Cesena
Cesena. Un nuovo Pascoli all’Università della terza età
Le ricerche degli ultimi anni hanno svelato e documentato gli amori di Pascoli. Rosita Boschetti: "Uno studio che può certamente influire sulla rilettura di alcune liriche pascoliane"
È un’occasione importante per gli appassionati di letteratura italiana e in particolare per gli appassionati di Pascoli: martedì 29 settembre alle 15,30, nella Sala “Nello Vaienti” della Cisl di Cesena (via Renato Serra 15) sarà presentato il libro “Pascoli inedito. Nuove lettere e carteggi familiari” (ed. Carocci, 2026), realizzato da Rosita Boschetti (direttrice di Casa Pascoli a San Mauro Pascoli) e Jessica Magalotti (Accademia Pascoliana). La conferenza fa parte del programma 2026-2027 dell’Università della Terza età. Abbiamo rivolto a Rosita Boschetti alcune domande circa il nuovo libro appena pubblicato.
In dialogo con Rosita Boschetti
Quanti sono gli epistolari coinvolti nel libro, e come ne siete venute a conoscenza?
Come precisato dal critico e filologo Mario Marti, gli epistolari sono «vere e proprie storie di vita, e storie di un’anima: schietta, immediata e totale epifania della personalità». Soltanto uno studio approfondito degli epistolari, molti dei quali finora inediti, ha permesso di ricostruire la biografia di Pascoli nella sua autenticità, spazzando via antichi stereotipi e semplificazioni ormai sedimentate anche nelle attuali antologie scolastiche. L’esame dei carteggi, in particolare del Fondo Murari dell’Accademia Pascoliana, dell’archivio toscano di Castelvecchio, di quelli di recente acquisizione del nostro Centro di Documentazione Pascoliano e soprattutto del Fondo Pascoliano della Scuola Normale Superiore di Pisa, ha dato vita a un quadro molto più complesso. In particolare, si sono rivelate preziose alcune lettere di quest’ultimo Fondo, desecretato solo nel 2015, a 50 anni dalla morte di Luigia Pascoli, figlia di Raffaele, fratello del poeta, che io ho potuto esaminare da subito. Ma anche le carte Murari dell’Accademia Pascoliana, che non sono mai state oggetto di uno studio sistematico, hanno contribuito a tracciare un quadro molto più complesso rispetto alla tradizione. Le missive scritte al fratello, agli amici e confidenti, lette unitamente a quelle alle sorelle minori, illuminano finalmente le vere ragioni che portarono il poeta a distaccarsi da Ida in quel doloroso anno delle sue nozze. E sono ragioni molto più profonde, che in questo volume vengono indagate a fondo e che rivelano un nido familiare trasformatosi ben presto in una gabbia per Pascoli.
Quali novità rivelano di Pascoli?
Il desiderio di ricostruire il nido familiare fu delle sorelle e non del poeta, il quale negli anni universitari aveva del tutto perso i contatti con Ida e Maria che si trovavano nell’educandato religioso di Sogliano. Le sorelle faranno leva sul senso di colpa di Pascoli per averle abbandonate e lui progetta un nido temporaneo che doveva includere anche il fratello Raffaele, con il quale c’era un bellissimo legame.
Ben presto il nido di Massa si rivela però un errore. Pascoli lo capisce subito, si sente controllato, la gelosia delle sorelle lo limita persino nei suoi movimenti e nei suoi amori. Ogni tentativo di libertà e di avvicinamento del poeta verso altre donne, viene bloccato sul nascere, soprattutto per l’attaccamento viscerale di Maria nei confronti del fratello maggiore. Ecco perché quel nido che in un primo tempo poteva apparire foriero di serenità, si trasformerà pian piano in una convivenza sempre più difficile. Non certo per il fidanzamento di Ida, che Pascoli desiderava e che seguì come un padre per nove lunghi anni, fino alle nozze del 1895. Nei lunghi anni del fidanzamento di Ida, tra Massa e Livorno, le incomprensioni e l’insoddisfazione della sorella aumentavano sempre di più, tant’è che il poeta cercherà in tutti i modi di trovarle un marito che potesse renderla felice. Non solo, Pascoli voleva questo matrimonio anche per la sua utilità, in quanto il futuro marito avrebbe potuto tutelare il patrimonio materno delle sorelle che rischiava di essere intaccato dal cugino Emilio David di Sogliano.
Nell’estate del ‘95, quando finalmente Ida si fidanza con Salvatore Berti, il poeta, che si trovava per lavoro a Roma, viene assillato dalla sorella e dal futuro coniuge con richieste economiche per le nozze. Deve assolutamente rientrare per sancire i patti matrimoniali, è subissato da lettere quotidiane di entrambe le sorelle, dopo tutti i sacrifici affettivi e economici fatti per loro, si rende conto che forse ha sbagliato tutto. Le richieste da parte di Ida sono continue e sono date per scontato, con una freddezza che turba profondamente Pascoli: un mensile di 50 lire, il corredo, le nozze e, come se non bastasse, Berti si aspetta anche la capitalizzazione di quell’assegno mensile. Il poeta, arrabbiatissimo, si tutelerà con un atto legale in cui si impegna a garantire il mensile ma in cui precisa che non rinuncia ad avere una moglie e dei figli. E non partecipa alle nozze, la frattura è inevitabile. E non è un caso che pochi mesi dopo tenti il fidanzamento con Imelde Morri (primavera 1896), cercando di convincere anche l’altra sorella a farsi una sua famiglia. Purtroppo non ci riuscirà, ancora una volta a causa del laccio emotivo di Maria che «ne sarebbe morta».
Alla luce di queste lettere c’è qualche testo pascoliano che possiamo leggere sotto una luce differente?
Questo nuovo studio, unitamente alle ricerche degli ultimi anni che hanno svelato e documentato gli amori di Pascoli anche durante la convivenza tra Massa e Livorno con le sorelle, può certamente influire sulla rilettura di alcune liriche pascoliane. Citiamo tra i tanti componimenti, ad esempio, la lirica “All’Ida assente”, datata da Cesare Garboli al 1895, data delle nozze di Ida, nel suo volume “Trenta poesie famigliari” per avvalorare la tesi secondo la quale in questi versi il poeta «piange un addio definitivo»; in realtà, le carte Murari dell’Accademia Pascoliana, presentando una trascrizione autografa della poesia in una lettera del ‘93, confermano che il testo fosse invece riconducibile alle assenze di Ida temporanee a Sogliano, non certo al distacco definitivo da lei, sancito dalle nozze del 1895.
La stessa celebre raccolta poetica “Nelle nozze di Ida” pubblicata dall’editore Giusti nella stessa data del matrimonio, era poi stata ristampata da Maria Pascoli in “Limpido rivo” con una nota che precisava al lettore che l’opuscolo fosse stato pubblicato in «pochissime copie non commerciabili» per il troppo dolore dell’autore. In realtà scopriamo invece che Pascoli ne fece stampare cento copie inviate per lo più a amici e conoscenti, compresa la Regina.
Per non parlare poi di componimenti nei quali tradizionalmente la figura femminile viene sempre ricondotta a Ida, quando invece, alla luce dei nuovi studi, altre importanti donne possono aver ispirato alcune poesie, come nel caso de “L’amorosa giornata” in cui la fanciulla bionda potrebbe riferirsi alla giovane Barbara Papini di cui il poeta si innamorò a Massa. Celebri liriche come “Il gelsomino notturno”, ad esempio, possono essere rilette alla luce della nuova documentazione per comprendere meglio il desiderio dell’amore coniugale in Pascoli, amore che il poeta aveva conosciuto e soprattutto il sogno di avere figli, tematica che attraversa moltissime missive agli amici, come unica «felicità nuova» che dà senso alla vita dell’uomo.