenti anche le foto della mostra di Giampiero Corelli
Quest’anno la Giornata del Creato delle diocesi di Ravenna-Cervia e Faenza-Modigliana si terrà venerdì 11 settembre a Sant’Alberto, piccola frazione a nord di Ravenna, alle porte delle Valli di Comacchio. E per la prima volta si celebra insieme con le altre Diocesi della Romagna: parteciperanno delegazioni da Imola, Cesena-Sarsina e Forlì-Bertinoro.
San Romualdo: il cuore della giornata
Il luogo non è una scelta casuale: è proprio in questa zona umida che San Romualdo, fondatore dei Camaldolesi, iniziò la sua vita eremitica quasi mille anni fa. L’intera giornata si snoda attorno alla sua figura, intrecciando ambiente, spiritualità e pace in un programma che dalla chiesa arriva fino alle valli. A raccontare il progetto è il diacono Luciano Di Buò, direttore dell’ufficio diocesano di Pastorale sociale, che ha organizzato l’evento.“Nella zona di Sant’Alberto è vissuto San Romualdo e il prossimo anno si festeggeranno i mille anni dalla sua morte. La sua vita eremitica, la sua vita contemplativa, il suo inizio della vita da monaco, l’ha vissuta in quella zona umida di Sant’Alberto, che si chiamava allora Pereo”.
San Romualdo, nato a Ravenna e morto a Fabriano il 19 giugno 1027, è il fondatore dell’ordine camaldolese, da cui discendono monasteri celebri come Camaldoli e Fonte Avellana. La sua vita monastica cominciò proprio tra le acque e le isolette della zona di Sant’Alberto, dove praticò l’eremitaggio immerso nella natura.
È per questo che a guidare la liturgia nella chiesa di Sant’Alberto sarà dom Giuseppe Cicchi, priore del monastero di Fonte Avellana, nell’Appennino marchigiano. “Questo monaco cercherà di valorizzare questa figura, sia perché in quel luogo questo santo è nato, sia perché il prossimo anno ci saranno i mille anni dalla sua morte, ma anche perché lui, in qualche modo, ha coniugato questo aspetto: ha vissuto in armonia con l’ambiente e con la natura. Parlare anche di questa figura significa, in qualche modo, valorizzare e parlare dell’ambiente dove ha vissuto”.
Ma il legame con San Romualdo non si limita alla dimensione ambientale. Il messaggio del Papa per la Giornata del Creato 2026 ha come titolo una citazione del profeta Isaia. “Trasformate le vostre spade in vomeri e le vostre lance in falci”. Di Buò spiega come la figura del santo ravennate permetta di abbracciare anche questo tema: “Il Papa, nel messaggio ambientale, parla anche di pace, “perché lui ha intessuto relazioni, ha vissuto cercando il dialogo. Quindi la pace nasce sempre da una capacità di ascolto e di relazione. In qualche modo entra nel progetto”.
Un evento ecumenico e condiviso
La Giornata del Creato è organizzata congiuntamente dalle diocesi di Ravenna-Cervia e Faenza-Modigliana, che si alternano ogni anno nella scelta del luogo. Quest’anno tocca a Ravenna, e a presiedere la liturgia sarà monsignor Lorenzo Ghizzoni, affiancato dal vescovo di Faenza, monsignor Michele Morandi. Invitate a partecipare anche le diocesi di Imola, Cesena-Sarsina e Forlì-Bertinoro, “nell’ambito di una crescente collaborazione tra queste realtà”.
“La Giornata del Creato è ecumenica – sottolinea Di Buò -. A Ravenna partecipa, da tradizione, la Chiesa ortodossa rumena, con padre Daniel. Ci sarà anche la Chiesa ortodossa moldava con padre Alexei”. Proprio per questo carattere ecumenico, non si celebra la Messa: “Ci sono delle differenze tra i riti, tra queste due confessioni. Quindi è una liturgia della Parola, che vuol dire che si riflette e si prega insieme, sviluppando e approfondendo la Parola in chiave ambientale”.
Oltre alle comunità religiose, partecipano le istituzioni locali, i Carabinieri del Gruppo Forestale, la Coltivatori Diretti e le Acli. “Coldiretti riunisce gli agricoltori: sono l’emblema della natura, della coltivazione, dei frutti”.
Il programma: dalla chiesa al fiume. La liturgia della Parola con dom Cicchi
La giornata si articola in più momenti, dalle 16,30 fino alle 21 circa. Alle 16,30, in chiesa a Sant’Alberto è in programma la liturgia della Parola. “Ci saranno delle letture bibliche, un Vangelo, un ringraziamento, una richiesta di perdono al Signore per lo scempio che l’uomo fa della natura e un ringraziamento per tutti i doni che il Signore fa – spiega Luciano -. Saranno letture e preghiere e durerà circa tre quarti d’ora, con l’omelia. Poi si termina con il Padre Nostro e la benedizione finale”.
L’arcivescovo di Ravenna-Cervia presiederà la celebrazione, ma si limiterà a un saluto, lasciando l’omelia a dom Giuseppe Cicchi: un modo per dare centralità alla figura di san Romualdo e al legame tra quel luogo e la nascita del monachesimo camaldolese.
La seconda parte è il cuore più originale dell’evento: “Si percorreranno grosso modo 900 metri: dalla chiesa si arriva al fiume Reno”. Per tutto il paese e anche nella seconda parte della camminata si potranno ammirare alcune foto del fotoreporter Giampiero Corelli, nell’ambito della mostra “Sant’Alberto, il paese dei poeti”: gigantografie a cielo aperto che ritraggono gli abitanti della località.
La passeggiata contemplativa
“Andremo camminando tutti dalla chiesa di Sant’Alberto verso il fiume Reno, ci imbarcheremo, passeremo dall’altra parte del fiume con il traghetto – spiega Di Può – e poi cammineremo sull’argine del fiume, tra il fiume e le valli. Passata l’altra sponda del fiume Reno, si cammina su un argine e, dall’altra parte dell’argine, iniziano le Valli di Comacchio. Si vede uno specchio d’acqua, ci sono tanti fenicotteri, tanti animali. È molto bello e caratteristico”.
Il percorso di circa un chilometro e mezzo è definito “passeggiata contemplativa”, guidata dal parroco di Alfonsine don Massimo Goni. “Chi camminerà sarà immerso nella natura, guarderà lo spettacolo che c’è intorno e gli verrà dato un piccolo taccuino, così liberamente ognuno annoterà qualcosa di quello che lo colpisce guardandosi intorno: una riflessione, qualcosa che riguarda l’ambiente, i particolari. In questo modo viene stimolata questa riflessione da don Massimo Goni, che inizialmente spiegherà come bisogna fare. Poi, silenziosamente, si camminerà e ognuno annoterà qualcosa”.
L’intero percorso — dalla preghiera comunitaria al silenzio contemplativo immersi nella natura — ripercorre il cammino di San Romualdo: lo stesso passaggio dalla comunità alla solitudine eremitica, nello stesso ambiente che quasi mille anni fa ispirò il santo. Di Buò sintetizza: “Abbiamo unito l’ambiente con la spiritualità legata al santo del luogo. Questo è un po’ il concetto”.
L’arrivo all’azienda Travasoni e il buffet finale
La meta è l’azienda agricola Travasoni, specializzata nella lavorazione del pesce delle valli. “Davanti uno spazio verde contiguo alle valli. In questo spazio saranno allestiti dei tavoli dove ci sarà un saluto di Coldiretti, dei Carabinieri, del Gruppo Forestale e delle Acli“. E un buffet di prodotti locali, con piadine, formaggio e specialità delle valli.
La mostra fotografica di Giampiero Corelli
L’evento si intreccia anche con una mostra fotografica già presente lungo il percorso, opera di Giampiero Corelli. “Lungo la strada da Sant’Alberto a Travasoni ci sono anche delle immagini fotografiche molto belle”, racconta Di Buò. È stata proprio la mostra a ispirare la scelta del luogo: “L’idea è nata da loro. Abbiamo detto: visto che Sant’Alberto è un luogo di pregio ambientale, dove all’interno c’è anche una mostra di Giampiero Corelli, perché non facciamo lì la Festa del Creato? E così è stato.