Cesenatico
Caccia al granchio blu. Piccoli polpi rilasciati al largo
Stamane il professor Mordenti e il team del corso di acquacoltura al largo di Cesenatico per l'ultimo step del progetto Octo-Blu
Accompagnati dalla motovedetta della Guardia Costiera, i ricercatori dell’Università di Bologna hanno concluso oggi il progetto sperimentale Octo-Blu. Migliaia di piccole larve di polpo sono state rilasciate all’altezza degli allevamenti di cozze al largo di Cesenatico, contando sulla loro crescita e attività predatoria verso il terribile granchio blu.
Polpo, pesce mangione
Il polpo è un pesce mangione (ogni giorno introduce cibo per oltre il 20 per cento del proprio peso) e cresce con un ritmo esplosivo. Se è femmina di più, perché la polpa del crostaceo raddoppia la produzione delle uova.
C’era appunto anche una polpessa, l’ultima rimasta viva, stamane, lunedì 24 agosto, nella piccola vasca a bordo della motovedetta della Guardia Costiera, grazie al supporto della Capitaneria di Porto – Ufficio Circondariale Marittimo di Cesenatico, che ha trasportato tra le 3 mila e le 4 mila paralarve di polpo al largo di Cesenatico, all’altezza degli allevamenti di cozze, per il rilascio in mare.

Il progetto
Dopo aver coccolato le femmine e atteso la schiusa delle uova, è arrivato anche il momento di questo ultimo rilascio. Quello di oggi era lo step conclusivo del progetto sperimentale Octo-Blu per la bio-lotta al granchio blu avviato un paio di anni fa dall’Università di Bologna e finanziato dalla Regione Emilia-Romagna. Il progetto ha messo insieme lo studio della biologia del granchio blu, l’analisi della vita predatoria del polpo e lo sviluppo di tecniche per l’allevamento e la riproduzione del cefalopode in ambiente controllato.


Gli esemplari di polpo, pescati nelle zone di Gallipoli e Porto Ercole da Antonio Casalini (foto sotto), ricercatore e componente del team del professor Oliviero Mordenti, sono stati poi inseriti nelle varie prove sperimentali.

Dalle vasche di allevamento situate in via Magrini a Cesenatico dove ha sede il corso di Laurea in Acquacoltura e Igiene delle produzioni ittiche, il progetto è passato al mare. I primi rilasci sono stati effettuati l’11 e il 17 giugno scorsi in prossimità delle barriere artificiali sommerse e sono proseguiti nel mese di agosto.
Stamane, al largo di Cesenatico, le larve, trasportate sulla moto nave all’interno di un apparentemente comune sacco trasparente pieno d’acqua – chi da bambino non ha raccolto nel secchiello un piccolo paguro per poi avere il gusto di rituffarlo tra i flutti? – sono state depositate all’altezza delle cozzare, tre miglia circa al largo, dove gli studiosi hanno anche predisposto due aree pilota con barriere sommerse e tane di taglia diversa, favorevoli all’accoglimento dei polpi.
Un polpetto di 300 grammi, hanno spiegato i ricercatori, è già capace di mangiarsi un granchio adulto, ma mangia anche le altre specie presenti contribuendo a mantenere l’equilibro dell’eco sistema.


Crollata del 98 per cento la presenza dei polpi in Adriatico
Negli ultimi 15 anni, ha spiegato il professor Mordenti, la presenza del polpo nell’Adriatico è crollata del 98 per cento, precisamente del 98,2 per cento. Nel 2007, anno del picco produttivo, tra Caorle e Cattolica la produzione effettiva è stata di 527 tonnellate contro le 37 del 2010 e le 9,26 del 2015. Probabilmente il cambiamento climatico e una pesca intensa hanno contribuito alla lenta riduzione della presenza di questa specie autoctona che non si trova più sottocosta ma nell’areale più profondo. Questi dati, ha spiegato Pietro Emmanuele, altro componente dello staff dei ricercatori, rispondono alle obiezioni di chi contesta il rilascio di tante larve che di fatto, invece, potrebbe contribuire anche ripopolare la specie dei polpi.

La dichiarazione dell’assessore regionale Mammì
Il progetto, ha detto l’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Alessio Mammi, presente al momento iniziale della giornata di oggi, segna un’ulteriore tappa di una sperimentazione destinata a proseguire anche nelle prossime settimane.
Il granchio blu non è soltanto una specie invasiva: è una delle emergenze più gravi che negli ultimi anni hanno colpito il nostro mare, mettendo in difficoltà un settore strategico per l’economia dell’Emilia-Romagna. “Salvare il settore della pesca, degli allevamenti dell’acquacoltura e delle vongole rappresenta per noi una priorità assoluta.
Con un investimento di 5 milioni abbiamo affrontato il tema del granchio blu da varie angolature, con l’obiettivo di salvare gli allevamenti di vongole, il cui valore è molto più elevato e coinvolge 2000 imprese, se si contano solo quelle del Delta del Po e non anche il Veneto, e il cui valore non può essere sostituto dal mercato del granchio.
Come già fatto con la vespa samurai e la cimice asiatica, la lotta biologica è uno strumento importante”.
Dalla sperimentazione alla larga scala
Lo studio, ha aggiunto il professor Mordenti, sta dando molti dati e informazioni sul polpo. “La prossima fase sarà quella di verificare la presenza dei giovani polpi con l’aiuto di pescatori professionisti che rileveranno e studieranno direttamente la situazione. Se anche un solo polpo mangerà una sola femmina di granchio, avremmo ottenuto un risultato, poiché la produzione media di uova di 1,63 milioni per ciascun esemplare”.
Se tutto andrà come deve, il progetto potrebbe essere attuato in futuro in larga scala. “Con il rilascio di oggi abbiamo liberato in mare in tutto tra le 130 e le 150 mila para larve tra Riccione e Cesenatico. Questo per noi è già un grande successo”.